Il cielo visto dal basso

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio.
E questo in particolare svolazza, un po' sù un pò giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.
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da Marzo 2005:
L’enciclica del Papa è bellissima, ma spesso ci si ferma al primo punto, l’Amore, e si tralascia di commentare la seconda parte, il modo in cui quest’Amore si dettaglia nel quotidiano.
E uno dei modi indicati è la politica.
Se si accusava il cristianesimo di essere "l'oppio del popolo", di disinteressarsi di questo mondo fuggendo verso una futura vita celestiale, Benedetto XVI afferma con grande chiarezza che la Chiesa si preoccupa molto seriamente dell'uomo e del mondo, perché le interessa oltremodo "l’apertura dell'intelligenza e della volontà alle esigenze del bene", e per questo "non può restare ai margini nella lotta per la giustizia”.
L'affermazione prima è il chiaro riconoscimento dell'autonomia della politica che ha per compito l'ordine giusto della società e dello Stato. La giustizia è presentata come l'oggetto e la "misura intrinseca" della politica, la sua norma di attuazione.
Ma la giustizia solo non è teoria, esterna alla realtà dell'azione politica concreta, una semplice tecnica per determinare l'ordinamento giuridico e, in fin dei conti, un modo per regolare le lotte di potere.
Questa è oggi una tentazione presente anche nelle democrazie occidentali, delle quali molti vogliono vedere il fondamento nella negazione (relativista) della possibilità di raggiungere ragionevolmente verità morali riferite alla natura umana. Portata all'estremo, la separazione tra la politica e la giustizia condurrebbe alla corruzione della prima: lo Stato arriverebbe a trasformarsi in una grande banda di ladri (come dice il Papa citando S. Agostino).
In realtà, la sfera della politica appartiene a quella della “ragione autoresponsabile”, a quella della ragione pratica, che cerca la giusta struttura della società nelle differenti situazioni e nei vari problemi. Si tratta di un compito fondamentale dell'uomo nel mondo, che "ogni generazione deve nuovamente affrontare ", una sfida di natura morale che non è solo rispetto di regole di gioco già stabilite. Una sfida non scontata, perchè la responsabilità personale corre sempre il pericolo di essere accecata dal "prevalere dell'interesse e del potere che l'abbagliano", in modo che non arrivi a percepire o non voglia rispettare le esigenze della giustizia nelle situazioni concrete.
Per l'enciclica, questo è il punto in cui "politica e fede si toccano", perché la fede che apre l'uomo ad una relazione con Dio che va oltre le forze della ragione, e "al contempo essa è una forza purificatrice per la ragione stessa", poiché, situandola nella prospettiva di Dio, "la libera dai suoi accecamenti e perciò l'aiuta ad essere meglio se stessa". In questo peculiare rapporto tra la fede e la ragione si manifesta la verità del Vangelo, incontrando la quale l'uomo scopre se stesso.
La Chiesa non pretende di avere una responsabilità immediata nella sfera della politica, bensì mediata attraverso il cammino della coscienza e della responsabilità personale; che la sua partecipazione nella lotta per la giustizia ha luogo attraverso "la purificazione della ragione" e il risveglio delle forze morali dell'uomo. E i fedeli debbono"partecipare in prima persona alla vita pubblica" perché non possono esimersi dalla propria responsabilità nei confronti del bene comune.
Compito dello Stato è non tarpare le ali a questo impeto poiché l'Amore, suscitato dallo Spirito di Cristo, non umilia mai l'uomo, in nessuna delle sue espressioni, ma guarisce, sostiene e potenzia "proprio ciò che è più specificamente umano".
Ricercare il bello, il vero il giusto: questo è quanto ogni persona che sia viva deve fare, in ogni corcostanza, con ogni respiro.
Per questo personalmente aderisco e concordo pienamente a quanto si trova in questo giudizio emesso dalla Compagnia delle Opere, proposizione finale compresa. Il pericolo di grandi ingiustizie, di distruzione dell’umano incombe su di noi. Non giudicatemi allarmista o esagerato, non dico questo per partito preso ma per un giudizio che mi arriva dall’esperienza. Non so se riusciremo a salvare questa nostra società, o se tempi anche più duri di quelli trascorsi ci attendono. Ma occorre fare anche noi, nel piccolo, la nostra parte.


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