Il cielo visto dal basso

Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio.
E questo in particolare svolazza, un po' sù un pò giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.
Ambricourt
AnnaVercors
Aqua
Cara BeltÃ
Cittadella
Cultura Cattolica
CuoreDiPizza
Definitivo
DeLiberoArbitrio
Domenicale
Factum
Faramir
Giona
Kattoliko
La filosofia di Orazio
Lo Spillo (ex Fenici)
Mascellaro
Monastero virtuale
Nihil alieno
Non prevalebunt
Pseudopensieri
Quidestveritas
Rockers Estinti
Sguardoleale
Socci
Sorvegliato Speciale
Storia Libera
StranaU
Sussidiario
To kalon
Upi
Vino e Mirra
Zaccheo
visitato *loading* volte
da Marzo 2005:
E' il 1848, 8 giugno. E' appena scoppiata la prima guerra d'Indipendenza, le truppe piemontesi si muovono in Lombardia. Ma di cosa si sta occupando il governo del Regno di Sardegna?
Sta cacciando via i gesuiti.*
Il 2 marzo Carlo Alberto aveva già decretato l'espulsione di tutti i gesuiti stranieri, e l'incameramento dei loro beni. L'avvocato Cesare Leopoldo Bixio presenta un progetto di legge** riguardanti quelli "nazionali". I 160 gesuiti ancora presenti sono costantemente sorvegliati dalla polizia, i loro collegi già espropriati e convertiti ad uso militare. Ma non basta ancora, evidentemente. Di cosa li si accusa?
"Semi di discordia" e "Rappresentanti di un funesto passato", ne dice Bixio***; "Cacciando lontano la lue gesuitica intendemmo liberare il paese dalle sue malefiche influenze, di liberare la gioventù nostra dai pericoli di un'educazione corrompitrice", chiosa Valerio. Per Bottone "Ognuno sa che la esistenza della compagnia è incompatibile colla libertà, colla civiltà, colla prosperità dei popoli." Indicativo quanto dice il massone Chenal: "L'istituto gesuitico non è tanto un ordine religioso, quanto un ordine politico con la missione di favorire la schiavitù dei popoli(...), di inculcare nell'animo ancora tenero dei fanciulli mille pregiudizi contrari alla libertà. E' una sorta di massoneria che però, al contrario di quella che porta questo nome, non ha per fine ultimo che un dominio senza fine." Cavallera sostiene che non si può "in coscienza" essere cattolici e Gesuiti al tempo stesso, e in definitiva si sostiene che la Compagnia di Gesù è uno strumento di Satana.
Ma perchè tanto accanimento contro i Gesuiti?
Ignazio di Loyola fonda la sua Compagnia nel 1534. I Gesuiti sono tenuti ad una obbedienza totale al Papa, che li porterà da una parte ad essere missionari nelle terre più remote, Americhe, Cina e Giappone; e dall'altra a scontrarsi frontalmente con la Riforma Protestante. Spesso di elevata cultura, scienziati, universitari, di disciplina ferrea e rettitudine morale esemplare, conquisteranno posti rappresentativi nelle corti europee ottenendo con i loro collegi il monopolio dell'istruzione della gioventù che conta.
Saranno quindi i primi bersagli da abbattere per tutte quelle forze che sono ostili a Roma e che vedono in essi il maggiore ostacolo ai loro piani. "Quando avremo distrutto i gesuiti avremo buon gioco contro l'Infame": l’"Infame" che, secondo la celebre espressione di Voltaire, la rivoluzione illuministica deve "schiacciare" non è solo la Chiesa cattolica, ma è la stessa religione e infine lo stesso Dio. E Voltaire aveva studiato dai Gesuiti.
Il mito relativo alle perfidie dei gesuiti, diffuso da un complotto illuministico e massonico le cui fila sono ormai ben note, penetrerà perfino nella Chiesa e porterà nel 1773 alla soppressione temporanea della Compagnia di Gesù da parte del Pontefice Clemente XIV, moralmente e fisicamente minacciato dall’ambasciatore spagnolo, l’illuminista Monino.
Il Parlamento sabaudo decreterà alla fine l'espulsione dei gesuiti, che non saranno difesi praticamente da nessuno.
Non è che il primo passo, Voltaire aveva visto giusto. Negli anni seguenti uno dopo l'altro tutti gli ordini religiosi saranno espropriati e cacciati dai governanti piemontesi****, che giungeranno fino ad impadronirsi della stessa Roma. Spesso portando a motivo che "Per i gesuiti si era già fatto, e nessuno aveva protestato" e "Tutto ciò che è venuto a contatto coi Gesuiti deve essere considerato come contaminato".
I Savoia, in tal maniera, si procureranno le credenziali e i fondi per il loro assalto finale al resto dell'Italia. Ma di questo parleremo poi.

*Angela Pellicciari, "Risorgimento da riscrivere", ed. Ares
**Atti del Parlamento Subalpino, Documenti, I, p.66
***Atti del Parlamento Subalpino, Discussioni, I, p.125-422
**** Prima furono cacciati gli ordini "gesuitanti", poi nel 1854, tutti gli altri
E non state contenti alle piccole cose, perocchè Egli le vuole grandi.
Caterina da Siena
Questa è la frase che mi è venuta in mente sabato sera ascoltando Cleusa Ramos e Marcos Zerbini.
Certe volte capita che gli idealisti, gli utopisti parlino con sicurezza di quello che dovrebbe fare l'uomo - aiutare tutti, amare tutti: una cosa che ha fatto tremare i polsi anche ai più grandi santi di Dio, che l'uomo concreto invece lo conoscevano bene.
Ma è quello che ha mosso i due amici brasiliani di cui sopra, che hanno cominciato venticinque anni fa a rispondere ad una necessità concreta - dare una casa a chi non ce l'ha.
Con una modalità, se vogliamo, innovativa: non occupare, prendere con la forza: ma risparmiare, acquistare, e da lì costruire. Così è nato a San Paolo il movimento dei Senza Terra.
In questa maniera 18000 famiglie hanno avuto il loro tetto. E scuole, e servizi, perchè le necessità non si arrestano ai soli muri.
Ma, come ci ha raccontato Cleusa, "C'erano le case, c'erano le scuole, la luce, ma non vedevo la gente felice. Pensavo che una volta che avessero ottenuto le case sarebbero stati felici. Ma costruivano tra loro mura sempre più alte.
Ero triste, pensavo di smettere tutto. Ma da piccola ho sempre pregato "Signore, mostrami la strada"..."
Poi l'incontro con un giovane medico del movimento di Comunione e Liberazione. E l'indicazione arriva.
"La tristezza era presente perchè pensavamo che toccasse a noi fare tutto. La prima cosa che abbiamo imparato è che a noi tocca dire sì, il resto spetta a Cristo. Quando abbiamo imparato che le facevamo queste cose non per le persone, ma per Cristo è come se la più grande allegria del mondo ci fosse arrivata addosso."
E, rivolgendosi a noi: "Non vi rendete conto di quello che avete incontrato: noi sì, era tutta la vita che l'aspettavamo."
Questa donna dal volto indio piccola, grassa, con la quarta elementare, che piangeva mentre l'applaudivamo, dall'umanità immensa, adesso è riuscita a far sì che migliaia di ragazzi della sua gente potessero studiare in università, ottenendo spazi per loro là dove non ce n'erano.
Non insegnamo con la parola, insegnamo con l'esempio. Guardiamo e facciamoci guardare.

Caro Malacoda,
Mi è giunta voce che sei riuscito a fare compiere dei peccati importanti al tuo protetto. Questo è sicuramente bene, ma non basta. Devi cercare di immunizzarlo dal rimorso. Devi convincerlo che se la sua vita va storta a causa di quello che fa non è colpa sua, ma dei suoi genitori, o di quello che ha bevuto, o di qualcosa di tremendo di cui ha perso la memoria. Certamente non sua, perchè è una persona simpatica. Che è una cosa terribile che le cattive influenze lo abbiano spinto a fare delle scelte sbagliate. Che non si deve sentire sminuito, anzi, può continuare con quello che in fondo non è un vero sbaglio, perchè la responsabilità non è sua. E' la società che è marcia, e i politici non fanno nulla, e neanche i giornalisti.
C'è sempre qualcuno da accusare per tutto il male del mondo. A volte accusano pure noi diavoli. Fesserie: è noto a tutti che la colpa di tutta è del Nemico che non ha accettato le nostre giuste richieste.
Ah, comodo per lui. Ha fatto un mondo da schifo, lasciando mano libera agli esseri umani che l'insozzassero, e pretende che basti caricare le colpe di tutti loro su suo Figlio per ripulirsi.
E quindi noi demoni su chi scarichiamo la responsabilità? Non ci resta da fare che quel che facciamo: le colpe mangiarcele, insieme con i colpevoli.
E non hanno poi un sapore così schifoso.
Tuo zio Berlicche

"E’ azzardato pensare che una coordinazione di parole (altro non sono le filosofie) possa somigliare di molto all’universo. E’ anche azzardato pensare che di quelle coordinazioni illustri, qualcuna ‑ seppure in modo infinitesimale ‑ non sia alquanto più somigliante delle altre." Jorge Luis Borges
Una mappa è uno dei modi con cui approssimiamo la realtà. Tanto più la scala della mappa è grande tanto più essa è precisa. Una mappa in scala 1:1 coinciderebbe con il terreno rappresentato: una cartina grande come una nazione, scomoda da portare in tasca e già vecchia nell'istante in cui venisse completata.
Posso cercare di descrivere l'Universo a parole: ma dovrei avere tante parole da riempire l'Universo per poterlo fare.
Chi, come me, ha studiato le tecniche di approssimazione, sa che meno informazione mi porto dietro peggiore è la qualità che ottengo. Ma è in genere accettabile perdere i particolari se si conserva il senso.
Potrei approssimare un quadro con un'immagine che riproducesse punto per punto l'originale. Eppure non sarebbe l'originale. Ma se voglio solo dare l'idea di com'è il quadro mi basta l'immagine approssimata e compressa che inserisco nel mio post. E' prezioso quello che perdo? Certo. Ma non è essenziale.
Quindi è sbagliato dire che non potremo mai arrivare a certezze perchè non siamo in grado di accogliere tutti i fattori? Sì, perchè si confonde informazione con il senso della stessa. Io capisco il senso di una immagine anche quando questa è una infinitesima frazione dell'originale. Il solo modo che ho di perderne il senso consiste nel rifiutarsi di dargliene uno.
Il sostenere che non possiamo dare un senso alla vita, o a quello che ci circonda, o che tutte le religioni sono uguali, che ogni punto di vista è valido equivale a dire che bisognerebbe smettere di vivere perchè non possiamo interpretare il mondo. Che siamo incapaci di distinguere il bianco dal nero, il giorno dalla notte: che tutte le coordinazioni di parole, tutte le mappe del cielo sono identiche.
Io guardo fuori e vedo il giorno. Fidatevi, questo è il senso del cielo.

Quando ero giovane - più giovane, intendo - Ero convinto di conoscere perfettamente il territorio nei dintorni di casa mia.
Visitavo ad uno ad uno i paesi, spingendomi fino a dieci, venti chilometri di distanza. Non mi rendevo conto allora che, tra una e l'altra delle strade che percorrevo, c'era una rete fittissima di stradine più piccole, viottoli spesso sterrati, che portavano in luoghi a me sconosciuti pur avendoli tante volte sfiorati di lontano.
Potrei parlare per ore delle vie che conoscevo un tempo. Il mio blog non basterebbe a contenere quello che so ora di queste stradicciole che corrono tra acacie fiorite e cascine sperdute. E tutti i libri del mondo non riuscirebbero a descrivere completamente un solo metro quadro di questa campagna, il colore e la forma dei fiori e delle creature in esso contenute.
Quindi come potrei presumere di riuscire a descrivere la vita di un uomo, la mia vita, in poche righe? Una vita si descrive vivendo, vedendola vivere, e non se ne può conoscere che una piccola parte; anche se è la nostra.
Perciò abbiate pietà di me se a volte posso sembrarvi intellettuale, o teorico. Dipende dal fatto che lo sono.
Non sono le parole a potere spiegare una vita. E, se ci tentano, sono come un balbettio nell'infinitamente ricco canto del Creato.

Pare che da qualche parte ci siano ancora sostenitori del fatto che la terra sia piatta. Che in realtà sia sferica è un fatto che era già accettato nel Medioevo, molto prima di Colombo. Gli oppositori del viaggio del navigatore non contestavano che sarebbe caduto di sotto, ma la distanza della Cina, molto maggiore di quella che Colombo supponeva; e avevano ragione. In mancanza di un'America allora sconosciuta e difficilmente ipotizzabile le tre caravelle non sarebbero altro che una nota in qualche registro polveroso di navi scomparse nell'ignoto.
Chi, nonostante tutto, non fosse ancora convinto, può provare ad utilizzare quel magnifico programma di nome Google Earth. Realmente tramite esso tutto il nostro pianeta è a portata di occhio, e la geografia diventa immediatamente comprensibile.
Non so se abbiate mai ingrandito porzioni di terre mai sentite in remoti angoli del globo. Se vi siate domandati incuriositi le ragioni delle strane strutture circolari perse nel deserto australiano, o vi siate meravigliati dei colori della remota Kerguelen, o chiesto come si sta nei fiordi della Groenlandia in bilico tra primavera e ghiaccio. Scoprendo quanto siamo piccoli e quanto piccolo sia il nostro mondo, e nello stesso tempo così colmo di cose da scoprire, da vedere, da imparare.
Come avessimo l'Aleph di Borges, che contiene tutto l'universo in un singolo punto, compiamo viaggi impensabili ai nostri avi. Gozzano e Salgari finsero terre mai vedute. Noi possiamo librarci su quelle terre lontane. Ma vedere ci renderà più saggi?

Se siete curiosi di sapere cosa fosse la visione del mondo che andava per la maggiore un duemila anni fa, quale il tipo di vita allora proposta, allora uno dei metodi migliori è vedersi il terzo capitolo della saga dei "Pirati dei Caraibi".
"Ai confini del mondo" è un esempio perfetto di film pagano. Non anticristiano, non blasfemo, ma perfettamente ed esplicitamente pagano. Il cristianesimo vi è assente in modo completo. I protagonisti si muovono, agiscono, pensano come avrebbero potuto fare greci o romani di venti secoli fa.
Non è distrazione, è operazione consapevole: la terra dei morti che vi è descritta sembra un misto tra quelle di Egitto, Grecia e Giappone; e vi compare persino una Dèa del mare, assolutamente amorale, umorale ed inutile.
Gli uomini si muovono spinti da un Fato senza misericordia nè perdòno; L'amore è passionale, ma di una passione gelida e in fondo cinica. Il tradimento è la norma, affiancato al moralismo verso una Legge assurda da seguire alla lettera. I pirati hanno la faccia di biacca triste di chi è già morto da tempo ed è tenuto insieme solo dal vizio e dall'egoismo.
Il destino finale dell'uomo è un viaggio senza scopo in cui si muove attonito, un'Ade senza pena nè soddisfazione, un grigiore fetido ed eterno nella nebbia o sotto stelle ghiacce e indifferenti. Gli uomini sono burattini di un gioco inutile, comparse che muoiono a frotte, provocando un fremito di orrore che si tramuta in sbadiglio. Quel puntolino che esplode con la nave roteando le braccia, viene spazzato da una cannonata o penzola dal capestro (potrei essere io, potresti essere tu) non è mai una persona. E' un'ombra, una formica, che non avendo scopo non ha valore.
Non c'è misericordia.
E' assente il Dio della misericordia, quello che abbraccia tutto e tutti, e chiede: qual'è il senso di quello che stai facendo, Uomo? Quale tesoro stai inseguendo?
Ma questo i pirati e loro accoliti ed avversari non se lo domandano mai, persi dietro i loro sogni sanguinosi e vani.

Ci sono, e ci saranno sempre, quelli che pensano di pensare meglio degli altri.
C'è chi questa attitudine la tiene privata, magari limitandosi a qualche mugugno di tanto in tanto. E chi invece usa questa convinzione per cercare di progettare un mondo nuovo, magari da imporre a tutti.
Progettare un mondo nuovo è un compito impegnativo. Ci ha provato Dio, e le sue creature passano gran parte del tempo a criticarLo per questo o quell'aspetto.
Pensate quando invece di un Dio Onnipotente ci prova un uomo.
Un tempo si chiamavano fabbricanti di utopie, o Illuminati, o intellettuali se rimanevano nel teorico; despoti quando riuscivano in qualche maniera a prendere il potere. Gente convinta di possedere la realtà: e se la realtà non si adegua, peggio per lei.
Ci sono quelli che riscrivono i discorsi del Papa ad uso delle masse, magari alterando lievemente i concetti espressi, oppure provano a sostenere che il Papa stesso sarebbe meno influente di Anwar Ibrahim o Ashfaq Kayani o Bartolomeo I. O di Mia Farrow, se è per questo.
Ci sono quelli che sì, il popolo è importante, ma se ha un'opinione diversa dalla mia allora non hanno capito niente e sono tutti fascisti, o qualunquisti, o con il cervello all'ammasso. Tipo certi ex-ministri di un ex governo ampiamente delegittimato, che si tolgono qualche sfizio personale quando non possono essere più giudicati dai loro (ex) elettori.
Ho appena finito di leggere un interessante libro di sociologia applicata alla storia. La tesi, convincente, è che il monopolio di qualunque cosa (dalla produzione di lana alla religione) è sempre un male in primis per l’oggetto del monopolio.
Avete presente la sussidiarietà? L'ha citata anche il Papa nel suo discorso all'ONU. E' l'opposto del monopolio, dello statalismo e del despotismo. E’ aiutare ad emergere ogni realtà, anche la più piccola, senza imporre il proprio modo di vedere, forse anche giusto, su tutti. E' il metodo per far fiorire un popolo, valorizzando la sua ricchezza, la ricchezza della realtà che non è riconducibile a quello che anche il più intelligente degli uomini può pensare.
I santoni del pensiero unico, i fabbricatori di utopie a questo non ci stanno. Sarà la storia a prendersi cura di loro. La verità ha un metodo tutto suo per farsi valere.

E' fantastico, straordinario, entusiasmante il discorso che Benedetto XVI ha fatto davanti all'Assemblea dell'ONU lo scorso 18 Aprile. Sono parole che viaggiano mille miglia sopra le grettezze delle circostanze ma che permettono di giudicarle con viso sereno e animo retto.
Cercherò di ricapitolarne i punti salienti, sebbene sia tutto di tale intensità e profondità e bellezza da renderlo difficile.
Il Pontefice ha esordito ricordando che i popoli attendono che l'ONU sia una famiglia armoniosa di Nazioni, una casa comune.
Gli Stati hanno dato vita ad obiettivi universali che, pur non essendo la totalità del bene comune, ne fanno parte. Per venire incontro alle giuste aspirazioni dei popoli ci si impone delle regole vincolanti.
Per la Santa Sede ciò è buono quando è ispirato e governato dal principio di sussidiarietà - cioè aiutare e sostenere quanto è giusto senza imporlo dall'alto - ma non può essere subordinato all'interesse o al veto di pochi. Occorre che "tutti i responsabili internazionali agiscano congiuntamente e dimostrino una prontezza ad operare in buona fede, nel rispetto della legge e nella promozione della solidarietà nei confronti delle regioni più deboli del pianeta."
Ma attenzione: "è necessario riconoscere il superiore ruolo che giocano le regole e le strutture intrinsecamente ordinate a promuovere il bene comune, e pertanto a difendere la libertà umana. Tali regole non limitano la libertà; al contrario, la promuovono, quando proibiscono comportamenti e atti che operano contro il bene comune, ne ostacolano l’effettivo esercizio e perciò compromettono la dignità di ogni persona umana. Nel nome della libertà deve esserci una correlazione fra diritti e doveri, con cui ogni persona è chiamata ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte, fatte in conseguenza dell’entrata in rapporto con gli altri."
Tanto per nominare una di queste strutture: la famiglia.
Da notare come il Papa ritorni sul concetto di dovere e sul bene comune. Senza questi ogni consesso di nazioni diventa un arraffa, mangia e imponi al servizio dei più forti. E questo è evidente nell'uso della scienza, quando questa pretende di "violare l’ordine della creazione". Ma "Questo non richiede mai una scelta da farsi tra scienza ed etica: piuttosto si tratta di adottare un metodo scientifico che sia veramente rispettoso degli imperativi etici."
Poi richiama il principio della responsabilità di proteggere. Ovvero, "se gli Stati non sono in grado di garantire protezione (...), la comunità internazionale deve intervenire"; "è l’indifferenza o la mancanza di intervento che recano danno reale."
Insomma, grande potere esige grande responsabilità. Particolarmente interessante il passo seguente:
Il principio della “responsabilità di proteggere” era considerato dall’antico ius gentium quale fondamento di ogni azione intrapresa dai governanti nei confronti dei governati: nel tempo in cui il concetto di Stati nazionali sovrani si stava sviluppando, il frate domenicano Francisco de Vitoria, a ragione considerato precursore dell’idea delle Nazioni Unite, aveva descritto tale responsabilità come un aspetto della ragione naturale condivisa da tutte le Nazioni, e come il risultato di un ordine internazionale il cui compito era di regolare i rapporti fra i popoli. Ora, come allora, tale principio deve invocare l’idea della persona quale immagine del Creatore, il desiderio di una assoluta ed essenziale libertà. La fondazione delle Nazioni Unite, come sappiamo, coincise con il profondo sdegno sperimentato dall’umanità quando fu abbandonato il riferimento al significato della trascendenza e della ragione naturale, e conseguentemente furono gravemente violate la libertà e la dignità dell’uomo. Quando ciò accade, sono minacciati i fondamenti oggettivi dei valori che ispirano e governano l’ordine internazionale e sono minati alla base quei principi cogenti ed inviolabili formulati e consolidati dalle Nazioni Unite. Quando si è di fronte a nuove ed insistenti sfide, è un errore ritornare indietro ad un approccio pragmatico, limitato a determinare “un terreno comune”, minimale nei contenuti e debole nei suoi effetti.
Benedetto pone come fondamento delle Nazioni Unite la legge naturale e la persona quale immagine di Dio, e dice che i guai cominciano quando si sceglie di ignorare questo. E' un richiamo fortissimo e devastante contro la concezione puramente materiale dell'essere umano e del cosmo, che evidenzia essere inefficace e inconcludente. E lo ribadisce ancora:
"È evidente, tuttavia, che i diritti riconosciuti e delineati nella Dichiarazione si applicano ad ognuno in virtù della comune origine della persona, la quale rimane il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia. Tali diritti sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito e cedere ad una concezione relativistica, secondo la quale il significato e l’interpretazione dei diritti potrebbero variare e la loro universalità verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti. Non si deve tuttavia permettere che tale ampia varietà di punti di vista oscuri il fatto che non solo i diritti sono universali, ma lo è anche la persona umana, soggetto di questi diritti."
Ma chi ha il coraggio, Papa a parte, di dire queste cose? Di difendere così la persona, cioè me, cioè te?
Qual'è però il rischio? Che qualcuno stacchi i diritti umani dalla loro fonte, così da strumentalizzarli:
Tuttavia il bene comune che i diritti umani aiutano a raggiungere non si può realizzare semplicemente con l’applicazione di procedure corrette e neppure mediante un semplice equilibrio fra diritti contrastanti. (...) Oggi però occorre raddoppiare gli sforzi di fronte alle pressioni per reinterpretare i fondamenti della Dichiarazione e di comprometterne l’intima unità, così da facilitare un allontanamento dalla protezione della dignità umana per soddisfare semplici interessi, spesso interessi particolari. (...)
L’esperienza ci insegna che spesso la legalità prevale sulla giustizia quando l’insistenza sui diritti umani li fa apparire come l’esclusivo risultato di provvedimenti legislativi o di decisioni normative prese dalle varie agenzie di coloro che sono al potere. Quando vengono presentati semplicemente in termini di legalità, i diritti rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale, che è il loro fondamento e scopo. Al contrario, la Dichiarazione Universale ha rafforzato la convinzione che il rispetto dei diritti umani è radicato principalmente nella giustizia che non cambia, sulla quale si basa anche la forza vincolante delle proclamazioni internazionali.
Coloro che ad esempio negano la trascendenza, o il valore della religione, vanno in questo senso:
Il rifiuto di riconoscere il contributo alla società che è radicato nella dimensione religiosa e nella ricerca dell’Assoluto – per sua stessa natura, espressione della comunione fra persone – privilegerebbe indubbiamente un approccio individualistico e frammenterebbe l’unità della persona.
Come dice il Papa nell'Enciclica Spe salvi, “la sempre nuova faticosa ricerca di retti ordinamenti per le cose umane è compito di ogni generazione”.
E' per dire queste cose il Papa è stato all'ONU; per ribadire, come il suo grido conclusivo, "Pace e prosperità con l'aiuto di Dio!"
PS: E' indicativo che qualcuno abbia banalizzato sulla stampa il messaggio del Papa come "I diritti dell'uomo diventano deboli se perdono il loro radicamento nell'etica". Ma quale etica!

La natura aborre l'infinito.
Il tempo sembra avere avuto un inizio, e probabilmente avrà una fine. Lo spazio è infinito solo nella stessa maniera in cui è infinita una circonferenza. Quando la gravità passa certi limiti e tende verso l'indescrivibile allora il nostro universo si buca.
Tutto quello che possiamo vedere e toccare, tutto quello che ricade sotto il dominio della scienza è solo ciò che è misurabile, ciò che è finito.
L'infinito si pone al di là della scienza perchè non è concreto, perchè non è misurabile: ipotizzabile, ma non sperimentabile.
Eppure la scienza, senza di esso, sarebbe perduta. E' il posto dove vanno a morire gli asintoti, il luogo che ottieni quando dividi l'esistente per il nulla. La matematica senza di esso sarebbe monca, le equazioni incomprensibili.
L'infinito si pone al di fuori, al di là, in quel misterioso regno dell'assoluto che spesso si vorrebbe negare. Non lo puoi toccare: ma ignorarlo sarebbe un errore.

La massoneria moderna nasce a Londra nel 1717. Nel giro di poche decine d'anni si diffonde a macchia d'olio in tutta Europa. A metà secolo conta tra le sue file la maggioranza dei governanti del Vecchio Continente. Le sue idee saranno il motore della Rivoluzione Francese, anche se pure Luigi XVI, ghigliottinato nel 1793, è massone. Con la Rivoluzione prima, e con Napoleone poi, essa viene allo scoperto, facendo però anche esplodere le sue contraddizioni interne.
Su cosa sia in realtà questa società segreta e iniziatica, in bilico tra sproloqui gnostici e affarismo spietato, molto si è scritto. Quello che è certo è che la Massoneria ritiene di detenere una verità assoluta, la morale universale che si addice a tutti gli uomini* ; e questa convinzione quindi la pone in rotta di collisione frontale con la Chiesa Cattolica. Le costituzioni massoniche sono piene di esecrazioni rivolte a Roma. Viene indicato come necessario al bene dell'umanità il suo abbattimento, con ogni mezzo: in qualche modo l'obiettivo prioritario**. Da parte sua, la Chiesa si rende conto presto di essere sotto attacco. La prima condanna è di Clemente XII, nel 1738; ne seguiranno moltissime altre.
L'avventura rivoluzionaria e napoleonica, come dicevamo, denuncerà tutti i limiti della filosofia massonica. Il regno dei lumi si rivela essere un sogno sanguinario, e le logge di "fratelli" si combatteranno tra loro in America come sui campi di battaglia europei. Il liberalismo, il socialismo, il comunismo saranno i figli dispersi della sua filosofia utopica, come pure ne è incarnazione diretta quella Carboneria che sarà il motore di insurrezioni violente e inconclusive nella prima metà del 1800. Ma lo scopo finale, l'obiettivo sembra essere sempre quello: la distruzione della Chiesa. Le logge inglesi perseguiranno questo scopo*** con l'aiuto di un Regno piccolo e marginale, ma che sarà favorito e finanziato fino a farlo diventare il Regno d'Italia. Presto vedremo come.

* "Alleata con nessun sistema religioso, la Massoneria è piuttosto una sintesi, un concordato, per uomini di ogni razza, di ogni credo, di ogni setta e, poichè i suoi principi fondativi sono comuni a loro tutti, non ammette variazioni." (Wilmshurst, "Significato della massoneria")
** "Il nostro scopo finale è quello di Voltaire e della rivoluzione francese: cioè l'annichilmento completo del cattolicismo e perfino dell'idea cristiana" (Istruzione permanente della Carboneria, 1819)
«Le nazioni riconoscevano nell’Italia il diritto di esistere come nazione in quanto le affidavano l’altissimo ufficio di liberarle dal giogo di Roma cattolica. Non si tratta di forme di governo; non si tratta di maggior larghezza di libertà; si tratta appunto del fine che la massoneria si propone; al quale da secoli lavora, attraverso ogni genere di ostacoli e di pericoli» (Bollettino del Grande Oriente della Massoneria in Italia, 1865).
«La massoneria avrà la gioia di debellare l’idea terribile del papato, piantandovi sulla fossa il suo vessillo secolare - verità, amore» (Bollettino, 1869).
«Facciamo sì che dalla Eterna Città nostra la luce si diffonda per l’Universo, che il mondo ammiri a canto del nero e avvilito gesuita, il libero gigante potere della massoneria» (Rivista della Massoneria Italiana, 1872).
*** La Massoneria inglese fu la prima nel mondo a inviare le sue felicitazioni per la presa di Roma alla giunta del Grande Oriente che aveva allora sede a Firenze, tanto che questa apprese la notizia prima dello stesso governo italiano.
Sai, bimbo mio, non ci pensiamo mai, non ce ne rendiamo neanche conto. Invochiamo il miracolo, vocianti, e non ci accorgiamo del miracolo più grande che ogni giorno avviene.
Noi adulti chiediamo "Dov'è Dio" e non ci rendiamo conto della sua presenza costante. Vorremo vederlo, e non pensiamo che accade in continuazione.
Ogni giorno, nella splendida cattedrale come nello squallido tugurio, qualcuno ricorda che Dio è venuto sulla Terra, ed ha chiesto ai suoi amici di rammentarsi di Lui.
Ogni giorno, nella grande metropoli e nel deserto, gli amici degli amici che aveva fanno memoria di quel giorno e mantengono la loro parte di promessa.
Ogni giorno, da settecentomila giorni, Dio mantiene la sua parte di promessa. Il pane diventa Lui, quel pane è Lui.
In fondo però non siamo convinti che sia possibile. In fondo pensiamo che quello sia solo un pezzo di crosta secca, da prendere con indifferenza e mani sporche e trangugiare in fretta. Il biglietto da pagare.
Non è una fantasia, bambino mio, che già non sei più bambino. C'è veramente Dio in quello che mangerai. Un Dio che è stato piccolo come te, che rideva e scherzava e che noi abbiamo ucciso. Anche tu, qualche volta. Il sangue è stato versato. Quella carne è morta.
Ma poi è risorta. Perchè avessimo un posto dove tornare. Perchè ci ricordassimo di avere un posto dove tornare, ed aiutarci a costruire quella casa.
Questo è il miracolo: che noi, piccoli uomini, bambini sciocchi, siamo accompagnati e perdonati ogni giorno. Finchè quel pane diventerà Dio, e noi ci ricorderemo di Lui.

Una volta si diceva che non è possibile essere solo amici, tra uomo e donna.
Poi il gioco è andato più in là, è diventata impossibile l'amicizia tra uomini.
Le celebri coppie maschili della storia, della letteratura "devono" essere omosessuali, o diventano incomprensibili.
E, infine, anche essere gentili con un bambino è divenuto pericoloso. Non si sa mai per chi ti potrebbero scambiare.
A mio parere questo ha un solo significato: non si comprende più cosa sia l'amicizia, il condividere vita e pensieri senza per questo condividere il letto.
L'altro diviene solo qualcuno da sfruttare: cessa di essere una persona e diventa un oggetto se non di potere quantomeno di piacere.
Non si hanno più amici ma tuttalpiù compagni, o complici, perchè manca ciò che può rendere tali: un riconoscersi fratelli, figli di uno stesso Padre, mossi da uno stesso intento buono.
Non so voi, ma non ci sto ad un mondo così. Ad un mondo arido, senza amici, senza fratelli.
Un mondo in cui non è possibile volere bene.

Ma a voi, quando a scuola raccontavano di Garibaldi e del Risorgimento e sù e giù, non sentivate mai la puzza?
Io, c'erano molte cose che non capivo.
Come i Savoia, pur subendo batoste rovinose in ogni guerra, si fossero intascati l'Italia intera. Che fine avessero fatto i regnanti di tanti stati antichissimi che avevano ceduto i loro domìni ai piemontesi così, d'un tratto. Non capivo come Mille persone, per quante eroiche e ben comandate, avessero potuto avere la meglio su eserciti molto più grandi e bene organizzati. Non capivo come una nazione nominalmente cattolica avesse potuto impadronirsi dello Stato Pontificio senza opposizione. Non capivo il Silllabo, non capivo il "Non Expedit", cioè la rinuncia dei cattolici alla vita politica.
Insomma, i conti non tornavano. Gli indizi portavono a cose non dette, non scritte, che i libri di testo non riportavano e a cui i maestri, interrogati, non sapevano dare risposte se non molto insoddisfacenti.
Gli anni sono passati, adesso ho a disposizioni molti più testi, molti più indizi. Le domande cominciano a trovare risposta.
E la risposta è che uno dei motori che stanno dietro agli avvenimenti, forse il più grande, è il tentativo consapevole, lucido e tenacemente perseguito di distruggere la Chiesa cattolica.
Non è mito, non è illusione, non è la teoria del complotto globale tanto caro a qualcuno. Sono fatti avvenuti. E' una vicenda oscura di ideologia, sangue, illusione e tradimento. Il disegno è reso esplicito dagli stessi che lo portarono avanti. Vedremo nei prossimi giorni quale esso fosse; come abbia vinto ma sia fallito; come la retorica del Risorgimento che abbiamo studiato a scuola sia un tentativo di coprire le distese di scheletri di cui sono colmi gli armadi di questo nostro Stato.
Cercherò di illustrare alcune delle dinamiche nascoste che muovono la Storia. E come, sebbene qualcuno desse la Chiesa per spacciata, la notizia della sua distruzione fosse quantomento prematura.

I cieli piangono, e l'umido entra fino dentro le ossa.
In questo scorcio d'anno sono stato a tanti, troppi funerali. Ieri il mio vicino di casa, mio coetaneo, che conoscevo fin da ragazzo, è stato falciato da un'auto pirata. Come siamo fragili, come è facile lasciare interrotte le cose che facciamo, la nostra vita.
Queste parole le ho trovate in rete qualche tempo fa:
E adesso mi trovo qui...di nuovo da sola...e non riesco più a smettere di piangere...
Se almeno credessi in qualcosa potrei aggrapparmi alla fede...
Potrei pensare che mia zia e il mio cane adesso sono insieme felici da qualche parte...
Invece sono completamente atea, e non c'è niente che mi possa consolare in questo momento...
Stavo già male prima...adesso è 100mila volte peggio...
Anche chi non crede davanti al mistero della morte, della sparizione di sè, capisce che è assurdo che tutto finisca in niente. Se nulla siamo e il nulla è il nostro destino allora non siamo che erba che secca, pezzi di carne soli, ed è inutile e assurdo il nostro affannarsi nelle cose.
Niente ci può consolare se non c'è un Consolatore. E nessuno può consolarci se non sa cosa vuol dire la morte, se non può prometterci una resurrezione.
Nessuno può dirci "Non piangere" se non ci ama.
Cosa può domandare il raccolto, se non che il mietitore se ne curi?

Non penso che mio figlio leggerà queste parole ancora per molto tempo, ma le voglio scrivere lo stesso. Perchè quando le troverà possa capire un po' meglio cose che io ho compreso solo dopo tanta fatica, dopo avere sbagliato e sbagliato ancora.
Oggi mio figlio fa la sua prima confessione. Per capire cosa vuol dire pentirsi dei propri peccati bisogna avere una chiara immagine di cosa si è e cosa si dovrebbe essere. Condizione che difficilmente si riscontra nella giovinezza, salvo casi e momenti particolari.
Normalmente noi viviamo inconsapevoli del fatto che siamo un puntolino di materia che si arrabatta su un pianeta periferico ai margini di una piccola galassia. Un fragile sacco di visceri, e chi ha visto la morte sa cosa intendo. Ci crediamo i re del creato, immortali, eterni, incompresi nella nostra grandezza da quanti ci circondano. E agiamo di conseguenza.
La Chiesa chiama questa nostra assurda convinzione, mille volte smentita dall'evidenza dei fatti, "peccato originale". Volere essere come Dio, pensare di essere come Dio.
Questa folle idea di grandezza ci fa vivere male, e fa vivere male coloro che ci circondano, come tanti re su un'unica collina. Quando la realtà è distante da quanto crediamo, saltare da una all'altro è impegnativo, e spesso ci si ferisce atterrando.
E' questo il peccato: mancare di realismo. Pentirsi è accorgersene, e capire che esiste solo una strada per smettere di infliggersi e infliggere dolore: essere quello che si è, che si deve essere.
Fino a qui può arrivarci anche uno che non crede in Dio. Con difficoltà, perchè è arduo comprendere di essere piccoli se non si pensa che esista qualcuno di più grande.
Ma c'è una cosa che da soli non si può. Perdonarsi. Per il male fatto, agli altri e a noi; per il bene non fatto, agli altri e a noi.
Il perdono da noi non ce lo possiamo dare. Lo può dare solo chi della realtà è Signore.
Perchè sì, siamo puntolini di materia, ma puntolini che sono stati voluti, creati, amati. Se non fosse così il peso di quello che siamo, o non siamo, ci schiaccerebbe.
Siamo puntolini capaci di infinito, bisognosi di infinito, e su cui l'infinito si è chinato e si china. Per accarezzarci, e dirci che si può ricominciare.

[Campo lungo sulla città, poi figura intera nel lussuoso salotto dove l'intervistatrice ed il suo ospite sono seduti su due poltrone. Lei è vestita elegantemente, con un tailleur beige, lui in giacca scura dal taglio sportivo e cravatta. Piano medio sull'intervistatrice.]
Buongiorno ai nostri ascoltatori. Siamo nell'appartamento di quello che ormai, dopo l'outing del mese scorso, è per tutti l'Anticristo.
[Primo piano sull'Anticristo, che saluta il pubblico con un sorriso e un cenno della testa.]
Questa è la prima intervista esclusiva che Lei rilascia alla nostra rete. Signor Anticristo, cosa l'ha spinta a rivelare il suo ruolo?
Si tratta di una decisione presa d'accordo con i miei collaboratori e maestri. Riteniamo che ormai i tempi siano maturi perchè noi possiamo avere un ruolo di primo piano nella società, dato che oramai i vecchi tabù e resistenze si sono dissolti e l'umanità si è scrollata di dosso le antiche superstizioni.
Qualcuno dice che è perchè la fine del mondo è vicina
Si tratta solo di illazioni e strumentalizzazioni, che derivano da scarsa informazione e travisamenti malevoli. La fine del mondo non è più vicina nè più lontana di quanto non lo fosse in precedenza.
Il fatto di uscire dall'anonimato e di rivelarsi, cosa significa per lei?
Che ora saremo molto più liberi di portare il nostro messaggio, che fino ad ora la censura del potere ecclesiastico ci aveva impedito di esprimere. Fino a poco fa per condurre la nostra lotta di liberazione dall'oppressione clericale eravamo obbligati a servirci di organizzazioni paravento. Abbiamo atteso a lungo che maturasse una libertà tale da permetterci di parlare senza infingimenti. Ora, finalmente, si può fare. La maggioranza della gente è disposta ad ascoltarci e darci fiducia, perchè noi siamo portatori di una proposta nuova, moderna, che porterà all'umanità progresso, gloria e felicità.
Ha parlato di organizzazioni. Quali sarebbero?
No comment.
[La telecamera inquadra l'Anticristo di spalle, si sofferma brevemente su una libreria]
Essendo Dio onnisciente, non definirebbe la sua "Una battaglia disperata"?
Affatto. E' la propaganda cristiana che la definisce tale: ma si tratta di un cumulo di bugie. In effetti, noi sappiamo per certo, basandoci anche sugli ultimi sondaggi, che la vittoria finale sarà nostra. La preoccupazione stessa di Dio, il fatto che sia voluto intervenire in prima persona in questa campagna dimostra che non è in vantaggio ma anzi deve recuperare posizioni. Sono le regole di questo confronto, che lui stesso ha stabilito, che fanno rimanere nell'incertezza. Noi abbiamo insistito fino all'ultimo per abolire il libero arbitrio e sostituirlo con un'altra legge più dignitosa e rispettosa delle potenze celesti, ma alla fine non ha voluto.
[Primo piano dell'intervistatrice]
Cos'ha contro Dio?
[Primo piano dell'Anticristo poi, mentre parla, dettaglio sulle sue mani]
Concepisce il suo essere come assoluto, e non lascia nessuno spazio alla società, a quanti lo meriterebbero per il ruolo avuto nella costruzione dell'Universo. Si è fatto le sue leggi fisiche ad personam, imponendole al resto della creazione. E' legato a chiari interessi personali, e non dimentichiamo che a seguito dell'Incarnazione tutti i suoi principali collaboratori e lui stesso hanno subìto condanne definitive. Ha affidato ad angeli incompetenti il lavoro, mentre ha negato il giusto riconoscimento a chi si è speso moltissimo per avere un Cosmo funzionante. Ma dico, ha visto le galassie a spirale? Le pare una buona progettazione, quella? Per non parlare dell'energia spesa a creare l'Uomo, che sarebbe stata meglio impiegata nella riorganizzazione delle schiere angeliche.
Però, se permette...
Sì, certamente, capisco che si senta parte in causa. E' proprio quello che sostengo: le caratteristiche uniche dell'uomo sarebbero meglio espresse con un Essere non divino ma anche potentissimo, vicino all'uomo ma anche superiore. Un Essere che ha sempre dato all'uomo le cose che chiedeva, venendo quando invocato. Un Essere che ha fatto della lotta contro il Potere e dell'amore per l'umanità la sua ragione di vita.
[Piano medio, poi Piano americano fino alla fine dell'intervista]
Quindi il fatto che la sua parte sia sempre stata vista come il "male"...
Si tratta di una concezione superata. Cos'è il male? Cos'è la verità? Sono concetti relativi. Indicandoci come malvagi si pretende di dare un giudizio su di noi, un giudizio arbitrario, che noi respingiamo con forza. E' chiusura al nuovo, al diverso. Oggi, questo non è accettabile.
Per finire: quali sono i suoi progetti?
Continuare la nostra battaglia contro l'oscurantismo, per un domani migliore. Anche voi che ci ascoltate potete portare il vostro contributo. Seguite chi porta la luce. Quando avremo sconfitto Dio, il mondo sarà vostro. Avrete ricchezze e libertà sessuali, senza nessun limite imposto: sarete come dèi. Aderite al nostro programma, e non ve ne pentirete.
Torniamo in studio. Politica estera...

Forse succede anche a voi.
Sono ad un convegno, un evento pubblico di quelli con maxischermo. E mi accorgo che, invece di guardare la persona che parla, sto guardando l'immagine proiettata della persona che parla. Anche se magari è a due passi, anche se magari la vedo peggio: gli occhi sono attirati dallo schermo, affascinati come da un incantesimo. Come se la proiezione fosse più reale della cosa stessa.
Pare che abbiamo timore di troppa realtà, quasi ci possa far male. Tendiamo a mettere più distanza possibile da quello che ci circonda, ci schermiamo da ciò che accade. Una sindrome assimilabile a quella di chi passa tutto il tempo a riprendere con una videocamera invece di godersi quanto accade.
Ma forse dire io c'ero è più importante che esserci? Un fantasma elettronico non può sostituire la concretezza dal quale si origina.
Essere voyeur non può essere meglio che essere protagonisti, tifare non è più godibile che partecipare. Il nesso con l'esistente non si può approssimare senza che perda in qualità, senza che diventi un'approssimazione stinta.
La vita non è uno sport per spettatori, e guardarla su uno schermo, con uno schermo vuol dire rinunciare a viverla. Proviamo a riportare lo sguardo sulla persona che parla, senza mediazioni. Senza schermi.

L'ultimo, giuro, l'ultimo post politico, e poi si torna alla normalità. Fatemi fare solo un paio di considerazioni.
1- La gente ha voglia di stabilità, punto. Persino dentro la protesta. Ma, guardiamoci negli occhi, chi avrebbe potuto votare d'altro, dopo gli ultimi due anni?
2- Casini, anche se è sopravvissuto, ha perso completamente come progetto politico (e se ne rende conto, a giudicare dal tono delle sue dichiarazioni).
Non solo è completamente ininfluente e all’opposizione, cioè fuori dal potere; ma, anche ci fosse stato, sarebbe stato assolutamente inutile. Se fosse rimasto alleato a Berlusconi, la loro alleanza avrebbe preso lo stesso numero di deputati alla Camera (dovendoli dividere con un convitato in più, quindi meno eletti per Berlusconi-Fini) e al Senato. In tal modo invece gli eletti UdC potrebbero alla lunga confluire nella maggioranza. Berlusconi ha quindi massimizzato i suoi eletti neutralizzando anche l’opposizione interna, calcolo politico perfettamente riuscito (che, se vi ricordate, avevo previsto a suo tempo matematicamente).
3- Anche l'altra previsione matematica che avevo fatto, cioè l'opportunità per il PD di mollare la sinistra "di sinistra", era azzeccata. Se non l'avesse fatto, Veltroni e tutta l'opposizione avrebbero avuto un risultato ben peggiore.
4- Boselli, Bertinotti, Diliberto sono finiti; credo che anche Veltroni e Casini li seguiranno più lentamente. Non hanno neanche un futuro da sindaci davanti.
5- La sinistra sconfitta alle urne cercherà la vendetta in piazza, se la storia insegna qualcosa.
6- C’è la possibilità di governare con stabilità, visto il duplice successo su oppositori interni ed esterni; ma se Berlusconi non sfrutta subito l’effetto shock prima che comincino giochini e bizantinismi la vedo male.
7- Per me gli exit poll li fa lo sceneggiatore di Elisa di Rivombrosa.

"E ora che si fa, Signor Capitano"?
Il comandante scrutò il disastro che aveva lasciato la tempesta. Il bompresso spezzato, le vele strappate, le sartìe che pencolavano sul cassero ingombro di rottami. Si tolse il pastrano, si rimboccò le maniche. Tutti i marinari lo guardavano.
"Si disincaglia la nave e si torna a navigare, a Dio piacendo. Non è il tempo di gloriarsi d'essere ancora vivi, ma di far presto e pregare i nostri santi che il Nemico non ci trovi prima che le vele sian rammendate. Orsù, bando alla vane ciancie: c'è da lavorare."

Non so a voi, ma a me questa campagna elettorale ha (e chiedo venia ai miei lettori più sensibili ma mi mancano termini maggiormente adeguati) sfrucugliato i marroni.
Negli ultimi giorni il tema costante è stato:
1 - Domanda tendenziosa a Berlusconi
2 - Risposta di Berlusconi strumentalizzabile, fraintendibile o cretina (e se vi facessero a getto continuo domande su ogni cosa dall'aborto alle veline sfido voi a non toppare mai)
3 - Strumentalizzazione, fraintendimento e sbandieramento di detta risposta su ogni gierre, tiggì, televideo e giornale, analisi epistemologiche incluse
4 - Attacco su questo di Veltroni a Berlusconi
5 - Controreplica di Berlusconi a Veltroni
6 - Attacco di Casini a Veltrusconi
7 - Attacco di Bertinotti a Berlutroni (deve pur distinguersi)
8 - Attacco di Boselli al Vaticano, di femministe a Ferrara e sproloqui di ogni candidato-scheggia su ogni cosa.
9 - Ritorna al passo 1. Ma senza di me, che non ce la faccio più.
Non vedo l'ora che sia finita, e il sipario cali definitivamente su questa legislatura. Chè se fosse stata una meraviglia come taluni affermano non si capisce perchè dal governo han dovuto cambiare nome, farsi la plastica facciale e rinnegare il passato; e nonostante questo abbiano la quasi certezza di perdere e continuino a lanciarsi improperi tra loro.
A parte quanto sentito ad esempio da Formigoni, di realismo e proposte concrete in giro ho visto ben poco. Forse per l'apparente scontatezza del risultato. Forse per la coscienza che si sta correndo sull'orlo del baratro, chè dirlo non attira simpatie. Forse perchè si seguono parole, e quindi si va in libera uscita magari accapigliandosi sui particolari e sulle personali antipatie.
Ragazzi, ci si può scazzare e baruffare e dire di qua e di là, ma non lasciamo che il nostro impeto comunque giusto si risolva in un borbottìo iroso.
Anche tradissimo, anche votassimo il peggiore tra tutti financo da convinti il nostro cuore sarebbe sempre lo stesso, inquieto e in cerca di un bene.
Anche se Formigoni, o chi vogliamo noi, trionfasse con il 99,99% dei voti e diventasse Presidente del Consiglio neanche questo ci basterebbe, potrebbe bastarci.
Berlusconi, Casini, Ferrara, Veltroni, Bertinotti, Formigoni ci deluderanno e ci tradiranno anch’essi, come ci delude e tradisce nostra madre e noi stessi tradiamo e deludiamo. Non dobbiamo votare per chi non tradisce, perchè umanamente non esiste, ma chi nel momento storico attuale può meglio garantire quella libertas ecclesiae che si traduce nella libertà di tutti per tutti, e il bene comune.
Perchè non dobbiamo dimenticarci di una cosa: Cristo non è che sia importante, e non è neanche la cosa più importante: è la sola cosa che importa, il resto viene in aggiunta.
E ciò vuol dire che se il nostro modo di fare politica non è in primo luogo cercare di ridire Cristo, con tutto quello che implica (in primo luogo misericordia per gli altri e per noi stessi), non si risolve altro che in un peccato. Vale a dire in un di meno per noi, un di meno per chi ci sta attorno, un di meno per tutto l’Universo.
Il demonio tentò Gesù nel deserto proponendogli di risolvere tutti i problemi dell’uomo, e offrendogli la Presidenza. Ma non di solo pane vive l’Uomo. Non dimentichiamolo. E poi lavoriamo che il pane ci sia.

Rhun intrecciava con le dita secche i vimini. Sotto le sue anziane dite abili il canestro prendeva forma, poco per volta. Occorreva concentrazione per non sbagliare. Così Rhun non alzò la testa quando i suoi nipoti entrarono sotto la tettoia.
"Nonno, nonno! Sono arrivati in città i baroni! Stanno per eleggere l'Imperatore!"
Rhun non si scompose. Aveva visto tanti Imperatori.
"Uno dei baroni ha detto che darà a tutti una gallina al giorno"
Rhun rispose senza distogliere lo sguardo dal suo lavoro. "E, figlioli miei, da dove la prenderà la gallina? Forse dal nostro pollaio? O la comprerà con le nostre tasse? E poi che ne farei delle nostre galline? No, figlioli, l'Imperatore migliore è colui che è contento che le galline stiano nella loro aia."
"Uno dicono che è ricco e potente, e quindi non è adatto a fare l'Imperatore"
"Ma come il fatto che sia ricco e potente dice se sarà o no un buon Imperatore?"
"Un altro pare sia amico di tutti, e a tutti dia ragione"
"E quando dovrà decidere tra uno e l'altro deciderà oppure no?"
"Non lo sappiamo, nonno"
"Bisognerebbe vedere se lo sa lui."
"Un barone dice che lui comanderebbe in modo nuovo"
"E come ha fatto a divenire barone? Bisognerebbe chiedere quant'è nuovo a quelli che ha comandato."
"Un altro dice che se vince si batterà per proteggere le greggi dai lupi"
"E chi proteggerà le mandrie?"
"Ora sono in città, a farsi vedere con i loro vestiti più belli"
"Non è dal vestito della festa che si giudica un uomo, ma da quello che indossa quando lavora."
"Nonno, cosa ne pensi? Chi speri che vinca?"
Rhun rialzò la testa, e mise di lato il canestro appena terminato. "Chiunque vinca, spero che rimarrà lontano da qui. L'Imperatore migliore è colui che lascia vivere, e sa perdonare".

Ci sono certi libri che dal momento in cui ne ho sentito parlare mi hanno incuriosito, ma non ho mai acquistato. Tra le ragioni principali c'è il fatto che sono un nostalgico e mi piacciono gli ampi orizzonti. E quindi provo nostalgia per i soldi che escono dalle mie tasche e, poarelli, vanno a qualcun altro; se comprassi poi altri libri le pile di volumi finirebbero per occludere del tutto le finestre.
Se però mi si dà una buona ragione sono disposto a lasciarmi convincere. Così quando il mio viceparroco ha messo in vendita per le missioni parte della sua invidiabile biblioteca io ho messo da parte la mia ritrosia e mi sono accaparrato, insieme a ponderosi tomi sulla letteratura cristiana antica (testo originale a fronte), saggi di de Lubac e vite di santi, il libro di cui voglio accennarvi.
"Contro Mastro Ciliegia", di Giacomo Biffi, esamina "Le avventure di Pinocchio" di Collodi con la profondità di un teologo, la leggerezza di un bimbo e l'arguzia di un cardinale. Proprio nel capitolo iniziale dedicato al personaggio che dà il titolo al libro, cioè colui che per primo trovò quel pezzo di legno parlante che sarebbe diventato il burattino più celebre al mondo, si trova il brano che voglio sottoporre alla vostra attenzione.
Qui si rimprovera a Mastro Ciliegia la cecità di chi ritiene vero solo ciò che vede e tocca, che considera come mai avvenuto ciò che è diverso da ciò che è sempre avvenuto e che pensa che un pezzo di legno sia solo un pezzo di legno.
Ma "La prevalenza della filosofia di Mastro Ciliegia è la fonte delle più numerose e gravi aberrazioni che affliggono il mondo contemporaneo, intrigato com'è dallo scientismo e dal fisicismo. Tanto per capirci, facciamo qualche esempio: una medicina che curasse il fegato come fosse un paziente perfettamente autonoma rispetto al resto dell'organismo; una società che pretendesse di saper educare un bambino allontanandolo dalla famiglia; una dottrina sociologica convinta che un uomo possa essere ancora un uomo dopo che lo si è reciso dalla comunità e privato delle sue tradizioni; un pensatore cristiano che esaltasse una verità considerata per se stessa e avulsa dal concerto di tutte le verità raccolte nel'unità vivente dell'ortodossia: sono trovate tutte degne di Mastro Ciliegia e dei suoi princìpi." (pg.24-25)
Già. Spesso siamo convinti di sapere tutto di un pezzo di legno, o di un uomo, solo perchè abbiamo letto di lui sui giornali, magari quelli avversi. Considerando che spesso coloro con i quali viviamo assieme (familiari, amici) ci stupiscono e hanno dei tratti a noi ignoti c'è da meravigliarsi delle nostre certezze su perfetti sconosciuti.
Oppure poniamo tutta la nostra battaglia in un singolo concetto, per quanto degno. Facendo così non siamo poi tanto diversi da mastro Ciliegia: caviamo il particolare fuori dal tutto e pretendiamo che funzioni ancora.
Ma il mondo è più grande di così, per uomini e burattini.

utente anonimo in Strade
berlic in Ottocentotre: Gesuit...
graciete in Strade
ClaudioLXXXI in Ottocentotre: Gesuit...
cabasilas in Ottocentotre: Gesuit...
utente anonimo in Fare, guardando
TheFonz in Fare, guardando
berlic in Fare, guardando
utente anonimo in Fare, guardando
berlic in Le nuovissime letter...
oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
diavolerie e cattiverie
fiaboidi
fiaboidi…entopo
gusto e disgusto
le lettere di berlicche
meditabondazioni
tra lassù e quaggiù
tra…oggi sposi
tra…teologia solubile