Il cielo visto dal basso

Berlicchì?

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Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' sù un pò giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

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There are two equal and opposite errors into which our race can fall about the devils. One is to disbelieve in their existence. The other is to believe, and to feel an excessive and unhealthy interest in them. They themselves are equally pleased by both errors and hail a materialist or a magician with the same delight.

from "The Screwtape Letters"

Ci sono due errori uguali ed opposti nei quali la nostra razza può cadere a riguardo dei diavoli. Uno è non credere alla loro esistenza. L'altro è crederci, e nutrire un eccessivo e insano interesse in essi. Loro stessi sono ugualmente compiaciuti da ambedue gli errori e salutano un materialista o un mago con lo stesso piacere.

da "Le lettere di Berlicche"

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da Marzo 2005:


mercoledì, 08 marzo 2006
Una donna

Il convivere potrà anche sembrare a qualcuno una conquista moderna, ma non lo è certamente. C'era ai tempi di Gesù, e anche nel cosiddetto buio medioevo, dove molti immaginano frati torturatori pronti a mettere al rogo i peccatori. Quanto la realtà sia differente ce ne possiamo accorgere ad esempio sfogliando la storia di S. Margherita.
Siamo nella seconda metà del 1200. Di lei si dice fosse bellissima, e sicuramente un caratterino niente male.
Va a convivere diciottenne con un giovane nobile di Montepulciano, che non la sposa neppure quando nasce un figlio, e che muore assassinato nove anni dopo (la tradizione racconta di un cagnolino che la guida a ritrovarlo cadavere, in un bosco).
I parenti di lui la scacciano con il bambino; e Margherita non può neanche farsi riaccogliere nella casa paterna, dalla quale se n’è andata già una volta dopo aver litigato con la matrigna (ha perso la madre a otto anni). Ed è la città di Cortona che l’accoglie, pur conoscendo la sua situazione che lei certo non nasconde.
Due nobildonne le danno alloggio, e un lavoro come infermiera per le partorienti. Lei provvede a fare educare il figlio (che si farà poi francescano) e dopo il lavoro si dedica agli ammalati poveri, con volontà e talento di organizzatrice: prende con sé alcune volontarie che si chiameranno “Poverelle”, promuove l’assistenza gratuita a domicilio, si fa aiutare da famiglie importanti e nel 1278 fonda per i poveri l’ospedale della Misericordia. Guida le sue collaboratrici, e all’occorrenza è non soltanto infermiera ma anche cuoca e questuante; fa di tutto per chi non ha nulla, neppure la salute.
Ma questa efficiente realizzatrice ha poi una seconda vita, da contemplativa, è capace di evadere da tutto per meditare sulla Passione del Signore in solitudine e dura penitenza. Dorme su graticci o su tavole di legno, in una cella presso la chiesa di San Francesco. Le sue decisioni sono sempre radicali: una domenica ricompare nel suo paese nativo, a Laviano, per raccontare a tutti – in chiesa, durante la celebrazione eucaristica – le sue vicende giovanili, e per chiedere perdono.
Tra i suoi malati e le sue penitenze, Margherita è attenta pure alla vita pubblica della città che l’ha accolta e adottata. Viene spesso gente da lei, nella cella presso la Rocca dove si è stabilita nel 1288: si chiede il suo intervento per mettere pace nelle contese cittadine tra famiglie in lotta, tra guelfi e ghibellini, tra la gente di Cortona e il vescovo di Arezzo, Guglielmo degli Ubertini. Nelle evenienze più varie di vita pubblica e privata diventa un fatto naturale chiedere il suo intervento, raccomandarsi alle sue preghiere, sollecitare i suoi consigli. Nel 1289 Margherita è tra coloro che danno vita alla Confraternita delle Laudi; e anche in questo, nell’amore per il canto religioso popolare, si comporta da vera figlia spirituale di Francesco d’Assisi.
Trascorre gli ultimi anni in solitudine, già venerata come santa, sofferente nel fisico e «arricchita dal Signore con superiori carismi», come dirà di lei il “Martirologio romano”. Papa Benedetto XIII la proclama santa nel 1728. Le sue spoglie mortali si trovano nel santuario a lei dedicato in Cortona. Nei molti dipinti che illustrano la sua vita compare spesso la figura del cane, sua guida nel ritrovare il cadavere dell’uomo con il quale era fuggita.

Ha detto Giovanni Paolo II, nel santuario a Cortona il 23 maggio 1993:
"Giovane di rara bellezza, divenne donna di incomparabile fascino interiore, grazie ai mistici doni soprannaturali di cui Cristo la rivestì. Scoprì che la sua missione era quella di riparare personalmente alla mancanza di amore degli esseri umani verso Dio. Lo fece con la preghiera e con l'azione: passando lunghe ore in contemplazione davanti al Crocefisso, e correndo accanto agli ammalati. Fu soprattutto attiva testimone di carità, fondando un ospedale tuttora esistente. Margherita invita alla conversione, sprona alla fedeltà, incoraggia a seguire il Vangelo. Rivolgiamoci a Lei con fiducia."

Ho cantato spesso le lodi che si ritrovano in quegli antichi manoscritti cortonesi; in essi risplende ancora un poco della luce che arriva da quella donna attraverso le profondità del tempo.

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