Il cielo visto dal basso

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio.
E questo in particolare svolazza, un po' sù un pò giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.
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da Marzo 2005:
E' fantastico, straordinario, entusiasmante il discorso che Benedetto XVI ha fatto davanti all'Assemblea dell'ONU lo scorso 18 Aprile. Sono parole che viaggiano mille miglia sopra le grettezze delle circostanze ma che permettono di giudicarle con viso sereno e animo retto.
Cercherò di ricapitolarne i punti salienti, sebbene sia tutto di tale intensità e profondità e bellezza da renderlo difficile.
Il Pontefice ha esordito ricordando che i popoli attendono che l'ONU sia una famiglia armoniosa di Nazioni, una casa comune.
Gli Stati hanno dato vita ad obiettivi universali che, pur non essendo la totalità del bene comune, ne fanno parte. Per venire incontro alle giuste aspirazioni dei popoli ci si impone delle regole vincolanti.
Per la Santa Sede ciò è buono quando è ispirato e governato dal principio di sussidiarietà - cioè aiutare e sostenere quanto è giusto senza imporlo dall'alto - ma non può essere subordinato all'interesse o al veto di pochi. Occorre che "tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino una prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e nella promozione della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta."
Ma attenzione: "è necessario riconoscere il superiore ruolo che giocano le regole e le strutture intrinsecamente ordinate a promuovere il bene comune, e pertanto a difendere la libertà umana. Tali regole non limitano la libertà; al contrario, la promuovono, quando proibiscono comportamenti e atti che operano contro il bene comune, ne ostacolano l’effettivo esercizio e perciò compromettono la dignità di ogni persona umana. Nel nome della libertà deve esserci una correlazione fra diritti e doveri, con cui ogni persona è chiamata ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte, fatte in conseguenza dell’entrata in rapporto con gli altri."
Tanto per nominare una di queste strutture: la famiglia.
Da notare come il Papa ritorni sul concetto di dovere e sul bene comune. Senza questi ogni consesso di nazioni diventa un arraffa, mangia e imponi al servizio dei più forti. E questo è evidente nell'uso della scienza, quando questa pretende di "violare l’ordine della creazione". Ma "Questo non richiede mai una scelta da farsi tra scienza ed etica: piuttosto si tratta di adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici."
Poi richiama il principio della responsabilità di proteggere. Ovvero, "se gli Stati non sono in grado di garantire protezione (...), la comunità internazionale deve intervenire"; "è l’indifferenza o la mancanza di intervento che recano danno reale."
Insomma, grande potere esige grande responsabilità. Particolarmente interessante il passo seguente:
Il principio della “responsabilità di proteggere” era considerato dall’antico ius gentium quale fondamento di ogni azione intrapresa dai governanti nei confronti dei governati: nel tempo in cui il concetto di Stati nazionali sovrani si stava sviluppando, il frate domenicano Francisco de Vitoria, a ragione considerato precursore dell’idea delle Nazioni Unite, aveva descritto tale responsabilità come un aspetto della ragione naturale condivisa da tutte le Nazioni, e come il risultato di un ordine internazionale il cui compito era di regolare i rapporti fra i popoli. Ora, come allora, tale principio deve invocare l’idea della persona quale immagine del Creatore, il desiderio di una assoluta ed essenziale libertà. La fondazione delle Nazioni Unite, come sappiamo, coincise con il profondo sdegno sperimentato dall’umanità quando fu abbandonato il riferimento al significato della trascendenza e della ragione naturale, e conseguentemente furono gravemente violate la libertà e la dignità dell’uomo. Quando ciò accade, sono minacciati i fondamenti oggettivi dei valori che ispirano e governano l’ordine internazionale e sono minati alla base quei principi cogenti ed inviolabili formulati e consolidati dalle Nazioni Unite. Quando si è di fronte a nuove ed insistenti sfide, è un errore ritornare indietro ad un approccio pragmatico, limitato a determinare “un terreno comune”, minimale nei contenuti e debole nei suoi effetti.
Benedetto pone come fondamento delle Nazioni Unite la legge naturale e la persona quale immagine di Dio, e dice che i guai cominciano quando si sceglie di ignorare questo. E' un richiamo fortissimo e devastante contro la concezione puramente materiale dell'essere umano e del cosmo, che evidenzia essere inefficace e inconcludente. E lo ribadisce ancora:
"È evidente, tuttavia, che i diritti riconosciuti e delineati nella Dichiarazione si applicano ad ognuno in virtù della comune origine della persona, la quale rimane il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia. Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l’interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti. Non si deve tuttavia permettere che tale ampia varietà di punti di vista oscuri il fatto che non solo i diritti sono universali, ma lo è anche la persona umana, soggetto di questi diritti."
Ma chi ha il coraggio, Papa a parte, di dire queste cose? Di difendere così la persona, cioè me, cioè te?
Qual'è però il rischio? Che qualcuno stacchi i diritti umani dalla loro fonte, così da strumentalizzarli:
Tuttavia il bene comune che i diritti umani aiutano a raggiungere non si può realizzare semplicemente con l’applicazione di procedure corrette e neppure mediante un semplice equilibrio fra diritti contrastanti. (...) Oggi però occorre raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione e di comprometterne l’intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari. (...)
L’esperienza ci insegna che spesso la legalità prevale sulla giustizia quando l’insistenza sui diritti umani li fa apparire come l’esclusivo risultato di provvedimenti legislativi o di decisioni normative prese dalle varie agenzie di coloro che sono al potere. Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale, che è il loro fondamento e scopo. Al contrario, la Dichiarazione Universale ha rafforzato la convinzione che il rispetto dei diritti umani è radicato principalmente nella giustizia che non cambia, sulla quale si basa anche la forza vincolante delle proclamazioni internazionali.
Coloro che ad esempio negano la trascendenza, o il valore della religione, vanno in questo senso:
Il rifiuto di riconoscere il contributo alla società che è radicato nella dimensione religiosa e nella ricerca dell’Assoluto – per sua stessa natura, espressione della comunione fra persone – privilegerebbe indubbiamente un approccio individualistico e frammenterebbe l’unità della persona.
Come dice il Papa nell'Enciclica Spe salvi, “la sempre nuova faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane è compito di ogni generazione”.
E' per dire queste cose il Papa è stato all'ONU; per ribadire, come il suo grido conclusivo, "Pace e prosperità con l'aiuto di Dio!"
PS: E' indicativo che qualcuno abbia banalizzato sulla stampa il messaggio del Papa come "I diritti dell'uomo diventano deboli se perdono il loro radicamento nell'etica". Ma quale etica!


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