Il cielo visto dal basso
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Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio.
E questo in particolare svolazza, un po' sù un pò giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.
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da Marzo 2005:
Quando Giam arrivò all'Orlo non gli fece una grande impressione. La distesa arida del deserto lasciava progressivamente spazio a stamberghe, locande scalcinate, squallide tettoie ingombre di rifiuti che si affastellavano come infiorescenze di funghi maligni ai lati della strada polverosa. I venti e la sabbia ne calcinavano le travi e smerigliavano le finestre attraverso cui una umanità grigia come un'infestazione di larve spiava i nuovi arrivati che giungevano in città.
Man mano che i pellegrini si avvicinavano alla Spaccatura gli edifici diventavano più grandi ed antichi, fino al punto in cui crescevano gli uni sugli altri quasi a volersi divorare a vicenda. Ma le facce con cambiavano.
"Siete venuti a vedere la Spaccatura?"
Giam fece cenno ad Ando, il suo compagno di viaggio, di fermarsi. L'uomo che aveva rivolto loro la parola era alto e magro, e vestiva quello che forse un tempo, parecchio prima, era stato un vestito da accademico. Ora era ingrigito, come il suo volto ispido nascosto da spessi occhiali rigati.
"Come sai che siamo nuovi?" Chiese Gianni.
L'uomo ghignò. "Dalle facce, dai vestiti. Chi sta qui per un po' acquista un aspetto diverso, ve ne accorgerete. In ogni caso, per sole cinque monete al giorno vi farò da guida fino a quando non vi sarete ambientati. Conosco bene l'Orlo, e come uomini di cultura non potrete trovare guida migliore di me. Chiedete in giro: io sono Hulio."
Giam squadrò l'uomo. Male in arnese, probabilmente un imbroglione. Ma avevano bisogno di una guida.
"Vada per le cinque monete. Allora, qual'è la via migliore attraverso la Spaccatura?"
Un'ombra attaversò il viso di Hulio per un istante, per svanire immediatamente in un sorriso sdentato. "Difficile dirlo. Vi presenterò i vari metodi, e poi deciderete voi stessi...se vorrete. Intanto, preferite che vi guidi ad un alloggio o vedere subito la Spaccatura?"
Gian e Ando si scambiarono uno sguardo. "La Spaccatura!"
Hulio sorrise, con la bocca se non con gli occhi. "Ci avrei giurato. Seguitemi!"
Le vie erano vecchie, le pietre consumate da generazioni di piedi. Seguirono Hulio per stradine ritorte, odorose d'urina, spezie e di un vago sentore ignoto.
Mentre procedevano tra la gente indifferente ed apatica i pellegrini cominciarono ad udire qualcosa di nuovo. Era un respiro, un ronzio, un brusio; sembrava provenire da tutt'intorno, come se il cielo stesso gemesse con voce monotona e gutturale.
Hulio, continuando a camminare si voltò a mezzo. "Iniziate a sentirla, la vibrazione?"
"Certo...Cos'è?" Urlò Ando per farsi sentire dall'ometto che procedeva spedito.
"Lo chiamano il Lamento, o il Canto dell'Abisso. Alcuni dicono che siano le anime di coloro che sono caduti nella Spaccatura, altri i mostri che si nascondono nelle profondità. Io penso che sia solo il vento che risale dal profondo, ma chi può dirlo? Fa impressione, però, non è vero? Ah, ecco, ci siamo."
L'oscurità del vicolo terminava improvvisamente in una spianata. Il mondo finiva lì.
Alle loro spalle gli edifici vetusti e cadenti di ere remote. Davanti una balaustra e poi un mare d'aria e di nuvole lente e rade, a perdita d'occhio su entrambi i lati e avanti fin dove lo sguardo riusciva a giungere. Lentamente, quasi sorreggendosi l'un con l'altro, si avvicinarono. Il terreno sprofondava verticale giù, giù, sempre più giù fino a quando svaniva in una nebulosa nebbia oscura.
Hulio sussurrava piano, senza guardarli, anche lui come loro lo sguardo che affondava nel profondo.
"Nessuno sa per quanto scenda. Terliz, trent'anni fa, si calò per otto chilometri e ancora non vedeva il fondo. Chenu arrivò fino a dodici, prima che si spezzasse il cavo..."
Ma gli occhi di Gian scrutavano in avanti. Distante, dove le nuvole incontravano le nebbie, oltre l'azzurra lontana foschia, c'era l'altro lato della Spaccatura. Era forse quell'ombra chiara, laggiù? O solo l'immagine del suo desiderio? "Non si vede la Città."
Hulio ridacchiò. "C'è gente che è qui da anni e non l'ha mai vista. Bisogna essere fortunati, veramente fortunati, o perseveranti, per scorgerla. Occorrono le giuste condizioni..."
"E tu l'hai mai vista?"
"Hulio storse un poco la bocca. "Due volte," ammise come a malincuore "ma non è che ne sia così sicuro. Nessuno ha mai dimostrato che esista veramente. Può essere stata anche un'illusione."
"E cos'è che hai visto?"
Per un attimo gli occhi di Hulio si velarono. "Torri d'oro, e palazzi dalle mura colorate che rilucevano al sole, e giardini..." lo sguardo s'indurì "Ma potrei essermi sbagliato."
"Dicono che a volte il vento ne abbia il profumo"
"Dicono tante cose" fece Hulio alzando le spalle.
"Noi vorremmo andare laggiù" intervenne Ando.
"E chi non lo vorrebbe? Ma è impossibile." Hulio scosse la testa
"Nessuno c'è mai riuscito?"
"Nessuno che ne sia tornato. Alcuni dicono di sì, ma mentono, debbono mentire. Meglio per voi levarvelo dalla testa, dimenticare questa faccenda e tornare indietro mentre ancora potete. Mille volte meglio vivere facendo finta che la Città e tutta la maledetta Spaccatura non esista che crepare nel tentativo di attraversarla verso un'illusione." Si voltò e sputò. Lo sputo ricadde oltre l'Orlo, giù, giù.
"Non possiamo tornare indietro. Abbiamo venduto tutto quello che avevamo per pagarci il viaggio fin quaggiù!"
"Ah sì? Spero che abbiate conservato un po' di soldi per pagarmi. Volete vedere cosa succede agli illusi? Ecco, guardate là, quei tizi. Se conosco un minimo questo posto ci sarà uno spettacolo interessante."
Hulio li guidò fino al punto dove un'assembramento di persone faceva circolo intorno ad un giovane muscoloso. Una sottile intelaiatura reggeva delle grandi ali di tela collegate con pulegge e carrucole a cinghie di cuoio. Il ragazzo si legò le cinghie a braccia e gambe. Poi, aiutato e salutato dalla folla, si lanciò dalla balaustra. il tuffo si mutò in una elegante planata verso l'alto, accompagnata dalla urla di incoraggiamento degli astanti.
Giam, Ardo e Hulio lo guardarono allontanarsi sempre più, mentre azionate dai potenti muscoli le ali battevano sostenendo l'uomo nel suo volo. Il fragile aliante era ormai un punto nell'azzurro grigiore.
"Ce la fa!" Esclamò Gian.
Hulio scosse la testa. "Continuate a guardare"
Il punto distante stava perdendo quota. Le ali battevano, ma presto il loro movimento rallentò.
"Deve essere stanco..." sussurrò Ardo.
Il puntolino fu ingoiato dalle brume. Le persone della folla si allontanarono in silenzio, ad una ad una. Qualcuno piangeva.
"Nessuno può sostenere da solo il proprio peso così a lungo. Forse sarebbe possibile in condizioni ideali: ma nella Spaccatura soffiano forti venti, e ci sono correnti che salgono e scendono nell'abisso, portandovi con loro."
Hulio si voltò verso i due pellegrini ammutoliti. "Adesso, cerchiamo un alloggio?"
Ardo si sedette di schianto sulla sedia. A parte Giam, la locanda era quasi vuota. L'oste puliva il bancone con uno straccio lurido.
"Niente, credo che anche i sicoriti siano un imbroglio. E' due settimane che li frequento e non ho ancora parlato con nessuno che sia stato nella Città. E c'è gente che li frequenta da anni."
"Almeno non ti chiedono soldi come gli altri." Sbuffò Giam.
"Ma questo non ci porta più vicino alla soluzione. E tu?"
"Zomla ha fatto decollare il Pallone stamattina."
"E...?" Ardo si protese verso l'amico
"Il vento li spinti all'indietro, verso il deserto, proprio come Hulio aveva pronosticato. Si sono schiantati sulle colline."
"Oh."
Giam sorseggiò il vino dal bicchiere, che però era vuoto. Con una smorfia lo riempì. "Comincio a credere che Hulio avesse ragione su tutto. Sono settimane che giriamo e non siamo più vicini alla Città del momento in cui siamo arrivati."
Ardo scrutò il volto dell'amico. "Giam..."
"Sì?" Fece Giam guardandolo attraverso il bicchiere.
"Cominci ad avere la loro faccia"
Giam impallidì. Posò il vino. Nessuno dei due aveva altro da dire.
Ardo e Giam camminavano tra la gente il cui volto stanco, vuoto, ormai non aveva più segreti. Era il volto di chi ha rinunciato a cercare, di chi ha perso la speranza e si accontenta di vivacchiare.
"Guarda là", indicò Ardo.
Appoggiato alla balaustra, scrutando il vuoto, c'era Metuo. Era uno dei più vecchi abitanti del luogo. Sembrava essere arrivato lì prima di tutti gli altri che i due avessero conosciuto. Eppure non era trascolorito come la maggior parte degli abitanti della città. Giam lo aveva visto diverse volte, di prima mattina, affacciato sull'Abisso con gli occhi socchiusi ad ascoltarne il Lamento, gustando il canto antichissimo come se fosse nuovo, intriso di voci misteriose che lui solo poteva udire.
I due si avvicinarono. L'anziano li sentì giungere, li squadrò per un attimo, poi tornò a guardare la Spaccatura.
"Già in giro, ragazzi?"
Ardo seguì lo sguardo del vecchio, ma le brume erano fitte e non si vedeva alcunchè.
"Siamo stati a vedere le fondamenta del nuovo ponte..."
Metuo sbuffò. "Sarà un fallimento come gli altri. Nessuno che sia nato al di qua della Spaccatura può trovare la strada per raggiungere la Città. E' oltre le forze di chiunque."
Giam e Ardo si guardarono. "Quindi tu dici che è impossibile giungere alla Città?"
Il vecchio aggrottò le sopracciglia. "Non siate sciocchi! Non ho affatto detto questo!"
"Ma tu..."
"Ho detto che nessuno che sia nato da questa parte della Spaccatura può raggiungere la Città."
"Questo è rimbecillito", pensò Giam. "Sì, ma noi siamo tutti nati al di qua..."
"E allora non vi resta che trovare qualcuno che sia nato al di là della Spaccatura, e seguirlo." Tagliò corto l'anziano. Fece un cenno verso la piazza, e si voltò dinuovo a contemplare il vuoto non degnando più di un'occhiata i due.
"Che ne pensi?" Domandò Ardo a Giam mentre si allontanavano dalla balconata.
"Non so che dire. Sembrava sapere qualcosa." Scrutò la piazza. "Guarda laggiù."
Una persona stava attraversando la piazza. Ogni tanto salutava qualcuno, scambiava due parole con un altro. Dove passava sembrava che il grigiore si sollevasse, che colore nuovo affluisse sul volto delle persone.
"Tu sai chi è quello?" chiese Giam al suo compagno.
"Se è chi penso, è un mastro carpentiere di Borgo dell'Altura. Ho sentito cose strane su di lui, ma non ci avevo prestato attenzione..."
Si scambiarono uno sguardo, e iniziarono a seguirlo.
Erano già nella parte periferica della città, dove le case vecchie finivano, quando il pedinato si fermò ad aspettarli.
Si avvicinarono imbarazzati. Lui li guardò con tranquillità. "Desiderate qualcosa?"
Giam deglutì. Non sapeva cosa dire. "Mi scusi, desidereremmo scambiare con lei due parole..."
Lui sorrise "Casa mia non è distante. Venite."
Il sole stava iniziando appena a declinare.
Giam si sedette sul muricciolo che dava sulla Fenditura. Quanto tempo passato dalla prima volta che l'aveva veduta. Una vita intera. Ma non aveva dimenticato niente di quei momenti. Chissà perchè gli erano tornati in mente proprio adesso? Sospirò. Davanti a lui il vento soffiava sempre uguale. Il Canto dell'Abisso, di cui ormai aveva imparato ogni nota, una musica oltre ogni immaginazione umana. Aveva ragione il vecchio Metuo, tanti anni prima: con le proprie forze non si può apprendere la strada. Solo chi ci è nato te la può mostrare, invitarti, farti entrare. Aguzzò gli occhi, scrutando nelle nebbie vorticanti, ma l'Orlo rimaneva nascosto, lontano, con la sua umanità dolente e grigia. Sospirò, si voltò e la Città lo riavvolse con i suoi profumi, il mormorio dei suoi giardini, la sua tranquilla bellezza di cui non si sarebbe mai saziato.


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