Il cielo visto dal basso

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio.
E questo in particolare svolazza, un po' sù un pò giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.
Ambricourt
AnnaVercors
Aqua
Cara BeltÃ
Cittadella
Cultura Cattolica
CuoreDiPizza
Definitivo
DeLiberoArbitrio
Domenicale
Factum
Faramir
Gamblin-ramblin
Giona
Kattoliko
La filosofia di Orazio
Lo Spillo (ex Fenici)
Mascellaro
Monastero virtuale
Nihil alieno
Non prevalebunt
Pseudopensieri
Quidestveritas
Rockers Estinti
Sguardoleale
Socci
Sorvegliato Speciale
Storia Libera
StranaU
Sussidiario
To kalon
Upi
Vino e Mirra
Zaccheo
visitato *loading* volte
da Marzo 2005:
I-II-III-IV-V-VI-VII
La legge si è spinta fino al suo limite. Un cielo muto.
Ma c'è stato un momento in cui tutto è cambiato. Il cielo muto ha parlato, ed ha chiamato "Figlio" un uomo.
E questo uomo ha detto cose che non erano mai state dette prima. Che non solo non devi uccidere il tuo nemico, ma lo devi amare. Non solo che non devi reagire al male sterminando il tuo avversario o ricambiando occhio per occhio, ma che devi porgere l'altra guancia. Ha detto che lo stesso destino attende non solo chi uccide, ma chi pensa di uccidere. Non solo chi tradisce, ma chi in cuor suo pensa di tradire. Il pensiero è identico all'atto. Un atto maligno corrisponde ad un pensiero maligno. E dunque per cambiare il mondo, cambiare la legge del mondo, dobbiamo cambiare prima noi stessi.
E questo ha accompagnato ad una promessa: chi vive questo, chi ama, non solo vivrà in eterno in un cielo che nessuno può ancora vedere, ma vivrà cento volte meglio già su questa terra.
Chi ha detto queste cose è stato ammazzato. Dalla legge del leone, e la legge dell'uomo non è stata in grado di fermare ciò. Ma quell'uomo è risorto: perchè niente può trattenere la legge di Dio.
La pace è la promessa; cessa la legge dell'evoluzione, la legge del leone, del lupo e del cane. Cessa la legge dell'uomo, questa legge arida fatta di precetti e divieti e morale. Arriva un'altra legge, un'altra promessa.
E tutto cambia; tutto sta cambiando. I bambini giocano sotto i pini, tra gli aghi assassini. Ridono. Non è meraviglioso?

Ho sempre considerato fortunati i sacerdoti che possono celebrare quotidianamente la Messa. Mi ha quindi rattristato apprendere dal notevole blog di Sandro Magister che questa pratica non è universale come pensavo e, anzi, qualcuno teorizza pure il contrario.
C'è chi dice che accade quando si parte da se stessi, si privilegia la propria misura invece che quella di un Altro. Io direi che è ancora peggio, cioè non si ama più a sufficienza Cristo da volere incontrarlo ogni giorno.
E’ come quando non desideri più vedere la tua ragazza o moglie tutti i giorni. E’ sintomo che c’è qualcosa che tra voi non va; e che magari mediti di lasciarla.
Ma per chi, o per che cosa?

In un commento qualche giorno fa qualcuno chiedeva provocatoriamente dove sia scritto nel vangelo il veto alla fecondazione assistita. Il commentatore in questione deve evidentemente avere avuto una formazione musulmana o da fondamentalista protestante. Quel tipo di mentalità per cui se qualcosa non è scritto nel manuale non esiste.
Al lavoro ho un problema simile. Ad ogni release del nostro software, per ogni differente cliente, ci tocca rifare il libretto. C'è sempre qualcosa di nuovo, di imprevisto, da cambiare. Come fare ad essere aggiornati con le imprevedibili evoluzioni della vita?
Molto spesso preghiamo perchè qualcuno ci risolva i problemi. Che ci doni la ricchezza, che faccia girare la testa a quelle bona, che ci faccia superare l'esame, che ci dìa la salute. Anche questa è la mentalità del manuale, del Libro delle soluzioni. Mentalità vecchia. Infatti se fossimo vissuti duemila anni fa non ci sarebbe mai passato per il cervello di chiedere (a Dio, agli dèi o chi per essi) qualcosa di diverso.
Ma Dio ci ha sorpresi. Non ci ha dato un manualetto da consultare, una Parola da leggere. E' venuto di persona, a spiegarci come funziona l'Universo. Il libro, la Parola fatta carne. E, terminata la spiegazione, ha messo la mano sulla spalla al più appassionato di tutti (non al più attento, non al più intelligente, non al più colto) e gli ha detto: "OK, Peter, You are in charge".
Adesso tocca a te, Pietro. Non ti dò istruzioni per l'uso, già vecchie nel momento in cui sono scritte, ma gli strumenti per risolvere i problemi che si presenteranno, e una hot line con me per le emergenze.
In più una garanzia senza scadenza: chi vuole scassare tutto non prevarrà.

Attenzione! Grande Concorso! Segnalate il vostro post di Berlicche preferito nei commenti.
Mi parlavano di una persona che per lavoro era a contatto di grandi mali, quei mali che ripugnano all'anima, come un colpo allo stomaco.
E che diceva: Dio non c'è. Se no come potrebbe esistere questo disordine?
Ma nel mondo c'è ordine, tanto è vero che quando questo si rompe noi riconosciamo immediatamente questo disordine, questa rottura, riconosciamo il male.
Allora forse Dio è malvagio?
Ma se Dio è malvagio, allora il bene del mondo da dove arriva? Chi è che fa il bello? Perchè il bene c'è, se no potremmo lamentarci della sua mancanza. Chi lamenta solo il male distoglie la faccia dalla luce. Allora la domanda diventa piuttosto: perchè non impone il Suo ordine?
Ma se Dio impedisse ogni atto che non fosse benigno, dove finirebbe la nostra libertà?
Se invece Dio non esiste, allora le sofferenze, e il dolore, che pure ci sono, non hanno senso. Nessun senso. Quindi è inutile lamentarsi di esse, perchè accadono. Dobbiamo subirle tutte, e poi sparire nel buio della tomba dove prima o poi andremo. Anche il cielo stellato finirà.
Però prendiamo il caso che Dio esista, e che sia buono. Che per riscattare il male del mondo, per mostrarci che esiste qualcosa oltre si sia fatto uomo, e per questo sia morto in modo orrendo, ucciso da quegli stessi uomini che era venuto a salvare. Che questo suo sacrificio ci abbia redento. Che abbia dato un senso alla sofferenza. E annunciato la giustizia futura, quella che equilibrerà il dolore del mondo.
Già, perchè senza un Dio e una redenzione, chi ce lo leva il male? Il male, che prova che Dio c'è come il buio prova che esiste la luce.

Camminavo su per la Valle Stretta, in mezzo a pini e a prati azzurri di nontiscordardime. Davanti, una parete immensa turgida di rocce, una cascata immobile e ribollente di pietra. Guardandola era evidente che era oltre ogni misura umana; e ho pensato che di fronte ad essa non si può fare a meno di percepire la presenza di Dio, la sua mano potente, la bellezza della Sua creazione. Tanto che l'ho detto anche a chi saliva accanto a me: "Se Piergiorgio Odifreddi facesse meno tavole rotonde e venisse qui a camminare si rimangerebbe il suo ateismo."
Ma poi ci ho ripensato. Mi sono venuti in menti i dieci lebbrosi della parabola evangelica, che furono guariti da Gesù ma dei quali uno solo tornò indietro a buttarsi ai suoi piedi. E cosa c'è di più evidente di un miracolo sulla tua pelle? L'ateo impenitente davanti a questa montagna si affannerebbe a spiegarmi le equazioni matematiche che l'hanno plasmata, mi descriverebbe le forze geologiche che hanno innalzato queste cime. E io direi: "Sì, questo lo so anch'io, e mi spiega il come. Ma quello che non puoi spiegarmi, nè tu nè altri, è il perchè quella montagna c'è."

"Deve pagare". Quante volte l'abbiamo sentito dire, o l'abbiamo detto noi stessi.
"Il bastardo deve pagarla per...."
Ma pagare chi? Pagare cosa? Il termine implica che ogni nostra azione ha un costo, il male ha un costo. Che c'è un bilancio da mantenere. Un equilibrio di cui siamo a stento consapevoli e che probabilmente non sappiamo neanche definire.
Ma il conto su questa terra non torna. Troppo rimane da pagare, a certuni. Troppo dobbiamo noi stessi.
Se non ci fosse un luogo dove tutto il debito viene saldato vivremmo in un sistema fallimentare. Giustizia sarebbe un termine senza senso.
Sarebbe senza senso se non ci fosse qualcuno che paga i nostri debiti. I debiti che tutti lasciamo.
Qualcuno che ha pagato il prezzo più alto e che un giorno ci domanderà se ne siamo stati degni.

Bisogna avere pazienza con i bambini, estrema pazienza. Gli dici di fare qualcosa, tipo "vieni a mangiare" o "metti in ordine", e ti disobbediranno. Nel migliore dei casi ti diranno "Sì, adesso lo faccio" e...continueranno a giocare.
L'impulso sarebbe prenderli per le orecchie, somministrare un paio di scapaccioni, portarli di peso a fare il loro dovere. Non che talvolta non serva, ma una educazione consiste anche nello spiegare il senso di quello che si sta facendo, di quello che occorre fare. Bisogna parlare con linguaggio adeguato all'età, non pretendendo subito le cose difficili ma partendo dalle più semplici. Il bambino ha bisogno di sentirsi ripetere un ordine non una sola volta, ma parecchie; e solo crescendo, con il tempo, imparerà la lezione.
Prima di correre bisogna imparare a camminare: solo crescendo capirà, se gli sarà stato insegnato.
Questa esperienza, che credo comune alla maggior parte dei genitori, mi fa capire meglio uno dei motivi per cui il Dio dei cristiani e degli ebrei si distingue da quelli degli altri popoli.
Altrove gli uomini sono per gli dèi solo trastulli o servi. Per le religioni orientali la divinità è una non-entità, non può insegnare niente.
Nella Bibbia invece Dio è Padre. Un Padre che alleva i figli mediante una sua pedagogia. Figli spesso ribelli, incostanti, presuntuosi, che rinnegano gli insegnamenti e corrono a divertirsi appena possibile. Quando questo accade le conseguenze sono funeste, si mettono nei guai. Ma, una volta tirati fuori, dimenticano in fretta le promesse fatte e ripiombano negli stessi errori.
Mi ha sempre commosso questo brano del profeta Osea:
Quando Israele era giovinetto,
io l'ho amato
e dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
Ma più li chiamavo,
più si allontanavano da me;
immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano incensi.
Ad Efraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano,
ma essi non compresero
che avevo cura di loro.
Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d'amore;
ero per loro
come chi solleva un bimbo alla sua guancia;
mi chinavo su di lui
per dargli da mangiare. (...)
Il mio popolo è duro a convertirsi:
chiamato a guardare in alto
nessuno sa sollevare lo sguardo.
Come potrei abbandonarti, Efraim,
come consegnarti ad altri, Israele? (...)
Il mio cuore si commuove dentro di me,
il mio intimo freme di compassione.
Da quel popolo duro, ostinato, e capace di gesti raccapriccianti con pazienza infinita e una pedagogia durata millenni Dio ha tratto noi.
Bimbi ancora disobbidienti ma che, poco per volta, cominciano a capire un poco la Sua lezione d'amore.
![]()
Mi ha colpito come significativo un dato che ho appreso da letture recenti, le altissime percentuali di ebrei presenti nelle città dell'impero romano nei primi secoli. Di primo acchito mi sembravano non realistiche. Un popolo così piccolo che contava per il 10-15% o anche più?
Dopo un po' di indagini una delle ragioni è diventata chiara. La mancanza, tra i popoli ospitanti, di famiglie numerose.
I greco-romani avevano pochi figli. I bambini, prima dell'età pubere, non avevano alcun diritto ed erano totalmente sottomessi alla volontà dei genitori, che potevano sopprimerli senza incorrere in nessun tipo di pena.
Intorno al 140 a.C. lo storico greco Polibio si lamentava che "nel nostro tempo tutta la Grecia ha conosciuto una scarsità di bambini e una generale decadenza della popolazione... perché la passione per gli spettacoli, per il denaro e per i piaceri di una vita oziosa ha pervertito i nostri uomini".
Spesso le prime vittime della cultura antinatalista erano le bambine. Nell’antica Grecia era un fatto raro, persino tra le famiglie più ricche, allevare più di una figlia. Un’iscrizione del secondo secolo d.C trovata a Delfi rivela che, su un campione di seicento famiglie, solo una su cento aveva due figlie.
Diffusissimo era l'aborto e l'infanticidio. A volte legato a pratiche magico-religiose come nelle città fenicie, ma più spesso solo per disfarsi di quelli che erano visti come fastidi.
Minucio Felice scrive, nel II secolo: "io vedo esporre alle fiere e agli uccelli di rapina i figli che avete procreato oppure eliminarli dopo averli strangolati, con un miserevole genere di morte"
L’orientamento fortemente favorevole alla famiglia e ai figli degli ebrei e dei cristiani, invece, li distingueva nettamente dalle altre popolazioni antiche. Non a caso lo storico romano Tacito deprecava gli ebrei per la loro singolare opposizione all’infanticidio: "Tra di loro è un crimine uccidere un neonato, ed è strana la passione con cui propagano la loro razza".
I cristiani non solo avevano famiglie più numerose, ma spesso adottavano i bambini abbandonati, che a leggere le testimonianze dovevano essere davvero numerosi. Nella Lettera a Diogneto (II secolo) si legge: "I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti (...) Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati."
Sono la misericordia e l'amore cristiani, quindi, che provocano quel vantaggio demografico che nel tempo sarà concausa della sparizione del paganesimo. Il quale era troppo egoista e pieno di sè per capire il senso della frase di Cristo "Lasciate che i fanciulli vengano a me"; e, poichè dava nessun valore ai piccoli, incapace di comprendere l'invito a ridiventare come bambini.
Il tempo corre e noi lo rincorriamo. Ma avere il cuore per sempre giovane, forever young...difficilmente ce lo diamo da soli. Occorre un incontro con qualcuno che ti mostri come, oltre le quattro mura in cui di solito lo teniamo rinchiuso, esista qualcosa di più vasto; e che gli ideali bisogna viverli, e lottare perchè si realizzino prima che ti si avvizziscano nel cuore.
E per capire il modo giusto di fare ciò può tornare utile questo brano del bel discorso che a Genova il Papa ha rivolto ai giovani:
Vi ringrazio per quell’entusiasmo che deve sempre caratterizzare la vostra anima non solo negli anni giovanili, pieni di aspettative e di sogni, ma sempre, anche quando gli anni della giovinezza saranno passati e sarete chiamati a vivere altre stagioni. Ma nel cuore dobbiamo tutti rimanere giovani! E’ bello essere giovani ed oggi tutti vogliono essere giovani, rimanere giovani, e si mascherano da giovani, anche se il tempo della giovinezza è passato, visibilmente passato.
E mi domando – ho riflettuto – perché è bello essere giovani? Perché il sogno della perenne giovinezza? Mi sembra che ci siano due elementi determinanti. La gioventù ha ancora tutto il futuro davanti a sé, tutto è futuro, tempo di speranza. Il futuro è pieno di promesse. Ad essere sinceri, dobbiamo dire che per molti il futuro è anche oscuro, pieno di minacce. Non si sa: troverò un posto di lavoro? Troverò una casa? Troverò l’amore? Che sarà il mio vero futuro? E davanti a queste minacce, il futuro può anche apparire come un grande vuoto. Perciò oggi, non pochi vogliono arrestare il tempo, per paura di un futuro nel vuoto. Vogliono subito consumare tutte le bellezze della vita.
E così l’olio nella lampada è consumato, quando comincerebbe la vita. Perciò è importante scegliere le vere promesse, che aprono al futuro, anche con rinunce. Chi ha scelto Dio, ancora nella vecchiaia ha un futuro senza fine e senza minacce davanti a sé. Quindi, è importante scegliere bene, non distruggere il futuro.
E la prima scelta fondamentale deve essere Dio, Dio rivelatosi nel Figlio Gesù Cristo, e nella luce di questa scelta, che ci offre allo stesso tempo una compagnia nel cammino, una compagnia affidabile che non mi lascia mai, nella luce di questa scelta si trovano i criteri per le altre scelte necessarie.
E' questo che ci farà morire giovani, anche oltre i cent'anni di età.

Il Signor Battle (...) non aveva mai preteso di capire tutto il chiasso che preti e pastori facevano intorno a questioni che, a suo avviso, era meglio lasciar perdere. Ottima cosa, la religione, quando si limitava a curare la conservazione delle vecchie cattedrali, a unire in matrimonio i giovani e seppellire i morti; ma se appena tentava d'impedirti di far l'amore quando e con chi ti piaceva, se cominciava a pretendere di esser vera...
Bruce Marshall, il Miracolo di Padre Malachia
Tutto qui lo scandalo del cristianesimo. Pretende di essere vero, come due e due fanno quattro.
Mentre sarebbe tanto comodo se non lo fosse. Come sarebbe bello che due e due facesse cinque!

E non state contenti alle piccole cose, perocchè Egli le vuole grandi.
Caterina da Siena
Questa è la frase che mi è venuta in mente sabato sera ascoltando Cleusa Ramos e Marcos Zerbini.
Certe volte capita che gli idealisti, gli utopisti parlino con sicurezza di quello che dovrebbe fare l'uomo - aiutare tutti, amare tutti: una cosa che ha fatto tremare i polsi anche ai più grandi santi di Dio, che l'uomo concreto invece lo conoscevano bene.
Ma è quello che ha mosso i due amici brasiliani di cui sopra, che hanno cominciato venticinque anni fa a rispondere ad una necessità concreta - dare una casa a chi non ce l'ha.
Con una modalità, se vogliamo, innovativa: non occupare, prendere con la forza: ma risparmiare, acquistare, e da lì costruire. Così è nato a San Paolo il movimento dei Senza Terra.
In questa maniera 18000 famiglie hanno avuto il loro tetto. E scuole, e servizi, perchè le necessità non si arrestano ai soli muri.
Ma, come ci ha raccontato Cleusa, "C'erano le case, c'erano le scuole, la luce, ma non vedevo la gente felice. Pensavo che una volta che avessero ottenuto le case sarebbero stati felici. Ma costruivano tra loro mura sempre più alte.
Ero triste, pensavo di smettere tutto. Ma da piccola ho sempre pregato "Signore, mostrami la strada"..."
Poi l'incontro con un giovane medico del movimento di Comunione e Liberazione. E l'indicazione arriva.
"La tristezza era presente perchè pensavamo che toccasse a noi fare tutto. La prima cosa che abbiamo imparato è che a noi tocca dire sì, il resto spetta a Cristo. Quando abbiamo imparato che le facevamo queste cose non per le persone, ma per Cristo è come se la più grande allegria del mondo ci fosse arrivata addosso."
E, rivolgendosi a noi: "Non vi rendete conto di quello che avete incontrato: noi sì, era tutta la vita che l'aspettavamo."
Questa donna dal volto indio piccola, grassa, con la quarta elementare, che piangeva mentre l'applaudivamo, dall'umanità immensa, adesso è riuscita a far sì che migliaia di ragazzi della sua gente potessero studiare in università, ottenendo spazi per loro là dove non ce n'erano.
Non insegnamo con la parola, insegnamo con l'esempio. Guardiamo e facciamoci guardare.

E' fantastico, straordinario, entusiasmante il discorso che Benedetto XVI ha fatto davanti all'Assemblea dell'ONU lo scorso 18 Aprile. Sono parole che viaggiano mille miglia sopra le grettezze delle circostanze ma che permettono di giudicarle con viso sereno e animo retto.
Cercherò di ricapitolarne i punti salienti, sebbene sia tutto di tale intensità e profondità e bellezza da renderlo difficile.
Il Pontefice ha esordito ricordando che i popoli attendono che l'ONU sia una famiglia armoniosa di Nazioni, una casa comune.
Gli Stati hanno dato vita ad obiettivi universali che, pur non essendo la totalità del bene comune, ne fanno parte. Per venire incontro alle giuste aspirazioni dei popoli ci si impone delle regole vincolanti.
Per la Santa Sede ciò è buono quando è ispirato e governato dal principio di sussidiarietà - cioè aiutare e sostenere quanto è giusto senza imporlo dall'alto - ma non può essere subordinato all'interesse o al veto di pochi. Occorre che "tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino una prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e nella promozione della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta."
Ma attenzione: "è necessario riconoscere il superiore ruolo che giocano le regole e le strutture intrinsecamente ordinate a promuovere il bene comune, e pertanto a difendere la libertà umana. Tali regole non limitano la libertà; al contrario, la promuovono, quando proibiscono comportamenti e atti che operano contro il bene comune, ne ostacolano l’effettivo esercizio e perciò compromettono la dignità di ogni persona umana. Nel nome della libertà deve esserci una correlazione fra diritti e doveri, con cui ogni persona è chiamata ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte, fatte in conseguenza dell’entrata in rapporto con gli altri."
Tanto per nominare una di queste strutture: la famiglia.
Da notare come il Papa ritorni sul concetto di dovere e sul bene comune. Senza questi ogni consesso di nazioni diventa un arraffa, mangia e imponi al servizio dei più forti. E questo è evidente nell'uso della scienza, quando questa pretende di "violare l’ordine della creazione". Ma "Questo non richiede mai una scelta da farsi tra scienza ed etica: piuttosto si tratta di adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici."
Poi richiama il principio della responsabilità di proteggere. Ovvero, "se gli Stati non sono in grado di garantire protezione (...), la comunità internazionale deve intervenire"; "è l’indifferenza o la mancanza di intervento che recano danno reale."
Insomma, grande potere esige grande responsabilità. Particolarmente interessante il passo seguente:
Il principio della “responsabilità di proteggere” era considerato dall’antico ius gentium quale fondamento di ogni azione intrapresa dai governanti nei confronti dei governati: nel tempo in cui il concetto di Stati nazionali sovrani si stava sviluppando, il frate domenicano Francisco de Vitoria, a ragione considerato precursore dell’idea delle Nazioni Unite, aveva descritto tale responsabilità come un aspetto della ragione naturale condivisa da tutte le Nazioni, e come il risultato di un ordine internazionale il cui compito era di regolare i rapporti fra i popoli. Ora, come allora, tale principio deve invocare l’idea della persona quale immagine del Creatore, il desiderio di una assoluta ed essenziale libertà. La fondazione delle Nazioni Unite, come sappiamo, coincise con il profondo sdegno sperimentato dall’umanità quando fu abbandonato il riferimento al significato della trascendenza e della ragione naturale, e conseguentemente furono gravemente violate la libertà e la dignità dell’uomo. Quando ciò accade, sono minacciati i fondamenti oggettivi dei valori che ispirano e governano l’ordine internazionale e sono minati alla base quei principi cogenti ed inviolabili formulati e consolidati dalle Nazioni Unite. Quando si è di fronte a nuove ed insistenti sfide, è un errore ritornare indietro ad un approccio pragmatico, limitato a determinare “un terreno comune”, minimale nei contenuti e debole nei suoi effetti.
Benedetto pone come fondamento delle Nazioni Unite la legge naturale e la persona quale immagine di Dio, e dice che i guai cominciano quando si sceglie di ignorare questo. E' un richiamo fortissimo e devastante contro la concezione puramente materiale dell'essere umano e del cosmo, che evidenzia essere inefficace e inconcludente. E lo ribadisce ancora:
"È evidente, tuttavia, che i diritti riconosciuti e delineati nella Dichiarazione si applicano ad ognuno in virtù della comune origine della persona, la quale rimane il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia. Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l’interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti. Non si deve tuttavia permettere che tale ampia varietà di punti di vista oscuri il fatto che non solo i diritti sono universali, ma lo è anche la persona umana, soggetto di questi diritti."
Ma chi ha il coraggio, Papa a parte, di dire queste cose? Di difendere così la persona, cioè me, cioè te?
Qual'è però il rischio? Che qualcuno stacchi i diritti umani dalla loro fonte, così da strumentalizzarli:
Tuttavia il bene comune che i diritti umani aiutano a raggiungere non si può realizzare semplicemente con l’applicazione di procedure corrette e neppure mediante un semplice equilibrio fra diritti contrastanti. (...) Oggi però occorre raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione e di comprometterne l’intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari. (...)
L’esperienza ci insegna che spesso la legalità prevale sulla giustizia quando l’insistenza sui diritti umani li fa apparire come l’esclusivo risultato di provvedimenti legislativi o di decisioni normative prese dalle varie agenzie di coloro che sono al potere. Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale, che è il loro fondamento e scopo. Al contrario, la Dichiarazione Universale ha rafforzato la convinzione che il rispetto dei diritti umani è radicato principalmente nella giustizia che non cambia, sulla quale si basa anche la forza vincolante delle proclamazioni internazionali.
Coloro che ad esempio negano la trascendenza, o il valore della religione, vanno in questo senso:
Il rifiuto di riconoscere il contributo alla società che è radicato nella dimensione religiosa e nella ricerca dell’Assoluto – per sua stessa natura, espressione della comunione fra persone – privilegerebbe indubbiamente un approccio individualistico e frammenterebbe l’unità della persona.
Come dice il Papa nell'Enciclica Spe salvi, “la sempre nuova faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane è compito di ogni generazione”.
E' per dire queste cose il Papa è stato all'ONU; per ribadire, come il suo grido conclusivo, "Pace e prosperità con l'aiuto di Dio!"
PS: E' indicativo che qualcuno abbia banalizzato sulla stampa il messaggio del Papa come "I diritti dell'uomo diventano deboli se perdono il loro radicamento nell'etica". Ma quale etica!

Sai, bimbo mio, non ci pensiamo mai, non ce ne rendiamo neanche conto. Invochiamo il miracolo, vocianti, e non ci accorgiamo del miracolo più grande che ogni giorno avviene.
Noi adulti chiediamo "Dov'è Dio" e non ci rendiamo conto della sua presenza costante. Vorremo vederlo, e non pensiamo che accade in continuazione.
Ogni giorno, nella splendida cattedrale come nello squallido tugurio, qualcuno ricorda che Dio è venuto sulla Terra, ed ha chiesto ai suoi amici di rammentarsi di Lui.
Ogni giorno, nella grande metropoli e nel deserto, gli amici degli amici che aveva fanno memoria di quel giorno e mantengono la loro parte di promessa.
Ogni giorno, da settecentomila giorni, Dio mantiene la sua parte di promessa. Il pane diventa Lui, quel pane è Lui.
In fondo però non siamo convinti che sia possibile. In fondo pensiamo che quello sia solo un pezzo di crosta secca, da prendere con indifferenza e mani sporche e trangugiare in fretta. Il biglietto da pagare.
Non è una fantasia, bambino mio, che già non sei più bambino. C'è veramente Dio in quello che mangerai. Un Dio che è stato piccolo come te, che rideva e scherzava e che noi abbiamo ucciso. Anche tu, qualche volta. Il sangue è stato versato. Quella carne è morta.
Ma poi è risorta. Perchè avessimo un posto dove tornare. Perchè ci ricordassimo di avere un posto dove tornare, ed aiutarci a costruire quella casa.
Questo è il miracolo: che noi, piccoli uomini, bambini sciocchi, siamo accompagnati e perdonati ogni giorno. Finchè quel pane diventerà Dio, e noi ci ricorderemo di Lui.

I cieli piangono, e l'umido entra fino dentro le ossa.
In questo scorcio d'anno sono stato a tanti, troppi funerali. Ieri il mio vicino di casa, mio coetaneo, che conoscevo fin da ragazzo, è stato falciato da un'auto pirata. Come siamo fragili, come è facile lasciare interrotte le cose che facciamo, la nostra vita.
Queste parole le ho trovate in rete qualche tempo fa:
E adesso mi trovo qui...di nuovo da sola...e non riesco più a smettere di piangere...
Se almeno credessi in qualcosa potrei aggrapparmi alla fede...
Potrei pensare che mia zia e il mio cane adesso sono insieme felici da qualche parte...
Invece sono completamente atea, e non c'è niente che mi possa consolare in questo momento...
Stavo già male prima...adesso è 100mila volte peggio...
Anche chi non crede davanti al mistero della morte, della sparizione di sè, capisce che è assurdo che tutto finisca in niente. Se nulla siamo e il nulla è il nostro destino allora non siamo che erba che secca, pezzi di carne soli, ed è inutile e assurdo il nostro affannarsi nelle cose.
Niente ci può consolare se non c'è un Consolatore. E nessuno può consolarci se non sa cosa vuol dire la morte, se non può prometterci una resurrezione.
Nessuno può dirci "Non piangere" se non ci ama.
Cosa può domandare il raccolto, se non che il mietitore se ne curi?

Non penso che mio figlio leggerà queste parole ancora per molto tempo, ma le voglio scrivere lo stesso. Perchè quando le troverà possa capire un po' meglio cose che io ho compreso solo dopo tanta fatica, dopo avere sbagliato e sbagliato ancora.
Oggi mio figlio fa la sua prima confessione. Per capire cosa vuol dire pentirsi dei propri peccati bisogna avere una chiara immagine di cosa si è e cosa si dovrebbe essere. Condizione che difficilmente si riscontra nella giovinezza, salvo casi e momenti particolari.
Normalmente noi viviamo inconsapevoli del fatto che siamo un puntolino di materia che si arrabatta su un pianeta periferico ai margini di una piccola galassia. Un fragile sacco di visceri, e chi ha visto la morte sa cosa intendo. Ci crediamo i re del creato, immortali, eterni, incompresi nella nostra grandezza da quanti ci circondano. E agiamo di conseguenza.
La Chiesa chiama questa nostra assurda convinzione, mille volte smentita dall'evidenza dei fatti, "peccato originale". Volere essere come Dio, pensare di essere come Dio.
Questa folle idea di grandezza ci fa vivere male, e fa vivere male coloro che ci circondano, come tanti re su un'unica collina. Quando la realtà è distante da quanto crediamo, saltare da una all'altro è impegnativo, e spesso ci si ferisce atterrando.
E' questo il peccato: mancare di realismo. Pentirsi è accorgersene, e capire che esiste solo una strada per smettere di infliggersi e infliggere dolore: essere quello che si è, che si deve essere.
Fino a qui può arrivarci anche uno che non crede in Dio. Con difficoltà, perchè è arduo comprendere di essere piccoli se non si pensa che esista qualcuno di più grande.
Ma c'è una cosa che da soli non si può. Perdonarsi. Per il male fatto, agli altri e a noi; per il bene non fatto, agli altri e a noi.
Il perdono da noi non ce lo possiamo dare. Lo può dare solo chi della realtà è Signore.
Perchè sì, siamo puntolini di materia, ma puntolini che sono stati voluti, creati, amati. Se non fosse così il peso di quello che siamo, o non siamo, ci schiaccerebbe.
Siamo puntolini capaci di infinito, bisognosi di infinito, e su cui l'infinito si è chinato e si china. Per accarezzarci, e dirci che si può ricominciare.

La Grazia, non l'avevo mai capita. Questa cosa misteriosa, senza cui non puoi salvarti. Me la visualizzavo come una sorta di scarica elettrica, o il raggio di luce che illumina i Blues Brothers nell'omonimo film.
Quanto sbagliavo.
La Grazia è qualcosa di assolutamente concreto.
La Grazia è la possibilità che ti viene data ogni giorno di ricominciare. Gratuitamente, appunto, senza che tu te la meriti. La parola di una persona che conosci, o non conosci affatto. Un sorriso. Un albero nella nebbia. Un libro. Il rumore del mare, una morte, tua figlia, il vento. Ma soprattutto quelli che magari non conosci, ma che hanno a cuore la tua vita. La Grazia è un avvenimento imprevisto che ti smuove e che ti muove, e che hai solo da accettare per quello che è, senza mettere di mezzo quello che pensi dovrebbe essere.
La Grazia sono gli amici.

Ho atteso invano stamattina che il giornale radio della terza rete RAI desse la notizia della morte di Chiara Lubich, fondatrice dei Focolarini, stamattina. Erano troppo occupati a s-parlare di Berlusconi.
Io, da parte mia, mi domandavo se in fondo questo non sia indicativo del metodo cristiano, del metodo di Chiara. O di Giussani, o di Escrivà, o Benzi, o di uno dei tanti fondatori che hanno cambiato il modo di vedere il cristianesimo oggi. Gente che certamente non poteva prevedere, quando ha cominciato, dove sarebbe finita quell'intuizione iniziale. Gente che ha reso più umano il mondo non con la forza ma con un incontro, con il far vedere, intravedere una vita più degna, più libera, più bella, una vita che valga la pena vivere. Per chi la voglia seguire.
Un incontro comunicato, passato come un contagio. Non con la forza di un talk show, di un partito, di un reality o di un radiogiornale. Perchè queste cose non fanno cambiare: ed essere cristiano finisce per essere come dire "ho i pantaloni grigi", e se fossero neri sarebbe lo stesso.
Se non fa cambiare, Cristo è solo un nome o una etichetta; solo se ti fa dare un giudizio sulla realtà, su te stesso non rimane puro nome. Se non diventa giudizio marcisce, non genera quella vita migliore; non ce la salva, la vita.
Ogni uomo muore. Non tutti hanno realmente vissuto. Chiara ha vissuto, e fatto vivere.
Se volete mettere alla prova la vostra fede, leggete la storia della Chiesa.
Ai papi terribili del secolo X succedono i papi tremendi del secolo XI. Che Dio ci scampi da quelli del XV. E ancora non si era (forse) ancora toccato il fondo. Non che il resto della cristianità stesse meglio.
A S.Ignazio di Loyola consigliano di evitare di andare a Roma, se vuole conservarsi credente. A Martin Lutero non fanno lo stesso favore, questi vi si reca e poi succede quel che succede.
Le varie leggende nere che in questa serie di post ho cercato di smitizzare sono, appunto, leggende. Esagerazioni dei fatti, distorsioni, spesso vere e proprie consapevoli menzogne. Ciò non vuol dire che i componenti della Chiesa siano stati sempre tutti santi, limpidi, onesti e puri. Non per niente Padre Dante ci riempie mezzo inferno.
Quando Costantino legalizza la Chiesa, in apparenza sta facendole un gran favore. In pratica, cinque minuti dopo i soliti furbastri capiscono che i soldi che Costantino non darà più ai templi pagani a qualcun altro andranno. E improvvisamente i "convertiti" fioccano.
Come si fa a distinguere l'opportunista dal credente sincero? Come si fa a dividere chi cerca il potere da chi fa l'Opera di Dio? Come si fa a separare il buono dal malvagio? Come si fa, quando dentro noi per primi si svolge in permanenza lo stesso combattimento?
Nel corso di duemila anni la Chiesa è caduta molte volte e molte volte si è risollevata. Qualsiasi altra struttura umana così tante volte in mano a persone corrotte e immorali, squassata da divisioni e immobilismi, sempre sull'orlo di venire ingoiata dal potente di turno, sarebbe caduta. Si sarebbe disfatta, dimenticata, come è successo ad ogni altra realtà storica. Ma non è successo a lei, la Santa. La cui sostanza va oltre gli uomini di cui pur è fatta.
E' ancora qui, che fa quello per cui è stata fondata, e che non ha mai smesso di fare pur nelle ore più buie: portare nel mondo la memoria di Cristo. Coloro che, credendosi migliori, se ne sono andati, si sono persi.
Sì, leggete la storia della Chiesa. Ne rimarrete stupiti. Se non l'hanno affondata i cristiani, la navicella di Pietro non affonderà mai. E le porte degli inferi non prevarranno.

Prendendo ispirazione (e non solo) da bizblog, ho messo su un quizzetto veloce sulle "leggende nere" della storia della Chiesa. Non vale andare in rete...rispondete di botto, e poi confrontate le risposte al fondo.
Delle tre risposte alle seguenti domande, solo una è giusta. Dica il candidato quale.
1. Chi era Costantino il Grande?
a) Era il Papa che indisse il concilio di Nicea, nel quale fu deciso a maggioranza il fatto che Cristo era il Figlio di Dio
b) Era l’Imperatore che adottò il cristianesimo come religione ufficiale dell’Impero, bandendo il culto di Giove e degli altri dèi.
c) Era un Imperatore che stabilì libertà di culto per il cristianesimo ma che si fece battezzare solo sul letto di morte
2. Ai tempi del Concilio di Nicea…
a) C’erano oltre ottanta Vangeli diversi, tra i quali ne vennero scelti arbitrariamente quattro come ufficiali
b) Non era stato scritto ancora alcun Vangelo. Fu proprio nel corso del Concilio (325 d.C.) che fu deciso di dare forma scritta alle tradizioni orali preesistenti.
c) Esisteva una solida tradizione che identificava i quattro Vangeli canonici.
3. Quando furono scritti i primi Vangeli?
a) Furono scritti in aramaico entro pochissimo tempo dalla morte di Gesù. Ci sono prove filologiche e papiri risalenti a non più di 35 anni da quella data.
b) Sono prodotti tardivi delle comunità cristiane, redatte alla fine del II secolo e basati su una tradizione orale. Le prime prove archeologiche risalgono al 190 d.C. circa (papiro di Alessandria)
c) Furono scritti all’indomani del concilio di Nicea su richiesta di Costantino, in greco prima e poi tradotti in latino.
4. La donna, per i cristiani del medioevo…
a) non aveva l’anima, o almeno la cosa era in forte dubbio. Fu solo il Concilio di Mâcon a stabilire che anche la donna possedeva un’anima immortale.
b) era tenuta altamente in considerazione, tanto che si dà il caso di badesse che comandavano su conventi maschili.
c) Doveva rimanere sottomessa e soggiogata, e tale rimase fino all’illuminismo (sec.XVII)
5. Come nacquero le crociate?
a) Furono un fenomeno imperialista che mirava a soggiogare o distruggere le pacifiche popolazioni musulmane del Medio Oriente
b) Nacquero come risposta al blocco della Terra Santa da parte dei musulmani e alle scorrerie che devastavano le coste del Mediterraneo
c) Non sono mai realmente esistite.
6. Quante furono le condanne a morte seguite a processi dell'Inquisizione?
a) Per l'inquisizione medioevale circa dell'1% dei processi. Per l'inquisizione spagnola è stato calcolato una percentuale di condanne nel periodo 1540-1700 dell'1,83%, e 500 esecuzioni; in quella romana 97 in tutto in tre secoli. In tutto circa mille persone.
b) Circa 80.000 persone fino al 1826, con una percentuale di condanne del 43% per l'inquisizione spagnola.
c) Furono bruciati circa 8 milioni di persone, tra cui due milioni di streghe e un milione di ebrei.
7. Cosa introdusse l'inquisizione nei processi medioevali?
a) la tortura della ruota
b) l'avvocato difensore
c) il rogo
8. Nella colonizzazione dell’America…
a) La Chiesa fino al XVII secolo giustificò la schiavizzazione degli Indios, asserendo che non avevano anima, e autorizzò la soppressione di quanti non si convertivano ricorrendo all'Inquisizione.
b) Si disinteressò della questione indigena, operando solo tra gli spagnoli; fino al XVIII secolo agirono solo pochi missionari gesuiti.
c) Proibì, anche tramite bolle ed encicliche, ogni schiavizzazione degli indios fin dal primo momento, e promosse il cristianesimo che subentrò con grande successo ai cruenti riti locali.
9. Il papa Urbano VIII (Maffeo Barberini), pontefice all'epoca del processo a Galileo...
a) era un vecchio amico di Galileo e uomo colto e aggiornato in fatto di scienza
b) era un vecchio nemico di Galileo (che disprezzava in quanto insegnava in Università), e riteneva la nuova scienza inferiore alla magia
c) era un oscurantista dedito alla persecuzione di scienziati, maghi e uomini di cultura in genere.
10. Durante il processo Galileo
a) fu torturato a lungo fino all'abiura
b) non fece nemmeno un giorno di prigione, nè subì alcuna tortura
c) fece circa 3 mesi di prigione a Castel Sant'Angelo
11. Quali furono le condizioni poste dagli inquisitori a Galileo?
a) Galileo avrebbe potuto sostenere l'eliocentrismo ma specificando che si trattava di una teoria non ancora dimostrata dai fatti
b) Galileo avrebbe dovuto sostenere che il sole girava intorno alla terra
c) A Galileo sarebbe stato vietato di guardare il cielo col cannocchiale, essendo il cannocchiale opera del demonio. Doveva inoltre dire 3 Paternoster e 4 Ave Maria tutte le mattine
12. La teoria eliocentrica ai tempi di Galileo
a) era già effettivamente dimostrabile da dati di fatto, come del resto Galileo fece al processo
b) non aveva ancora prove definitive e del resto Galileo non fu in grado di produrle al processo
c) era di dominio pubblico presso sette segrete
RISPOSTE:
Evidenziare qui sotto per leggere le risposte. Dato che oggi siamo lunghi ogni risposta sarà discussa e giustificata per esteso nei prossimi post.
1. c - Note
2. c - Note
3. a - Note
4. b - Note
5. b - Note
6. a - Note
7. b - Note
8. c
9. a
10. b
11. a
12. b
![]()
Un appunto supplementare sulla "galleria di diavoli" con cui vi ho tenuto compagnia nei giorni passati.
Forse qualcuno potrà tentare di archiviarli come simpatico divertimento teorico, come mezzo di introspezione, come archetipi di concezioni più o meno errate di condurre un blog.
Col cavolo. Vorrei poterli chiamare finzioni.
Io faccio un mestiere pericoloso, qui sulla rete. Magari qualcuno di voi riderà, ma le presenze su cui scherzo forse non avranno quei nomi, quell'aspetto, però sono tremendamente reali e attive.
Proprio in occasione dell'incontro in cui ho tenuto la relazione di cui sopra hanno tentato, più e più volte, di metterci la coda.
Qualcuno potrà etichettarle come sfortune, come coincidenze, e riderci sopra. Può darsi che lo siano, chiaro. Il fatto che parecchi dei partecipanti abbiano incontrato contrattempi di ogni sorta e specie non è certamente un fatto conclusivo se non per gli studiosi di statistica.
Nel mio caso vi posso dire che gli inconvenienti hanno compreso tra il resto misteriosi guasti all'automobile, draghi verdi nello stomaco, guai imprevisti e gravi al lavoro che minacciavano di costringermi in ufficio; una volta partiti tormente di neve, pioggia torrenziale, autostrade chiuse. Ad un dato momento mi ricordo di avere distintamente pensato: qui c'è qualcuno che sta cercando con tutti i mezzi di impedirci di partecipare. Manca solo che tenti di ammazzarci...
Detto, fatto. Mentre la macchina girava e sbatteva e girava di nuovo non ho avuto paura, neanche un po'. Forse, anzi, un certo sollievo che tutto sommato non ci fosse andato troppo pesante. E poi l'attesa sotto il diluvio, la polizia, il carro attrezzi che ci riporta indietro di un bel pezzo, l'officina in mezzo al nulla. C'erano tutti gli estremi per rinunciare.
Però non l'abbiamo fatto. E dopo, una volta terminato tutto, due cose sono state chiare: la prima, è che il demonio aveva ragione di temere che ci incontrassimo, data la messe di grazia che ne è sprizzata; e la seconda che il diavolo può tentarti, può metterti i bastoni tra le ruote, può bersagliarti con ogni genere di sfighe ma non può scegliere al posto tuo. Non gli è dato il potere di impedirti di prendere una decisione, può ostacolarti ma non può toglierti la libertà. Quella alla fine è tua; una coda può farti inciampare, ma con l'aiuto della Grazia ci si riesce sempre a rialzare.

Le chiese orientali festeggiano l'Epifania più del Natale.
Il Natale è il momento in cui il Verbo, Dio, viene sulla Terra; ma il solo fatto di esserci non basta. Perchè se fosse venuto e fosse rimasto nascosto, se non avesse mai avuto una vita pubblica allora tutto sarebbe rimasto come prima. Per potere avere consapevolezza di qualcosa occorre che quella cosa si manifesti, diventi un fatto incontrabile. Epifania significa proprio questo: manifestazione. Il momento in cui il Dio bambino è pubblicamente riconosciuto per quello che è, cioè l'intoccabile che si può afferrare, baciare, adorare.
Il momento che davvero conta.
Rendersi incontrabile però è inutile se non andiamo all'appuntamento; e se, pur essendoci stati, non fa scattare in noi un cambiamento. E', se cambia: se tutto per noi, dopo, rimane uguale, allora non serve, è stato un giro a vuoto.
E' come imbattersi nell'amore della tua vita. Guardi quella persona e sai, o intuisci; e capisci che anche per lei è così. Puoi decidere di tornare a casa, metterti sotto le coperte, non pensarci più. Dire: ho di meglio da fare. Dire: la mia vita è un'altra. Per paura, per pigrizia, per orgoglio. Dire: non ti darò il mio dono.
Ma la tua vita, quella che potrebbe essere la tua nuova vita, ti si è manifestata. Il tuo prezioso tesoro, quello che tenevi da parte, il tuo oro, il tuo incenso, la tua mirra sono pacchi ingombranti e forse non così importanti.
E ora sono qui, davanti alla tastiera, che mi chiedo: quale sarà il mio dono?

Quante infinite possibilità in un bambino. Tu lo guardi e ti senti invadere di tenerezza per tutto quello che non è ancora e che sarà. Un bambino sono infinite scelte in un corpicino indifeso. Un bambino è una molla carica di infinito, che non può nulla e tutto può essere.
Anche la persona più malvagia della Terra un tempo è stato un bambino, così come lo è stato la Salvezza del mondo. La molla che è ogni bambino ticchetta piano, e si svolge verso ogni sua scelta, quale sarà il suo destino.
Guardando quel bambino di duemila anni fa dobbiamo chiederci se non sia possibile che la nostra molla si riavvolga per farci essere, ancora una volta, un seme di possibilità.
Che riconoscendo Lui non ritorniamo anche noi bambini, dove tutto è puro e meraviglia e non ancora avvelenato dal crescere.
Per nuove scelte, migliori; per restare anche noi, nel cuore, bambini.

Guardate i pastori. I poveri pastori di Betlemme. Si sono trovati davanti ad un evento eccezionale. Hanno avuto fiducia in quello che diceva loro l'angelo, e sono andati. Sono andati, hanno visto.
Quante volte ci hanno detto di andare a vedere, e noi non l'abbiamo fatto. Quante volte non ci siamo fidati.
Quante volte abbiamo pensato già di sapere cosa avremmo trovato.
E' ora di muoversi, è ora di cambiare, perchè una gioia immensa ci attende. Una gioia che non non abbiamo idea, un fuoco che può cambiare noi, e quindi il mondo. E' tempo di andare a vedere un bambino che è nato, di inginocchiarsi davanti a Lui offrendogli i nostri poveri doni, e domandargli: cosa vuoi che io faccia?

Un augurio di un Santo Natale a tutti i lettori di queste pagine. Che io e voi decidiamo di andare veramente a inginocchiarglisi davanti, offrendogli il solo dono degno di Lui, cioè noi stessi.
Trumpkin in Credere, obbedire.
berlic in Ars IV - La fatica e...
graciete in Ars IV - La fatica e...
crazysketch in Ars IV - La fatica e...
berlic in Le nuovissime letter...
piccic in Parla come mangi
utente anonimo in Credere, obbedire.
piccic in Credere, obbedire.
accalarenzia in Le nuovissime letter...
ago86 in Credere, obbedire.
oggi
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
diavolerie e cattiverie
fiaboidi
fiaboidi…entopo
gusto e disgusto
le lettere di berlicche
meditabondazioni
meditaclerostorica
tra lassù e quaggiù
tra…oggi sposi
tra…teologia solubile