Il cielo visto dal basso

Berlicchì?

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Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' sù un pò giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Berlicche

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There are two equal and opposite errors into which our race can fall about the devils. One is to disbelieve in their existence. The other is to believe, and to feel an excessive and unhealthy interest in them. They themselves are equally pleased by both errors and hail a materialist or a magician with the same delight.

from "The Screwtape Letters"

Ci sono due errori uguali ed opposti nei quali la nostra razza può cadere a riguardo dei diavoli. Uno è non credere alla loro esistenza. L'altro è crederci, e nutrire un eccessivo e insano interesse in essi. Loro stessi sono ugualmente compiaciuti da ambedue gli errori e salutano un materialista o un mago con lo stesso piacere.

da "Le lettere di Berlicche"

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da Marzo 2005:


venerdì, 03 ottobre 2008
Credere, obbedire.

Il bambino guarda il padre. Il padre gli dice: obbedisci.
Quell'obbedisci può volere dire tante cose, ma sostanzialmente è un: "Credi a me, è meglio per te se mi dai ascolto. Tu sei ancora troppo piccolo per capire tutto, io che sono adulto e vedo più lontano ti dico che ti sto chiedendo la cosa migliore."
Il bambino obbedirà?

Potrebbe obbedire per paura: quel "E' meglio per te" potrebbe significare "Altrimenti ti meno".
Potrebbe obbedire per abitudine: non pensa di potere fare altrimenti.
Potrebbe obbedire perchè crede al padre, si fida perchè ha compreso che ciò che gli sta dicendo è vero.
Oppure potrebbe rifiutarsi, ribellandosi: magari perchè deve fare qualcose di noioso, fastidioso, o di cui non capisce il senso, oppure perchè pensa di essere meglio del padre.

Se il padre tiene effettivamente al bimbo, al bene del bimbo più che al suo, il comando sarà effettivamente un bene per il suo piccolo, l'obbedire ragionevole.
E, se il bimbo ci crede, sarà meglio per lui. Avrà molta più soddifazione che rifiutandosi di obbedire.

Soddisfazione deriva da satis facio, rendo pieno, bastante. La pienezza vera, la vera soddisfazione, per noi creature finite può esserci solo nell'incontro con l'infinito. Cioè nell'infinita Bellezza, nell'infinita Verità, Giustizia, Bene concretizzate: in Dio.
Dio è fuori dal mondo e incontrarlo non è possibile. Ma i cristiani, noi cristiani, riteniamo che si sia fatto incontrabile, si sia incarnato in Gesù Cristo.
Se così è, allora la vera soddisfazione si ottiene incontrando Cristo, e obbedire a Cristo è il meglio per noi.
Il modo con cui Cristo si fa presente ora è quello scelto, istituito da Lui stesso: la Chiesa.
Quindi seguire la Chiesa, fare ciò che ci chiede la Chiesa, è meglio per noi. E questo è reale, è sperimentabile da chiunque.

Se crediamo, obbediamo; se obbediamo, crederemo: poichè sperimenteremo quel meglio, vivremo la vita cento volte meglio che seguendo la nostra testa e il nostro capriccio.
Perchè siamo bambini che capiscono poco a cui un Padre buono vuole bene.

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mercoledì, 01 ottobre 2008
Ars IV - La fatica e il talento

Io so disegnare molto bene. E' un talento che ho coltivato fin da piccolo, quando disegnavo sui banchi di scuola. Letteralmente: presi una nota, alle medie, perchè avevo ricoperto di figure il mio banco. E non solo quello.
Alle superiori ero il migliore della scuola in questa materia. Alcune mie opere sono rimaste appese per almeno vent'anni nel corridoio delle aule - non so se ci siano ancora. Scoprivo la china e la tempera; e quando per la prima volta misi gli occhi su fumetti che non fossero "Topolino" mi si spalancò un mondo nuovo. Metal Hurlant, Heavy  Metal, Totem...ho ancora le collezioni complete da qualche parte. Studiai il segno grafico di Moebius, Manara, Bilal; e nel contempo approfondivo la conoscenza di Leonardo, Raffaello, Durer. Sul libro di religione dell'ultimo anno riempii tutti gli spazi bianchi con un'avventura a fumetti che, a distanza di anni, è ancora più che apprezzabile.
Ma il corso di studi che scelsi all'Università era parecchio impegnativo e certo non artistico. Ancora mi allenavo, e affinai la mia tecnica non poco. Feci qualche lavoro grafico retribuito, sperimentai diversi materiali, finchè...
Giunsi al mio limite.

Non basta essere portati per qualcosa per riuscire bene in quella cosa. Il talento è come un'automobile in una gita in montagna. Ti può avvicinare più o meno alla vetta a seconda che sia un'utilitaria o un fuoristrada; ma non ti porterà mai in cima. Per arrivare lassù occorre fatica, e sacrificio: dare una parte di sè, con impegno costante.
A casa ho ancora alcuni disegni finiti a mezzo. Sono incompiuti perchè mi sono accorto che non venivano come avrei desiderato. Per ottenere quello che volevo avrei dovuto lavorarci sopra molto di più, sperimentare, studiare, apprendere, insomma ci sarebbe voluto un salto di qualità. Dedicare tutto il mio tempo a quello scopo.

Probabilmente ci sarei riuscito. Probabilmente avrei potuto ancora migliorare parecchio. Non lo saprò mai con certezza. Perchè ho scelto di dare importanza ad altro, ad attività e occupazioni che mi hanno portato ad essere quello che sono ora. Rimpiango quei fogli mezzi bianchi, ma rifarei le stesse scelte.
Non posso accontentarmi di cosa fatte a mezzo. Ogni opera deve essere un capolavoro, deve tendere a quel bello che è la sua fonte. Accontentarsi, scegliere il di meno, è tradire.
Voglio credere che un giorno anche questo mio talento troverà compimento. Se non in questa vita, là dove ogni cosa trova compimento, dove è la fonte di ogni talento e ogni capolavoro.   

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martedì, 30 settembre 2008
Ars III - I tuffatori

"Drawing is putting a line (a)round an idea." -Henri Matisse

Ieri vi ho sottoposto una serie di immagini per cercare di definire meglio cosa sia, o non sia, l'arte.
Cominciamo col dire che cosa rappresentavano gli oggetti:
1
La Venere di Milo;
Copia in gesso della Venere di Milo
2
Foto di gruppo;
Una foto di Henry-Cartier Bresson
3
Testo di una spam mail;
"Il lampo della bocca", Ungaretti
4
Linee generate casualmente da un programma;
Leonardo da Vinci, "La scapigliata"
5
Matthew Langley, Stylus, 2007;
Piet Mondrian, Composition with Red, Blue, and Yellow, oil on canvas,1930

E quindi cerchiamo di capire.
Sulla Venere di Milo, non ci sono dubbi, è arte. Ma anche la statuina rappresenta l'identico soggetto: quindi come mai non la percepiamo come arte? Voi potrete dire: perchè non è l'originale. Ma, attenzione, probabilmente neanche la statua "originale" è l'originale! Ci sono forti indizi che sia una copia di una statua preesistente, e comunque il medesimo soggetto lo troviamo identico da mille parti. Ma è il lavoro manuale di una persona che conosce molto bene il suo mestiere, con indubbio talento per la scultura, che ha richiesto tempo e fatica non indifferenti. L'altra è un calco fatto a macchina.

La foto di Cartier-Bresson coglie un attimo irripetibile; ma anche la foto di gruppo! E allora, perchè non la cogliamo come arte? Perchè la foto di Cartier Bresson appaga il nostro senso estetico, smuove quegli archetipi che tutti possediamo; e lo fa cogliendo l'immagine con perizia sopraffina, equilibrio, tecnica dove la foto di gruppo è spontanea, non meditata, improvvisata, scattata così come viene.

E così Ungaretti con il ritmo, la suggestione delle parole, dei concetti va ad una profondità che il testo a fronte non può lontanamente raggiungere.

Le linee casuali sono il risultato di un programma; possono anche essere piacevoli da guardare, ma non c'è stato sudore, nessun conscio volere scendere in profondità, solo un meccanicismo. Dove Leonardo ha usato del suo genio e della sua tecnica, faticosamente acquistata in anni di continuo allenamento, per darci un ritratto vivo.

Sull'ultima coppia, qualcuno le potrebbe etichettare entrambe come opere d'arte, o entrambe come porcherie. Il fatto che una sia molto famosa, almeno come stile, può indurre a far propendere per la prima ipotesi. Ma non conoscendo Mondrian? E se fosse un imitatore? Attenzione, però. Nell'istante in cui Mondrian dipinge il suo quadro, è il 1930,  sta facendo qualcosa di totalmente nuovo. Non solo, ma provate a dipingere ad olio mantenendo linee così nette e di una sola tonalità. Dietro c'è una tecnica non indifferente. Abbiamo qui quindi il valore di una originalità e di una fatica pur associata al non figurativo.

Ora, mettete a confronto il vostro giudizio con questa definizione:
Arte è l'uso conscio del talento e dell'immaginazione creativa diretto alla produzione di oggetti estetici.

Ovvero: talento, capacità, mezzi, capacità di immaginare e innovare, cioè fatica e sacrificio, usati allo scopo di fare qualcosa di bello, di significativo.
Lo spirito dell'uomo che si tuffa nella sua profondità in cerca della propria fonte, del proprio significato. C'è chi sa tuffarsi più profondo: è un dono. Chi si allena per scendere un metro in più. E chi sciabatta in superficie, o se va dall'acqua perchè gli fa paura. Ma, nel profondo, il tesoro attende i coraggiosi.

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lunedì, 29 settembre 2008
Ars II - In pratica

Oggi, esercitazione pratica.
Per ogni oggetto di quelli sottostanti, dovete dire se il suddetto è o non è arte. 

1

2


3

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Migliaia d'uomini prima di me,
Ed anche più di me carichi d'anni,
Mortalmente ferì
Il lampo d'una bocca.

Questo non è motivo
Che attenuerà il soffrire.

Ma se mi guardi con pietà,
E mi parli, si diffonde una musica,
Dimentico che brucia la ferita.


4


5


...e, naturalmente, motivare la vostra decisione.

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venerdì, 26 settembre 2008
Ars I - Il senso. L'eco della Bellezza

Nei precedenti post, in modo serio e meno serio, ho parlato d'arte. Ma ho sfiorato appena la domanda fondamentale. Cioè, cosa fa di un oggetto, una composizione, un'opera d'arte? E perchè esiste l'arte?

Abiamo visto che essa è presente già fin dai tempi antichi; anzi, si può dire che sia nata con l'uomo, sia parte integrante dell'uomo. E' un impeto fondamentale che non si può eliminare. Un essere umano proverà sempre l'impulso a canticchiare, a tracciare figure su un foglio o una parete, a modellare qualcosa.
Riprendo una definizione di Conrad: "L’arte può essere definita come il tentativo di una singola mente di rendere all’universo sensibile la maggior giustizia possibile". L'artista cerca di afferrare l'armonia di quanto lo circonda e riprodurlo, diventando a sua volta Creatore. Quello che lo induce a farlo è la stessa spinta che gli fa cercare la Giustizia, la Verità, il Bene. Siamo fatti per la Bellezza.

Un'opera d'arte si può dire riuscita tanto più riesce ad avvicinarsi a questa idea interiore, a questo ritmo scritto nei nostri cuori e nelle nostre cellule. E' questo che mi fa apprezzare quanto fatto d'artisti d'altre civiltà, addirittura di altre ere, che con me hanno in comune solo l'identica appartenenza umana.
Un'opera che fa riferimento a questa fonte di Bellezza sarà oggettivamente sentita da tutti come espressione artistica.

Ma interviene un'altro fattore: la libertà.
Siamo liberi di rifiutare la bellezza che vediamo, di voltarle le spalle consapevolmente. Se la Bellezza è oggettiva, è soggettivo l'aderirvi; e per quanto sia forte l'evidenza questa può essere negata, e scegliere il non-bello, la distruzione invece della creazione, il male invece del bene. Lo stesso cuore dell'uomo che anela alla felicità è quello che compie gli atti più nefandi.
Se non si riconosce un'unica fonte della Bellezza, una Creazione buona che implica un Creatore buono, si sostituirà il principio oggettivo con la propria soggettività; limitata, come per tutti gli umani. Non si cercherà più il Bello ma si analizzerà e si chiamerà bello ciò che conviene.
Anzi, poichè darà fastidio anche solo l'idea che quella Bellezza esista e ci contraddica, si cercherà in ogni maniera di negarla.
Ma il distruggere il proprio principio vuol dire causare la propria distruzione.

Sia dunque l'eco della Bellezza, inseparabile dal Vero e dal Giusto perchè della medesima sostanza consistono, a guidarci verso quello che ci completa, alla nostra vera forma, a ciò che è giusto per noi.

Altre volte ho parlato d'arte: ad esempio
Impara l'arte
Significato
Le nuovissime lettere di Berlicche - XXXVIII - Creato ad arte

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mercoledì, 24 settembre 2008
Parla come mangi

Il postmoderno, in quanto condizione generale e non stile artistico, dev'essere valutato come un depotenziamento verso il grado zero della circolazione dei significati sociali che conduce verso il massimo dolore, la massima insignificanza dei significati sociali, la massima insignificanza dell'esistenza. E' l'epoca della sussunzione reale: la società è diventata fattore di produzione capitalistica, perciò tutti gli elementi sono intercambiabili nella funzione di valorizzazione.

[E' l']esaurimento dei valori collegati ad una società capitalistica progressiva. Proprio l'inattualità, nella misura in cui si fa attraversare la tragedia della non realizzazione, impone l'essere.

Il movimento verticale di queste nubi cromatiche crea un'equivalenza tra i valori morali e temporali, imposti dalla struttura gerarchica della nostra mente.

(...) analizzate attraverso un'analisi storica a posteriori.

Dà al concetto un senso esistenziale e all'atto esistenziale un valore concettuale

Sopra alcune frasi tratte dal numero antologico di questo mese della rivista Flash Art. Personalmente, penso che l'arte sia come una barzelletta. Una barzelletta che non capisci e ti devono spiegare non è una barzelletta. Quando vedi un'opera d'arte ti devi accorgere che è un'opera d'arte, se te la devono spiegare un dubbio al fondo rimane. E così la scrittura, l'esporre un'idea, se è fatta solo per compiacersi e non per far capire è solo inchiostro o eco di voce. Certamente non è vita.

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martedì, 23 settembre 2008
Arte d'artista

Prendete Flash Art di questo mese. E' una antologia di brani tratti dai numeri degli anni passati, ben 41 dalla sua fondazione. Interviste agli artisti più celebri di questo e quel periodo; saggi molto utili per rendersi conto di che cosa si sia inteso nel frattempo per arte.

Dal '68 all '89 arte è politica, figlia dell'analisi marxista, in lotta contro la società borghese e capitalistica. Qualsiasi pateracchio è valido, basta che si dica che è contro il sistema. Artisti e critici si citano a vicenda in continuazione, e in rari casi riconosci anche qualche nome.
Con la caduta del muro il buttarla in politica cessa all'improvviso. Stessi discorsi, ma in qualche maniera il comunismo non è più menzionato. Ci si affretta, in compenso, a dire che non si crede in Dio, e che il sesso è importante ma "io faccio arte, non erotismo". Sullo sfondo rimane sempre il dubbio che siano tutte scuse per fantasie masturbatorie e non sapere tenere il pennello in mano.
Perchè alla fine, dopo averla sfogliata fino in fondo, un dubbio su questo numero antologico resta. Vabbè che si è distinto l'arte dalla bellezza, ma perchè non vi ho visto una sola opera che non sembri il rimasuglio di un negozio di chincaglierie pacchiane in saldo ottobrino, quando rimangono solo le porcherie che nessuno ha voluto? E se arte è ciò che fa l'artista, chi è che ha definito tali quegli individui?

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lunedì, 22 settembre 2008
Paleolitico

Quarantamila anni fa quelli che sono conosciuti come uomini di Neanderthal popolavano le nostre terre. Costruivano utensili. Abitavano grotte, in cui si ritrovano mischiati i resti di cibo, gli escrementi, le ossa dei loro morti. La loro vita era una lotta per la sopravvivenza, e non abbiamo una pittura, una scultura, testimonianze evidenti che per loro il mondo fosse altro, a parte le tombe dove talvolta componevano i loro morti.

Trentacinquemila anni fa, i due-tre milioni di uomini di Neanderthal che popolavano il nostro continente nel giro di qualche secolo, forse di qualche millennio spariscono, sostituiti da quelli che sono i nostri antenati. Questi nostri progenitori  usano tecniche sempre più evolute: di caccia, di fabbricazione di utensili. Seppelliscono i loro morti con riti complicati, e ci lasciano opere d’arte che ancora stupiscono. Da cui risulta evidente che credono nell’esistenza di un qualcosa oltre il mondo che abitano.

Insomma, quello che li distingue dagli animali, e anche dai brutali Neanderthal, è il rendersi conto che la loro esistenza è un Mistero, e l’impeto a cercare di chiarirlo, di raggiungerlo. Potremmo dire una fede. Vediamo le loro statuine, i loro dipinti e possiamo dire: questi sono uomini. Ci riconosciamo in loro.
Ma allora perchè c‘è chi dice che per essere uomini bisogna cessare di credere in quello che ci ha distinto dagli animali? In quello che ci fa essere uomini? 

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venerdì, 19 settembre 2008
Nella polvere e nel vento

Il capro si distende in piena corsa, armonico, verde della patina del tempo.
L'animale di bronzo ha le stesse qualità dei cavalli che galoppano sui fianchi delle colline inglesi, degli orsi delle pareti delle grotte francesi, dei bisonti delle caverne spagnole. Il movimento è colto nella sua essenza dall'abilità dell'esecutore, dell'artista. Sembra voglia balzare fuori dalla vetrina del museo per tornare nel suo mondo remoto.

Dai trenta millenni trascorsi è arrivato a noi solo un infinitesimo cenno del genio di uomini che sono da secoli nella polvere e nel vento. Ma quello che ci fa capire chi sono è il fatto che noi ci riconosciamo in quella sagoma snella che arriva dall'abisso delle ere.
Essi sono non solo nella polvere e nel vento, ma anche nella nostra carne, nel nostro sangue: di noi avi, e fratelli.

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giovedì, 18 settembre 2008
Baby dance

I bambini ballano, o meglio si agitano, al centro della pista. Stasera in programma c’è baby dance. Una serie di nonni dall’aria sconvolta e di genitori entusiasti con videocamera ne seguono le evoluzioni. I miei figli sono stanchi dal viaggio, e guardano lo spettacolo dalle nostre ginocchia. Che un poco si agitano:  tre quarti buoni dei pezzi sono anni ’70, e quando eran nuovi avevo la stessa età dei frugoletti che si esibiscono in salti e scivolate.
Gioca Jouer lascia il posto alla colonna sonora di Grease, e subito dopo c’è Heidi. I bambini apprezzano, ed anche i genitori. Mi chiedo se negli ultimi trent’anni la musica abbia prodotto niente di meglio o se la selezione dipenda dalla nostalgia dei proponenti. Che però sono ragazzotti con un terzo dei miei anni. Che i dischi li abbiano ereditati?

Mio figlio vorrebbe ballare. Si agita, freme. Ma, come mi fa notare, in pista, salvo frange di infanti a malapena deambulanti, sono tutte “femmine”. E nessuna forza conosciuta, salvo una ragazza particolarmente gradita e l’assenza totale di qualsiasi conoscente maschio, può far danzare un ragazzino dell’età di mio figlio in mezzo ad un branco dell’altro sesso.  “Perchè non vuoi ballare?” Gli sussurro. Lui risponde: “Papà, è patetico!” E questo chiude il discorso. Discoteche e simili avranno vita dura con lui, e questo è un po’ un sollievo.
Alla fine mia figlia dichiara colma la misura e impone il rientro anticipato. Fuori, la luna sbuca dalle nubi mentre dal tendone escono le note di YMCA. Io e mia moglie accenniamo qualche passo di danza, ma i rimbrotti dei nostri pargoli ci richiamano all’ordine. Tutti a casa, e poi a letto.
Ho grandi speranze per loro.

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martedì, 16 settembre 2008
Assassini VI - Tribunali

I-II-III-IV-V-VI-VII

Come fare allora ad impedire che il più forte prenda il sopravvento, che siano la sua legge e il suo interesse a vincere?
Il forte può essere trattenuto solo da uno più forte di lui, o dalla consapevolezza di una convenienza che va oltre l'immediato.

I gendarmi, i giudici, i tribunali sono il modo in cui si è tentato di fermare il forte con la forza, imponendo con la spada la bilancia che dà lo stesso valore all'occhio mio e all'occhio tuo.
Un mezzo che regge fintanto che il forte non si fa tribunale.

Ma altre leggi scritte dall'uomo fin dai tempi antichi, scese dalle montagne sacre ed uscite dai deserti, si spingono un poco più in là. Sono state redatte da saggi che hanno molto meditato sull'uomo, su quel suo inestinguibile desiderio di bene e inesauribile scegliere il male. Dicono che non devi uccidere neanche se ne hai motivo o opportunità. Amare i prossimi, i nostri amici, e risparmiare i nemici. E, siccome una cosa del genere non può essere accettata in un mondo dove regna la legge del leone, allora si spostano un po' più su. In un cielo che è oltre questo mondo, dove uccidere è male.
Se uccidere mi può dare il predominio in questo mondo, la sola motivazione per non farlo è che ci sia un altro posto in cui le mie azioni, quello che faccio in questo mondo, si ripercuotono. Un posto in cui anch'io dovrò rendere conto. Un'altra vita, in cui questa sarà pesata.

Oh, questo ha fermato qualcuno. Ha creato pace dove non ce n'era. Ha permesso di creare le città, dove persone possono vivere senza uccidersi. Talvolta.
Però la scimmia omicida alla prima occasione salta fuori. Perchè, sghignazza, questo cielo chi l'ha visto?

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lunedì, 15 settembre 2008
Assassini V - La legge del leone

I-II-III-IV-V-VI-VII

Oh, voi direte, ma "non uccidere" è vecchio come il mondo. Mica i leoni si ammazzano l'un con l'altro. Sanno che conviene loro convivere per non annientarsi reciprocamente. Anche i pini si appoggiano a vicenda.
Per eliminare le altre piante.
La pace del leone è la pace di colui che è così forte da permettersi di lasciare sopravvivere gli altri. E' la tregua armata che salta nell'istante stesso in cui c'è un interesse da una o l'altra parte. E' la simbiosi senza amore che nasce dal tornaconto.

Ma il trattenersi dall'opprimere o sopprimere il debole va veramente in senso contrario alla selezione naturale?
Il fatto che noi uomini capiamo il bene e il male, e tendiamo al bene, vuole dire che ciò è scritto in noi. Come la forma della tela del ragno, come l'istinto di caccia del lupo. Chi non crede in Dio può sostenere che la selezione naturale abbia prodotto in noi questa caratteristica. Che, se si è tramandata, vuol dire che è bene per la nostra razza. E le civiltà più prospere sono quelle che più seguono questo modello.

In esse il debole sopravvive perchè il forte lo sostiene. Ma anche il debole contribuisce con la sua intelligenza esplorando quanto circonda e trovando nuovi sistemi per migliorare la condizione di tutti. Può farlo perchè non deve combattere ogni giorno per la vita. Chi si trova in difficoltà ha più probabilità di superarle perchè viene aiutato. Non c'è perdita di risorse per guerre e massacri. Una famiglia stabile consente di crescere figli più equilibrati e di successo, con maggiori mezzi.
Questo non vale per gli animali, per cui il debole è solo un peso; solo un essere intelligente in grado di tramandare ciò che scopre se ne può avvantaggiare. Solo l'uomo, quindi, ha convenienza a sviluppare un'etica.

Rimane però un problema: Ciò che è valido a livello di specie può non essere valido a livello di individuo. E, siccome siamo intelligenti, occorre una motivazione intelligente per oltrepassare la spinta animale a predare, ad accaparrarsi le risorse. Non ce la facciamo da soli a smettere di essere assassini. La legge scritta nei cuori non basta: perchè sia efficace occorre che dai cuori passi alle azioni.  
Perchè il leone è sempre in agguato.

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venerdì, 12 settembre 2008
Assassini IV - I salvati

I-II-III-IV-V-VI-VII

Ma perchè ci pare vera? Perchè definiamo male l'uccidere, il rubare, il sopraffare? Perchè, quando come abbiamo visto la legge del mondo è fare a pezzi, sfruttare o sottomettere l'avversario non appena si può?
Dobbiamo quindi pensare che ci sia un salto? Che in questa ininterrotta catena di morte manchi un anello? Perchè o questo trattenerci dall'uccidere è un difetto, una debolezza che pagheremo cara e che ci farà scomparire dalla storia per mano di chi non ha simili remore; oppure rappresenta qualcosa di nuovo, il passaggio ad una nuova legge, valida per noi soli.
In altre parole il tirarsi fuori dalla natura, dal circolo dei lupi e dei cani, per adottare una nuova legge; una nuova alleanza.
Siamo figli di Caino, che obbediva a quella vecchia legge, ma ci è stata data la possibilità di salvarci. Siamo stati salvati dal nostro destino di distruttori.

Negli ultimi quarantamila anni abbiamo eliminato o sottomesso ogni possibile minaccia. Belve pericolose. Malattie. Le forze della natura, il freddo, il buio. Ormai i soli nemici che ci rimangono siamo noi stessi.
Ma noi siamo quel livello della natura che si rende conto di essere qualcosa di più. Che si rende conto che c'è un qualcosa di più, qualcosa a cui rendere conto.
Noi siamo i salvati. Salvati da che? , voi direte.
Salvati da noi stessi.

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giovedì, 11 settembre 2008
Assassini III - Figli di Caino

I-II-III-IV-V-VI-VII

Se questa è la selezione naturale, allora si applica anche agli umani. Per ogni nazione diventa essenziale eliminare le altre, sabotarle, strozzarle in culla. Ogni città, se appena ne ha la possibilità, dovrebbe bruciare le proprie confinanti; togliere loro il cibo, l'acqua, farle sopravvivere solo come schiave. In un paese, il vicino deve essere assassinato nel sonno prima che sia lui a farlo; le sue figlie violentate e lasciate vivere solo se gravide. Ogni ideologia non può che mirare all'eliminazione di ogni altra, se vuole prosperare, se vuole sopravvivere.

Eppure ciò ci ripugna.

Tratteniamo la mano che dovebbe sfracellare il cranio del neonato. Ci arrestiamo mentre stiamo per dare fuoco alla casa con la gente dentro. Non gettiamo il veleno nel pozzo. Non più, almeno.
Perchè lo facevamo, oh sì, lo facevamo. Siamo figli di Caino.
In alcuni luoghi si fa ancora.
Non lo facciamo perchè qualcuno ha detto che occorre amare il proprio prossimo. Palese assurdità, in questo mondo in guerra con il diverso da sè. Eppure...eppure sapete la cosa strana?
La cosa strana è che ci siamo fermati perchè ci è parsa vera.

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mercoledì, 10 settembre 2008
Assassini II - Sopravvivere

I-II-III-IV-V-VI-VII

Come i pini, così ogni altra creatura. In natura non c'è secondo premio. O sopravvivi, ovvero vivi sopra il cadavere del tuo avversario, o sei letteralmente carne morta. Ti estingui; sei meno efficiente e quindi non competitivo. Se il tuo concorrente riesce meglio di te vince, e quindi il gioco sta nell'impedirgli di vincere.
Togliendogli il sole; avvelenandolo; fermandolo prima che nasca. Non c'è mezzo vietato o troppo crudele. Neanche lo sterminio, il genocidio, la guerra preventiva.
Perchè questa è la legge: sopravvivere.

Madre Natura guarda con amore i suoi figli, coccolando colui che rimane vivo dopo avere massacrato i suoi fratelli.

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martedì, 09 settembre 2008
Assassini I - Pineta

I-II-III-IV-V-VI-VII

Sei nella penombra della pineta. Di qui il mare non si sente più.
L'odore di resina sì, invece, anche se a starci dentro uno non ci fa più caso.
Che bello, che pace, pensi.
Poi ti guardi intorno. I tronchi rugosi a perdita d'occhio sostengono una verde cupola d'aghi. A riempire ogni spazio, intercettare ogni raggio di luce che possa colpire il suolo, cosparso di uno spesso strato di aghi.
Morti.
Niente vi cresce. Sotto il tetto verde vi è veleno per ogni creatura. La pace è quella di un cimitero, la resina e l'ombra le armi assassine. Le cicale cantano una nenia funebre.
Il pino uccide. Non vuole concorrenti.
Da trecento milioni d'anni vince così la lotta per sopravvivere.
E' l'evoluzione, bellezza.

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lunedì, 08 settembre 2008
L'orca 2

Il post precedente era finito lì. Concluso.
Non mi veniva in mente niente per proseguirlo.
L'orca di plastica che il vento sta portandosi via si allontana e diventa un puntolino sempre più distante sulle acque. Magari rimane a galla ancora per parecchio, ma prima o poi si fora, l'aria fuoriesce e non rimane che un rifiuto destinato ad essere ridotto in pulviscolo dalle onde.
Storia terminata, fine del racconto.

Ma qualcosa è successo, qualcosa di inatteso. Una piccola barca a motore si è diretta verso il gonfiabile smarrito. L'ha raggiunto, accostato, preso al traino. Quindi ha invertito la rotta e ha cominciato a rimorchiarlo verso il lido d'origine.
L'ho visto succedere, ma non avevo capito che in questo stava il senso di tutta la vicenda, la sua vera conclusione. Non nell'allontanarsi in balia dei venti, ma nel venire inseguiti da qualcuno che tiene a te, riacchiappati, nel ricongiungersi. Non nel perdersi, ma nell'essere salvati.
Ci è voluto un commento, uno sguardo diverso per farmelo notare.
Il mio cuore intorpidito dal sole si era smarrito in un moralismo. Ci vuole qualcuno che ci richiami, che ci riporti a casa, perchè da soli non ce la facciamo.
Come orche di plastica.

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venerdì, 05 settembre 2008
L'orca

"Cos'è?"
"Sembra un pesce..."
"Impossibile!"
"No, è proprio un pesce! Vedi le pinne, la coda? E' un'orca!
Come per confermare l'identificazione in quell'istante il nero oggetto distante balza fuori dall'acqua, compie una capriola in aria e ricade sulle onde.
L'aria stamattina è tersa, si vede persino la distante Corsica, una striscetta azzurra nell'azzurro. L'acqua, dopo le mareggiate dei giorni scorsi, è una distesa piatta appena corrugata dalla brezza. Ma il refolo di vento basta per far rotolare il cetaceo sempre più lontano.
Potrei ancora prenderlo, dico a mia moglie, se usassi le pinne. Ma è ormai distante un chilometro o più, e continua ad allontanarsi.
Destino dei cetacei di plastica pieni d'aria. Minacciosi all'apparenza, ma in balìa dei venti e delle correnti, incapaci di agire perchè finti, condannati ad essere trascinati al largo, impotenti, distanti dalla sicura riva.

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mercoledì, 03 settembre 2008
Calma piatta

L'estate è praticamente finita. La spiaggia, che fino a ieri pullulava di ragazzi snelli e vitaminizzati, oggi ha visto il peso medio dei suoi frequentatori aumentare di una trentina di chili. I radi ombrelloni occupati sono accampamento di nonne intente a godersi la pensione dopo avere seppellito i mariti, madri in crisi post-parto con pargolo rigurgitoso, vucumprà esausti carichi di tarocchi in saldo.
Anche il mare sembra avere abbandonato l'agitazione della gioventù ed è una tavola liscia sotto un cielo lattiginoso.
Lasciate ogni speranza, sembrano dire le onde flosce e torpide. Ci avete sognato per un anno intero ed è già tutto finito.
Era questo che volevate?
Era questo che desideravate?
Vi abbiamo dato la felicità? Una passabile gioia?

Le auto ripartono, stipate di souvenir e costumi umidicci.
Tra poco i ricordi di queste settimane si saranno sbiaditi, annebbiati e confusi come l'orizzonte di questo giorno di calma piatta.
Da domani ripiglia la solita vita. Da domani si potrà ricominciare a sognare.

E le onde continuano ad arrivare, da un orizzonte lontano a cui non pensi mai.


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venerdì, 08 agosto 2008
Un po' più sù

"Tu credi che c'è un solo Dio, e fai bene; anche i demoni lo credono e tremano" (Giacomo 2:19).

Un amico raccontava che in una chiesa bretone gli hanno fatto notare come sopra il confessionale ci fosse la statua del diavolo. L'inferno per il demonio è stare in un posto dove tutti i giorni viene celebrata la messa, e i peccati sono perdonati.
Non basta credere per essere salvati; occorre che Dio, cioè la Bontà, la Verità, la Bellezza, la Giustizia diventino in noi carne ed azione. Senza di Lui non possiamo niente; e Lui ci ama talmente che senza di noi non può salvarci.

In questi giorni estivi, dov'è talvolta più semplice dimenticare quello che siamo e quello che potremmo essere, non ci abbandoni mai la certezza che c'è un bene che redime per quanto in basso possiamo andare. Anche scendessimo nell'inferno più oscuro e profondo, se tendiamo la mano arriverà un raggio di luce ad indicarci la strada, a farci risalire.



Il blog chiude per ferie. Ci si rivede, se vorrete, ai primi di settembre (salvo eventuali sortite intermedie)

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mercoledì, 06 agosto 2008
L'intensità dello sguardo

Sono passati una trentina d'anni da quando mi trovai in mano per la prima volta, senza sapere cosa fosse, un libro di Alexandr Solzenicyn. Credo sia stato più o meno il periodo in cui il suo autore pronunciò ad Harvard il discorso noto come "Un mondo in frantumi".

Guardando le parole pronunciate allora mi ha colpito la loro persistente attualità: come se i trent'anni non fossero affatto passati e salvo poche circostanze collaterali, come la caduta dei regimi comunisti, potessero essere lette con eguale gusto e condivisione.
Succede così, con quanto è vero; succede così, con quanto è profetico. Perchè i trent'anni passati ci hanno sì fatti entrare in un'altra era, ma l'uomo è rimasto quello. E se nessuno può più negare che il giudizio dello scrittore sul comunismo fosse esatto, è il giudizio sul nostro mondo occidentale che ci colpisce di più: e ci troviamo ad annuire constatando che le cose sono andate, vanno, proprio così.

Quello che trent'anni fa stava appena nascendo ora è evidente: il declino del coraggio, l'incapacità a rinunciare ad un diritto in nome di un bene comune, il legalismo esasperato..."la vita basata sul giuridicismo si rivela incapace di difendere perfino se stessa contro il male e se ne lascia poco a poco divorare". Per Solzenicyn sono la conseguenza di avere posto l'uomo al centro: l'uomo solo, che al bene e al male, non avendo più un criterio fuori di sè per distinguerli, dà uguale cittadinanza; e sarà del male preda. 
E' "la catastrofe della coscienza umanistica religiosa.
Questa coscienza ha fatto dell'uomo la misura di ogni cosa sulla Terra; dell'uomo imperfetto, mai esente dall'orgoglio, dalla cupidigia, dall'invidia, dalla vanità e da decine di altri difetti. Ed ecco che gli errori, sottostimati all'inizio del cammino, oggi si prendono una poderosa rivincita. Il cammino che abbiamo percorso a partire dal Rinascimento ha arricchito la nostra esperienza, ma ci ha fatto anche perdere quel Tutto, quel Più alto che un tempo costituiva un limite alle nostre passioni e alla nostra irresponsabilità."


Solzenicyn parla di rinascita spirituale come unico possibile punto di svolta. Come lui allora, oggi tocca a noi ancora e sempre lottare.   
Dobbiamo continuare a ridercele, queste verità, non lasciarle andare: perchè, dice Solzenicyn, la verità fugge via in un attimo non appena si indebolisce l'intensità del nostro sguardo.

Il discorso, oltre che nella versione italiana al link segnalato nel testo, è reperibile qui

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lunedì, 04 agosto 2008
Un'altra era

"L’intera vita che mi è stata restituita da allora, non mi appartiene più nel senso completo della parola: vi è stato immesso uno scopo” A. Solzenicyn

Così anche Solzenicyn è morto. Forse il più grande tra gli scrittori che animarono una stagione di sofferenza e dissenso, di repressione e speranza; una speranza che non si era spenta sotto la repressione, una repressione che fu spenta dalla speranza. La stagione del samizdat (Lett."edito in proprio"), quando una rete sotteranea di persone libere copiava a mano, con antiche macchine da scrivere, in rari casi ciclostilando ogni genere di documento e libro tra quelli che il regime sovietico proibiva. Una rete clandestina di persone libere, assetate di vero.

Quel dissenso non era senza conseguenze personali: se eri contro il regime della libertà, se non approvavi il comunismo non potevi che essere pazzo. E quindi finivi in manicomio, o esiliato in terre lontane e inospitali, nella migliore delle ipotesi.
Tra quelle opere copiate con carta carbone e fatte circolare clandestinamente c'erano anche quelle di Solzenicyn, e quando arrivarono in occidente colpirono come un martello un'opinione pubblica indifferente o negatrice. Kruscev utilizzò Solzenicyn per attaccare Stalin, ma pure il Presidente dell'URSS stesso fu inghiottito dalle conseguenze. L'Unione sovietica, che moriva e non lo sapeva, scelse infine per liberarsi dello scrittore la via dell'esilio. L'esilio dall'amata terra per evitare il quale Solzenicyn non aveva neanche voluto ritirare il Nobel. Il corpo malato che espelle la parte sana nell'illusione di salvarsi.

Sono storie di quaranta, cinquant'anni fa e sembra passata un'era. Più nessuno ha il coraggio di negare quella che fu la realtà. E quasi più nessuno ricorda com'erano quegli anni, in cui la menzogna era quotidiana, conclamata. Solzenicyn, più di molti altri, è stato tra quelli che l'hanno svelata. Ma essa non è morta, vive in terre differenti; e quanti Solzenicyn oggi che nessuno legge, a cui nessuno vuole credere?

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Marcire dentro

Le nuvole sono nerissime, e tira un vento micidiale. E' questo che mi frega: probabilmente senza sarei riuscito a tornare a casa in tempo, ma pedalare contro raffiche a cento all'ora mi rallenta troppo. E quando cominciano i primi goccioloni capisco che è meglio cercare un riparo.
Trovo rifugio nel portico del camposanto, assieme a un vecchio contadino piemontese e ad un siciliano lampadatissimo. La pioggia arriva in orizzontale, tanto che siamo costretti a ripararci dietro il muro di cinta.
Qualcosa vibra, è il mio cellulare. "Dove sei?" "Al cimitero", rispondo con la mia migliore voce da oltretomba.
"Qui grandina..." dice mia moglie.
"Ohi i miei pomodori!" gemo...

Ad un certo momento l'intensità cala da "uragano" a "tempesta tropicale", poi a pioggerella. Decido di correre il rischio, inforco la bicicletta e via a casa.
Non ci sono praticamente foglie per terra. Grandine fine, e poca, già sciolta. Vado a vedere i pomodori, solo due o tre si sono staccati. Il resto sembra intatto.  Poco danno, sembra. Sollievo. Poi noto qualcosa di rosso per terra.
E' la ciotola di plastica dei gatti. La grandine l'ha bucherellata e spezzata.

E' passata una settimana. I pomodori verdi sono marciti praticamente tutti. Sembravano intatti, ma i colpi delle sfere di ghiaccio li hanno ammaccati e crepati, l'acqua si è insinuata dentro, e ora si stanno spappolando uno dopo l'altro.
Quante volte sottovalutiamo l'impatto di piccoli chicchi di grandine solo perchè ci sembra non abbiano lasciato alcun segno visibile. Ma possono spezzare la buccia, fiaccare la polpa, lasciare entrare ciò che poi causerà la corruzione e il disfacimento. Non sempre ciò che fa veramente male è facile da riconoscere. Ma poi si finisce per marcire dentro.

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