Il cielo visto dal basso

Berlicchì?

Utente: berlic
Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio. E questo in particolare svolazza, un po' sù un pò giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.

Berlicche

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There are two equal and opposite errors into which our race can fall about the devils. One is to disbelieve in their existence. The other is to believe, and to feel an excessive and unhealthy interest in them. They themselves are equally pleased by both errors and hail a materialist or a magician with the same delight.

from "The Screwtape Letters"

Ci sono due errori uguali ed opposti nei quali la nostra razza può cadere a riguardo dei diavoli. Uno è non credere alla loro esistenza. L'altro è crederci, e nutrire un eccessivo e insano interesse in essi. Loro stessi sono ugualmente compiaciuti da ambedue gli errori e salutano un materialista o un mago con lo stesso piacere.

da "Le lettere di Berlicche"

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da Marzo 2005:


martedì, 17 novembre 2009
All'insegna dell'osteria

Sono un poco stupito che nella discussione sul crocefisso e l'islamismo rampante non si sia mai citato un romanzo stranamente profetico di quasi un secolo fa.
Il libro narra di una Inghilterra in cui la piaggeria verso l'Islam conduce alla sostituzione progressiva delle croci con la mezzaluna, delle tradizioni occidentali con quelle "turche"; con conseguenze come l'abolizione delle osterie.
La lotta tragicomica di un nerboruto poeta-guerriero irlandese e del padrone di una osteria smantellata per mantenere il diritto al bicchierino, condotta sfruttando la lettera della legge e la conoscenza della propria terra, è la scusa per una robusta satira sociale e una galleria di ritratti di intellettuali più o meno proni al nuovo che avanza.

Stiamo parlando, se ancora non l'aveste riconosciuta, de "L'osteria volante" di G.K. Chesterton. Un'opera che se per certi aspetti appare assolutamente datata - pubblicata nel 1914, già la prima guerra mondiale renderà obsoleto il mondo che descrive - da certi altri lascia stupefatti per la lungimiranza nel prevedere determinati meccanismi che ora, solo ora sono in pieno svolgimento.
Colpiscono soprattutto i ragionamenti usati da alcuni personaggi per affermare la superiorità della cultura islamica. Apparentemente lineari, appaiono tuttavia folli a chi conosca la realtà. E' proprio il cozzo tra la realtà e l'imposizione di una ideologia il tema fondamentale del libro.

Chesterton, che non ancora convertito quando lo scrisse, fallisce tuttavia nell'indicare il vero punto di scontro. Ci gira attorno, ma non lo concretizza mai: quello che rende possibili le osterie, e impedisce gli harem, è proprio quella croce che compare nell'insegna dell'osteria del titolo; e che l'improbabile Profeta che imperversa nelle pagine vorrebbe rimpiazzare per ogni dove, dai tetti ai segni di spunta. 
  
Di fronte all'ingiustizia imposta c'è chi si adegua e chi no: "Ho visto oggi qualcosa di peggio della morte: e il suo nome è Pace".1 Non è il Turco il nemico che Chesterton indica, ma chi pretende di rimpiazzare il mondo "fatto male" con qualcosa di meglio ideato da lui.
Una lettura straordinaria, molto più godibile in lingua originale se si può.
E termino con una delle straordinarie canzoni che lo costellano. Una canzone di amore e, se si può dire, di speranza.

 "Lady, the light is dying in the skies,
    Lady, and let us die when honour dies,
    Your dear, dropped glove was like a gauntlet flung,
         When you and I were young.
    For something more than splendour stood; and ease was
         not the only good
    About the woods in Ivywood when you and I were young.

"Lady, the stars are falling pale and small,
    Lady, we will not live if life be all
    Forgetting those good stars in heaven hung
         When all the world was young,
    For more than gold was in a ring, and love was not a little
         thing
    Between the trees in Ivywood when all the world was
         young." 2

1 -"I have seen something today that is worse than death: and the name of it is Peace."

2 -
Signora, nei cieli ora la luce muore
Signora, fà che moriamo se muore l'onore
Il tuo guanto caduto, cara, era una sfida gettata in più
per me e te, in gioventù.
Perchè là più dello splendore stava
E non solo la comodità importava
Là nei boschi di Ivywood per me e te, in gioventù.

Signora, sta cadendo una stella piccola e smorta
Signora, noi non vivremo se la vita solo importa
dimenticando quelle buone stelle appese lassù
Quando aveva il mondo la gioventù
Perchè c'era più dell'oro in un anello
e non era amore piccola cosa, in quello
Là nei boschi di Ivywood, quando aveva il mondo la gioventù
(traduzione mia)

Una lettera di berlic | link | commenti (9) |
meditabondazioni, gusto e disgusto


Commenti
#1    17 Novembre 2009 - 21:12
 
Caro Berlicche, mi inviti a nozze!
Ci ho pensato eccome. Vedendo parlare Augias mi sembrava di rivedere Lord Ivywood, che svendeva la sua Inghilterra al turco seduttore dietro improponibili arzigogolii intellettuali e politici. C'è anche una pagina molto divertente del romanzo in cui Lord Ivywood propone di abolire il simbolo della croce quando si vota, perchè queto costituirebbe una violazione della laicità. E pensare che fu scritto quasi 90 anni fa...

L'oste
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#2    17 Novembre 2009 - 21:24
 
"Se noi dobbiamo dare un governo rappresentativo ai mulmani inglesi non dobbiamo domandar loro di fare una croce sulla lista elettorale: sembra una sciocchezza ma li può offendere. Così io ho introdotto una piccola riforma permettendo un simbolo facoltativo, tra l'antica croce e un segno curvato, che può essere la mezzaluna e che, siccome è più semplice a farsi, sarà generalmente accettato"

(discorso di Lord Ivywood, pag. 281 dell'edizione Bompiani)


L'oste dell'Osteria Volante
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#3    18 Novembre 2009 - 09:18
 
Farò esattamente su questo un piccolo post, oggi... :-) 
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#4    18 Novembre 2009 - 14:12
 
Se l’Islam diventa partito (Corriere della Sera)

La politica demo­cratica è struttu­ralmente vincola­ta a un orizzonte di breve periodo. La natu­ra del sistema democrati­co spinge gli uomini poli­tici ad occuparsi solo dei problemi che agitano il presente. Le altre grane, quelle che già si intravedo­no ma che ci arriveranno addosso solo domani o dopodomani non posso­no essere prese in consi­derazione. A differenza di ciò che fa la migliore me­dicina, la politica demo­cratica non si occupa di prevenzione. Se così non fosse, una notizia appena giunta dalla Spagna do­vrebbe provocare grandi discussioni entro le classi politiche di tutti i Paesi eu­ropei, Italia inclusa. La no­tizia è che, come era pri­ma o poi inevitabile che accadesse, c’è già su piaz­za un partito islamico che scalda i muscoli, che è pronto a presentarsi con le sue insegne nella com­petizione elettorale di un Paese europeo. Si tratta del Prune, un partito fon­dato da un noto intellet­tuale marocchino, da an­ni residente in Spagna, Mustafá Bakkach.
Ufficial­mente, il suo intento pro­grammatico è di ispirarsi all’islam per contribuire alla rigenerazione morale della Spagna. In realtà, cercherà di difendere e diffondere l’identità isla­mica. Avrà il suo battesi­mo elettorale nelle elezio­ni amministrative del 2011. Se otterrà un succes­so, come è possibile, solle­verà un’onda (ce lo dico­no i flussi migratori e la demografia) che attraver­serà l’intera Europa. L’ef­fetto imitativo sarà poten­te e partiti islamici si for­meranno probabilmente in molti Paesi europei. A quel punto, la strada della auspicata «integrazione» di tanti musulmani che ri­siedono in Europa diven­terà molto ripida e imper­via. Perché? Perché la scel­ta del partito islamico è la scelta identitaria, la scelta della separazione, dell’au­to- ghettizzazione. Si po­trebbe anche dire, para­dossalmente, che quando nasceranno i partiti isla­mici sarà possibile valuta­re davvero quale sia, per ciascun Paese europeo, il reale tasso di integrazio­ne dei musulmani. Per­ché è evidente che il mu­sulmano integrato (per fortuna, ce ne sono già moltissimi), quello che vi­ve quietamente la sua fe­de e non ha rivendicazio­ni identitario-religiose da avanzare nei confronti del­la società europea in cui risiede e lavora, non vote­rà per il partito islamico. A votarlo però saranno co­munque molti altri, sia per adesione spontanea (in nome di un senso di separatezza identitaria) sia a causa della pressio­ne degli ambienti musul­mani che frequentano.

Al pari del partito isla­mico spagnolo, si capisce, ogni futuro partito islami­co europeo dichiarerà (e non ci sarà ragione di cre­dere il contrario) di rifiu­tare la violenza. Non po­trà infatti rischiare (pena il fallimento del progetto politico) vicinanze o con­taminazioni con cellule terroriste più o meno atti­ve o più o meno dormien­ti in Europa. Ma ciò non toglie che l’ideologia dei partiti islamici sarà co­munque quella tradiziona­lista/ fondamentalista.

Sarà l’ideologia della cosiddetta Rinascita islamica, impregnata di valori antioccidentali e, alla luce del metro di giudizio europeo, illiberali. Si tratterà di forze illiberali che useranno la politica per strappare nuovi spazi, risorse e mezzi di indottrinamento e propaganda. Per questo, il loro ingresso nel mercato politico-elettorale europeo bloccherà o ritarderà a lungo l'integrazione di tanti musulmani. Che fare? La politica democratica non può facilmente difendersi da questa insidia. Però le possibilità di successo o di insuccesso dei partiti islamici nei vari Paesi europei dipenderanno da un insieme di condizioni.

Conteranno certamente anche le maggiori o minori chances che ciascun singolo musulmano avrà di ben inserirsi nel lavoro, e di poter accedere, per sé e per la propria famiglia, a condizioni di benessere (ma guai a credere che basti solo questo per annullare le spinte identitarie). Conteranno anche, e forse soprattutto, le caratteristiche istituzionali dei vari Paesi europei. Si difenderanno meglio, io credo, le democrazie dotate di sistemi elettorali maggioritari (che rendono difficile l’ingresso di nuovi partiti) rispetto a quelle che usano l’una o l’altra variante del sistema proporzionale.

La Gran Bretagna ha commesso errori colossali con la sua politica verso l’immigrazione musulmana. Il suo scriteriato «multiculturalismo» ha finito per consegnare all’Islam, e anche all’Islam più radicale, importanti porzioni del suo territorio urbano (al punto che oggi la Gran Bretagna deve persino fronteggiare il fenomeno dei numerosi cittadini britannici, di lingua inglese, che combattono in Afghanistan insieme ai loro correligionari talebani). Tuttavia, quegli errori sono forse ancora rimediabili. Il sistema maggioritario rende infatti molto difficile l’ingresso nel mercato politico britannico di un partito islamico. Diverso è il caso dei Paesi ove vige la proporzionale nell’una o nell'altra variante: l'ingresso è relativamente facile e la politica delle alleanze e delle coalizioni, tipicamente associata ai sistemi proporzionali, garantisce influenza e potere anche a piccoli partiti. Una circostanza che i futuri partiti islamici potranno sfruttare a proprio vantaggio. Da antico, e non pentito, sostenitore del sistema maggioritario penso che quella qui descritta rappresenti una ragione in più per adottarlo.

Angelo Panebianco
18 novembre 2009
utente anonimo

#5    18 Novembre 2009 - 14:46
 
Ringrazio, ma raccomando la regola IV qua a fianco. 
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#6    01 Dicembre 2009 - 10:53
 
Un minareto vagante - Editoriale Samizdat

[..] Mar, 2009-12-01 02:06 — Vilma Vorrei spendere due parole, ma proprio due, sul risultato del referendum in Svizzera contro la costruzione di nuovi minareti. Mi pare che la stragrande maggioranza dei commentatori sia fuori bersaglio, s [..]
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Lightswarrior

#7    01 Dicembre 2009 - 10:59
 
UN MINARETO VAGANTE -EDITORIALE SOL-

[..] Vorrei spendere due parole, ma proprio due, sul risultato del referendum in Svizzera contro la costruzione di nuovi minareti. Mi pare che la stragrande maggioranza dei commentatori sia fuori bersaglio, strumentalmente o no. Non mi stupisce: &e [..]
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Politicus

#8    01 Dicembre 2009 - 12:55
 
UN MINARETO VAGANTE

[..] Vorrei spendere due parole, ma proprio due, sul risultato del referendum in Svizzera contro la costruzione di nuovi minareti. Mi pare che la stragrande maggioranza dei commentatori sia fuori bersaglio, strumentalmente o no. Non mi stupisce: è [..]
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Wallace73

#9    03 Dicembre 2009 - 11:09
 
Un'altra grande storia che profetizza già 100 anni fa, oltre che la dittatura del relativismo, anche tanti fenomeni quali l'avvento dell'eutanasia, è il libro di Benson "Il padrone del mondo". Benson, prete anglicano, anche lui come Chesterton convertito al cattolicesimo.
Pensa che in questo romanzo si parla anche di un aereo caduto a Trafagar Square, e si fa a gara tra i medici che soccorrono le vittime dandogli la "dolce morte" perchè troppo mal ridotti ed un prete cattolico che di nascosto cerca di arrivare prima dei medici per dargli l'estrema unzione.
utente anonimo

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