Il cielo visto dal basso
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Ufficialmente, un diavolo che dà consigli ai giovani demonietti. Avrai letto anche tu "Le Lettere di Berlicche" di C.S. Lewis, vero? Attenzione, però: i diavoli CREDONO in Dio.
E questo in particolare svolazza, un po' sù un pò giù, ma complessivamente diretto verso l'alto, verso quel cielo di cui ha nostalgia.
Ambricourt
AnnaVercors
Aqua
Cabasilas e Carvalho
Cara BeltÃ
Cittadella
Cultura Cattolica
CuoreDiPizza
Definitivo
DeLiberoArbitrio
Domenicale
Factum
Faramir
Gamblin-ramblin
Giona
Kattoliko
La filosofia di Orazio
Lo Spillo (ex Fenici)
Lugano
Mascellaro
Monastero virtuale
Nihil alieno
Non prevalebunt
Pseudopensieri
Quidestveritas
Rockers Estinti
Sguardoleale
Socci
Sorvegliato Speciale
Storia Libera
Stranocristiano
Sussidiario
To kalon
Upi
Vino e Mirra
Zaccheo
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da Marzo 2005:
Cos'e' che ci trascina
fuori dalla macchina
cos'e' che ci fa stare
sotto ad un portone?
Cosa ci prende
cosa si fa
quando si muore davvero?
Mistero
(Enrico Ruggeri, "Mistero")
"Mistero non l'ha ancora cantata". Il cantante dietro al palco è invecchiato, purtroppo. Purtroppo fa televisione, ma la voce quantomeno è quella di un tempo. Tempo che non ne vuole sapere di decidersi, piove e non piove, due canzoni e poi ci si ferma. Chi s'informa se continuerà, chi chiede se ha già cantato quella, quella famosa. Famose ne ha scritte tante, tante veramente belle. Belle sere di tanti anni fa, il mio ricordo è quello di un amore appena sbocciato, che di una di quelle melodie sembrava prendere la forma e le parole. Parole che rilette adesso, dopo tanto, sembrano forse un po' troppo ciniche, un po' troppo fredde. Fredda una goccia di pioggia mi bagna il volto, si ferma di nuovo, no ha già smesso, i bassi ti rintronano nel petto e sembrano volere strapparti il cuore. Cuore che allora batteva per qualcosa di strano e grande, che nonostante la canzone con le parole non si può dire. Dice "eccola", e le note familiari si levano nella notte rischiarata dai fari. Fare una carezza, dopo tutti questi anni, vuol dire affermare che non si è soli nel silenzio che non c'è. Non c'è questo silenzio, perchè tutto mormora di altro, tutto sussurra di un nascosto perchè, di un celato come. Come la pioggia che finalmente scende copiosa, il concerto è finito per davvero. Davvero amore era, per risuonare ancora, per durare così? Così, stretti, torniamo verso casa, ancora insieme, canticchiando la nostra canzone, ciò che ci fa essere, oltre i nostri limiti e difetti, che non si può dire o spiegare ma c'è, e quello che è è Mistero.
driin...driin...
"Pronto?"
"Pronto, c'è Lucia?"
"No, guardi, mi dispiace, qui non c'è nessuna Lucia."
"Ah, scusi. Buonasera."
"Buonasera"
clic.
driin...
"Pronto?"
"Lucia, sono innamorato di te!"
"Ma no, non sono Lucia. Qui non c'è nessuna Lucia, sta sbagliando numero."
"Mi scusi. Buonasera."
"Buonasera"
clic.
driin...
"Ma che...Pronto?"
"Lucia, ti amo!"
"Ancora lei? Le ripeto che non sono Lucia!"
"Mi passa Lucia?"
"Non c'è nes-su-na Lucia! La cerchi altrove la sua Lucia."
"Ma quando torna?"
"Non torna! Non capisco perchè si ostina a fare il numero sbagliato."
"Ma mi hanno detto che è quello giusto!"
"O le hanno fatto uno scherzo o si è sbagliato a segnarlo. Dovrebbe averlo capito, no?"
"Niente Lucia?"
"Niente Lucia. Non so chi sia, questa Lucia. Perchè si ostina a cercarla dove è evidente che non la può trovare?"
"Va bene, mi perdoni. Buonasera."
"Buonasera."
clic.
driin...
"Non mi dire che...pronto?"
"Amore, Lucia..."
"STA CHIAMANDO AMORE LA PERSONA SBAGLIATA, LO CAPISCE O NO?"
CLAC!
"Porca miseria, che razza di...che c'è?"
"Ho sentito il telefono, chi era?"
"Nessuno, Lucia. Uno che ha sbagliato numero."
Avrei volentieri evitato di andare in città, stasera. Sono molto stanco, devo canticchiare per non addormentarmi al volante. Ma ho un impegno. Almeno, credevo di avercelo: era stato annullato ed io non lo sapevo.
Altre volte mi sarei arrabbiato moltissimo. Ma stasera sto ripensando a quello che ho sentito raccontare alcuni giorni fa da una persona. Si parlava del terremoto, lui c'era. E aveva scoperto che nella vita, nelle circostanze c'è una bellezza, grandi dolori e grandi miracoli. Se si sta attenti li si può vedere, e il terremoto, la scossa alla normalità ottusa in cui viviamo ce ne fa rendere conto, letteralmente ci scuote. Toglie la scontatezza. Perchè quella bellezza non è una impressione sentimentale. Il suo dono è farci chiedere che cosa ci sia dietro questa bellezza. E' farci chiedere chi ci sia dietro questa bellezza.
Stasera ho visto nubi di tempesta intrecciarsi con arcobaleni sfolgoranti, frammenti sfilacciati di oscurità come torri sui monti e sulla sera. Il cielo era Dio che suonava Mozart con la chitarra elettrica. Ed io non l'avrei mai visto, se fossi rimasto a casa.

Davanti a me c'era un bambino. Un bambino con problemi. Qualcuno direbbe, non un bambino "normale". Qualcuno parlerebbe eufemisticamente di "ritardo"; o userebbe altri nomi. Qualcuno direbbe che non sarebbe mai dovuto venire al mondo. Che fardello per la famiglia, che peso per la società . Questo bambino ha tirato a sè la testa della madre, sedutagli accanto. E l'ha baciata teneramente sulla guancia. Che vergogna, noi persone "normali", per questo bambino che ci sta davanti.

I giornali di oggi scrivono che è finalmente nata la Terza Repubblica. Non sono d'accordo: la Terza Repubblica è nata già quell'autunno, quando gli scandali denunciati da queste colonne ebbero la loro conclusione nelle dimissioni del governo e nuove elezioni. Ricordiamo tutti le provvidenziali iniziative giudiziarie che tolsero ai corrotti despoti della Seconda repubblica la possibilità di ingannare ulteriormente gli italiani. E poi le scosse dell'ondata moralizzatrice: le ronde della pulizia, le leggi sempre più restrittive sulle lunghezze delle gonne, l'assalto agli studi televisivi dove veniva registrato il famoso programma; e, dopo la sostituzione delle veline con le velate, il divieto di classi miste nelle scuole, la Bonino in abito lungo che inneggia alla castità , Scalfari Presidente, Di Pietro Giudice Supremo... Il tempo è passato, e ormai quei provvedimenti indispensabili sono entrati nelle abitudini di ogni italiano. Non si può negare che la sicurezza sia molto migliorata. Il coprifuoco è universalmente rispettato, senza più i deplorevoli incidenti causati in passato da facinorosi; ed è molto raro ormai vedere la polizia dare la giusta punizione ad una donna trovata senza la prescritta cuffietta, o arrestare una coppia sorpresa senza la sua PaCA - Patente Convivenza Approvata. Nessuno si può permettere di discutere i valori di dirittura morale che fondano la nostra nuova Repubblica: nè i vescovi dalle loro celle nè gli sparuti rimasugli dell'opposizione in esilio.Dove saremmo finiti se non si fosse data una ripulita a tutta quella sporcizia dilagante? Se non si fosse provveduto ad educare, ad inquadrare la gioventù? La lettura obbligatoria dell'organo ufficiale della Repubblica stessa, una Repubblica fondata su Repubblica come ebbe a dire con una bella frase il compianto direttore, è il passaggio indispensabile per plasmare le menti delle giovani generazioni. E oggi, con l'esecuzione per Depravazione Reiterata dell'ex-premier, possiamo dire di esserci tolti di dosso una volta per tutte il retaggio del passato. Noi italiani finalmente oggi possiamo entrare nel novero delle nazioni civili, dove una cosa come il peccato contro lo Stato e la Morale semplicemente non può essere permessa. Chi non si sa controllare deve essere controllato. E chi ha qualcosa da dire, lo dica adesso.

Tu non ci crederai, ma non mi piaccio per quello che sono. E' stato mio padre a volere che facessi il re. Io avrei voluto fare il filosofo. O viaggiare. Ma lui niente, voleva a tutti i costi che io regnassi. So che non ci sono tagliato. Un giorno o l'altro butto tutto a mare e me ne vado via.
A Roma, magari. Roma è una bella città, ci sono cresciuto. Sono i romani che non sopporto. Quel Pilato, ad esempio. Ma i padroni sono loro.
E poi quella storia di Giovanni il Predicatore. Va bene, l'ho fatto uccidere, ma non volevo. Era divertente. Un po' rigido, se capisci cosa voglio dire, ma se non altro le cose te le diceva in faccia. Non come queste scimmie del Sinedrio. A mormorarmi dietro e sorridermi davanti. Giovanni invece mi diceva chiaro cosa non andava. Non che me ne fregasse tanto. Perchè dovrei cambiare? Io sono il re. Io sono Erode. Posso andare con chi mi pare, e se Erodiade mi trova più interessante di mio fratello, cosa dovrei fare? Con due tette come quelle mi può chiedere qualunque cosa. E la legge me la faccio da me, non devo certo rendere conto a nessuno straccione vestito di pelli, o nessun dio, se è per questo. Venere e Bacco sono gli dei per me, loro non fanno storie.
Poi, che Erodiade sia vipera lo sanno tutti. Se non fosse per lei il Battista sarebbe ancora vivo. Ma lei non perdona, oh, no. Mi sembra di rivedere suo nonno, mio padre, quando parla. La stessa arroganza. Per colpa sua mi sono praticamente rovinato.
Ma un giorno di questi mollo tutto, l'ho detto. Sono stufo di fare sempre quello che dicono gli altri, mio padre Erode, Erodiade, Salomè, Pilato, Tiberio...ma chi sono loro? Chi sono io?
Va bene, adesso basta. E' mezz'ora che parlo io e tu non hai detto ancora una parola. Meglio, che tu stia zitto, perchè non ho voglia di ascoltare una predica come quelle di Giovanni. Io da te vorrei un miracolo, che so, trasformare questa coppa in una colomba. Sai farlo? No? Lo sai che potrei farti fare a pezzi? Non dici niente? Magari con mio padre avresti parlato. Mio padre sapeva come fare parlare le persone, quel vecchio figlio di puttana.
Ancora zitto, eh? Va bene, sono stufo anche di questo deficiente. Vuoi fare il re di Galilea al posto mio? Allora hai bisogno di un vestito nuovo. Per fare il re il vestito è tutto. E vediamo se te la cavi meglio di me.
Schiavi! Dategli un vestito decente e rispeditelo da Pilato. Sono stufo, stufo di lui, di queste feste, di questo vino, di queste donne e di questi falsi profeti che non sanno neanche fare un miracolo. Come te ne trovo quanti ne voglio. Quanti ne voglio.
Portatemi altro vino, schiavi! Ho bisogno di bere, non di cambiare. Sono il tetrarca di Galilea, il re. E non ho bisogno di nessuno.

Spesso consideriamo il senso religioso come il sentimento che si prova verso cose immaginarie, mentre non è nient'altro che la ricerca della realtà più vera.
Nota: per il resto della settimana, aggiornamenti intermittenti...
Assistiamo in questi giorni al più strano dei paradossi.
Alcuni, che in passato hanno affermato che la libertà di costumi è il simbolo dell'uomo di successo, si stracciano le vesti quando un uomo di successo applica - se pur è vero - quella stessa filosofia di vita.
La Chiesa ha sempre sostenuto che bisognerebbe odiare il peccato, non il peccatore. Qui si invita al peccato e si odia il peccatore; perfino un po' oltre il moralismo, diciamo pure abbondantemente nel facciaditollismo.
Non mi stupirebbe che questa stirpe di sadducei, in odium, finisse per esaltare la famiglia fino a ieri esecrata. Ennesima altalena sul valore dei comandamenti, ognuno valutato o svalutato a turno a seconda dell'interesse dei manovratori.
Chi i comandamenti li piglia sul serio tutti sarà sempre osteggiato da questi burattinai, perchè di fili non ne ha.
Un punto fermo, nell'altalena, ci vuole.
La permanenza in montagna si è protratta più a lungo del previsto. Dovrei provare un senso di colpa per non avre fatto il mio post quotidiano, ieri? Naaah, male che vada, lettori miei, siete avvisati: sono soggetto a fenomeni tipicamente estivi quali casse integrazioni e vacanzine di un paio di giorni nella casetta in montagna dove fanciullino crebbi. Beh, fanciullino; diciamo ragazzo, via.
Quassù niente sembra essere cambiato. Lo stesso paesino accoccolato sul crinale, la stessa valle verdeggiante; i libri di quando avevo l'età di mio figlio, Tex e Sandokan e BC. Ma, a ben guardare, non tutto è uguale. L'enorme e vecchissimo albero che con la sua ombra copre le case appare immutato. Ma mi ricordo distintamente che in gioventù potevo vedere dal balcone la piazzetta cittadina, e capire se avevano già cominciato a giocare a calcio usando come porte quella della chiesa e quella della villa; mentre adesso le fronde nascondono lei e il campanile, e non si tratta di rametti.
Nel prato dove pascolavano le vacche adesso ci sono alberi alti almeno dieci metri. E quel ragazzino tutt'ossa che si scapicolla non sono io, ma mio figlio.
Tutto cambia; niente resta uguale. Neanche questo cielo colmo di rondini e desideri.

Il coniglietto guarda stranito me e mio figlio, ad un paio di metri di distanza. E' certamente molto giovane. Questo è il periodo dell'anno in cui i conigli nati in primavera si affacciano al mondo, e non è raro trovarli lungo le strade che pasteggiano ad erbetta fresca.
Senza fretta, il nostro amico invece di fuggire ci saltella quasi sui piedi e si inoltra nel granoturco, voltandosi di tanto in tanto a guardarci.
Ciao, coniglietto. Tu e i tuoi fratelli siete ancora troppo inesperti per sapere che dovreste scappare a gambe levate. La prudenza si impara con l'esperienza, che ancora non avete. Tra qualche mese, tu e i tuoi fratelli vi dileguerete al primo movimento. Se sopravviverete. Cane o nibbio, volpe od uomo, tutto vi vuole male.
Non io. Ma quando il mondo sembra tutto contro, come fidarsi?
Lancio un'occhiata a mio figlio. L'ingenuità, l'innocenza della gioventù...li perderà anche troppo presto.
Come fidarsi, quando hai il mondo contro? Di chi fidarsi?
Chi ti vuole bene?

Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa
Con altro nome serberebbe il suo profumo
"What's in a name? that which we call a rose
By any other name would smell as sweet;"
Romeo and Juliet (II, ii, 1-2)
Già, cos'è un nome? Qualcosa che possiamo usare a piacimento, puro suono? Oppure qualcosa che indica la nostra essenza più profonda, ciò che siamo?
Papa Benedetto XVI, in visita allo Yad Vashem, il "memoriale del nome", ha detto che
Uno può derubare il vicino dei suoi possedimenti, delle occasioni favorevoli o della libertà. Si può intessere una insidiosa rete di bugie per convincere altri che certi gruppi non meritano rispetto. E tuttavia, per quanto ci si sforzi, non si può mai portar via il nome di un altro essere umano.
Quello che vale per un essere umano vale ancora di più per Dio, colui che non si può definire con un nome perchè è al di sopra di ogni nome, è l'origine di ogni nome, è colui che E'.
In tanti ci hanno provato, a strumentalizzare quel nome, il nome di Dio, a pronunciarlo invano contro la prima e più profonda legge.
Ogni tentativo è finito male, nel sangue, nella pazzia.
Non si può rubare un nome, considerarlo come puro oggetto semantico. Il suo reale essere prima o poi reclama la sua parte, perchè è la realtà stessa che garantisce per lui.

Il concetto dello spazio-tempo di Minkowski, "M" per gli amici, è affascinante. E' definito come - la butto facile - l'insieme dei luoghi che possono influenzare un dato evento o essere da esso influenzati. Ancora troppo complicato? Facciamo un esempio.
Pensiamo ad un tempo in cui non c'erano ancora radio e telegrafi, e i messaggi venivano portati a mano. Una certa notizia, mettiamo il risultato di una battaglia, viaggiava con la velocità di coloro che la diffondevano. Dopo un giorno l'annuncio raggiungeva coloro entro, mettiamo, quaranta chilometri dal luogo dell'evento. Dopo due giorni ottanta, e così via, come un cerchio che si espande sempre.
Per coloro che stanno al di fuori di questo confine l'evento è come non fosse mai accaduto; come fosse in un altro universo. Quello all'interno è appunto, M.
Un certo evento di duemila anni fa ha generato un annuncio che si è espanso concentricamente fino ad abbracciare tutta la terra. Credo che siano ben pochi gli uomini che non hanno sentito parlare di Gesù Cristo. Circa un terzo dell'umanità dice di credere in lui.
Pur tra mille tradimenti, tra mille travisamenti, l'annuncio risuona. Per coloro che non si pongono in un altro universo.
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Uh, vecchio, che roba è questa?
Vita eterna. Non mi interessa la vita eterna. Voglio la vita istantanea, un sorso e via.
Padre nostro. Nostro, di chi? Io sono figlio unico. E papà non lo vedo da un pezzo. Credo abbia divorziato. E' certamente nei cieli, a viaggiare da un posto all'altro, sempre via a lavorare. Di fisso non si occupa di me, basta che mi arrivino i soldi.
Venga il tuo regno, ma siamo matti? Mica sono monarchico, io sono democratico. Manco è riuscito a farsi eleggere, il principe. Balla abbastanza bene, però. In ogni caso, meglio la democrazia. Basta non darla in mano alla gente.
Sia fatta, cosa? Si parla di droga? No? Volontà? Io le mie voglie ce le ho, non è che dovo aspettare quelle altrui. Da nessuna parte.
Il pane va bene, ma poi? Un hamburger in mezzo non ce lo vuoi mettere? Due patate, una coca? Sei così verde da non pagare neanche una pizza?
E poi perchè ci vuoi rimettere i debiti? Rimettili tu dove dico io, io non ti devo un soldo.
Non mi indurre in tentazione. Grazie, ma ci riesco ad andare anche da solo.
Però se mi puoi liberare dal male, fallo, che mi è venuto mal di testa a leggere tutte queste parole.
Che però non le ho mica capite. Chissà chi ha scritto stronzate simili, doveva essere fumato. Mica ci abbiamo bisogno di 'sta roba qua, siamo giovani, abbiamo tutto. Sarà per un'altra volta, eh, ciao, bello. Fatti vivo di tanto in tanto.

Talvolta la nostra vita non è che un continuo sprofondare nelle sabbie immobili.
Prendiamo una definizione banale, che so, quella di essere umano. Chi sono gli esseri umani? No, aspettate a rispondere.
Cominciamo con qualcosa di più semplice. Tu, sei un essere umano?
Ok, questa era semplice.
Qualcosa di più difficile. Immaginate di essere ebreo, e che vi venga posta la stessa domanda. Cosa rispondereste?
Sostituite a "ebreo" la parola "negro", o "cattolico", se vi pare. In ogni caso ci saranno alcuni sostenenti che qui si parla non di uomini, ma di sottouomini, sterminabili a piacere. E quindi non possono definirsi tali.
Andiamo un pochino avanti. Immaginatevi da neonato. Se vi avessero posto la domanda, cosa avreste risposto? Niente, ovviamente, perchè il vostro cervello non avrebbe ancora elaborato le nozioni necessarie a rispondere, ovvero, la definizione di cos'è un uomo.
Ora, immaginatevi da embrione.
Se, per una qualche magia tecnologica, venisse però instillata in voi neonato od embrione la consapevolezza...
Ma la consapevolezza di cosa?
Se ci definiamo uomini, è perchè abbiamo una definizione di uomo. Se questa definizione però fosse alterata, distorta, confusa, noi perderemmo la consapevolezza di cosa siamo.
Se io embrione (neonato, ebreo) dicessi "sono un uomo" qualcuno potrebbe sostenere "tu non puoi definirti uomo, perchè non lo sei, e se non sei un uomo non puoi dare definizioni".
Un uomo non si può manipolare; ma se io decido che tu non sei un uomo ti posso manipolare. E' un gatto che si morde la coda, uno "strano anello", una proposizione non decidibile, autoreferenziale, perchè se quello che sono è soggettivo io, per un altro, potrei non essere quello che sono. (Uomo è chi ha DNA umano. E cos'è che rende umano un DNA? Uomo è chi ha sistema nervoso centrale umano. E cosa rende umano il sistema nervoso centrale? Uomo è chi è ariano. E chi sono gli ariani?)
Per arrivare ad una definizione chiara c'è un unico modo, vale a dire andare ad un altro livello.
Solo se c'è qualcosa che garantisce per me, qualcosa che si pone all'esterno del foglio e mi disegna, fonda la mia consistenza posso interrompere l'inconcludente gioco delle mani che si disegnano l'una con l'altra.
Sono de-finito solo da un in-finito.
Ormai era evidentemente una vittoria schiacciante. I giornalisti si affollarono intorno al vincitore, colui che si faceva chiamere "il Puro". I suoi fedeli collaboratori, già nominati ministri del suo prossimo governo, stavano schierati davanti a lui come cani da guardia.
"Cosa farete adesso che avete vinto le elezioni?" Urlò un corrispondente.
La figura imponente alzò un pugno. "Non darò tregua ai corruttori! Quella feccia deve sparire dalla faccia della terra. Ripulirò il paese, e non avrò pace fino a quando non avrò totalmente estirpato quel cancro maligno! A cominciare dal capo dell'Opposizione, che per troppo tempo si è burlato di noi!"
"E cosa pensate di fare?"
Gli occhi gli brillavano. "Vedrete."
Il ministro degli Interni fece cenno che portassero discretamente via i corpi. Ma le telecamere ormai erano puntate altrove, sul Grande Puro che, contornato di bandiere, dal palco fissava con occhi di fuoco il suo pubblico.
"Cittadini, come mi avevate chiesto vi ho mostrato la fine che faranno tutti quelli che pensano di potere impunemente offendere la morale e il nostro Stato. A quelli che finora si consideravano impunibili, dico: Guai a voi! Non mi darò pace fino a quando non avrò eliminato anche la più piccola traccia di corruzione da questo nostro paese!"
Lo stadio esplose in un'ovazione.
L'Alto Consiglio si alzò in piedi mentre il Supremo Puro entrava nell'ufficio e si sedeva all'estremità del massiccio tavolo di legno intagliato.
Il Ministro al Bene Comune gli accomodò la sedia e sedette alla sua destra.
Il capo del paese lanciò un'occhiata circolare ai suoi collaboratori.
"Ministro degli Interni, dove sono le liste di oggi?"
"Sul tavolo, Supremo".
Con un grugnito, il Supremo Puro tirò a sè il pesante faldone, fitto di nomi.
"Quanti sono?"
"Circa dodicimila, Supre..."
Il pugno pesante sulla tavola fece sobbalzare tutti.
"Non basta! Non basta! Come posso purificare questo paese se voi non mi seguite, mi ostacolate? Non vedete che la corruzione continua a dilagare, e con essa il malcostume, l'opposizione? Non c'è ancora abbastanza timore! Non c'è coscienza del momento storico! Dodicimila non bastano! Devono capire tutti che facciamo sul serio! Da oggi, non meno di venti...anzi venticinquemila al giorno."
Interni deglutì. "Ma, Vostra..."
"Non mi direte che avete difficoltà a trovare venticinquemila malvagi, venticinquemila immorali ogni giorno? Tutto ciò che è contro la nostra azione, ecco cosa è immorale!"
"Non è questo...è che insomma, i campi già scoppiano, e anche inasprendo il regime non si liberano più di poche migliaia di posti..."
"E chi dice che debbano per forza andare ai campi?"
Il Ministro al Bene Comune, con un largo sorriso, cominciò ad applaudire entusiasticamente, seguito dopo qualche secondo da tutti gli altri.
La sala dell'Alto Consiglio era semibuia. Il ministro degli Interni e del bene Comune entrarono, e videro che l'Unico Puro era già seduto al suo posto.
"Unico Puro! Abbiamo saputo dell'arresto degli altri ministri. Ma come..."
"Complottavano". La figura torreggiante dall'uniforme bianca sembrava avere le spalle curve, come sotto un peso immenso. "Complottavano anche loro. Contro di me. Che irriconoscenza. Che malvagità. Che immoralità."
Fece una pausa, emise quasi un singhiozzo. "Che fardello. Proprio loro che credevo amici. E anche tu."
Interni sbiancò. "Io? ma-ma..."
"Non negare. Gli altri hanno parlato. Dopo un po', ma hanno parlato. Anche tu, proprio tu, non negare." Fece un cenno, e alcune guardie nascoste nell'ombra si fecero avanti.
"Portateli via"
"Il Ministro al Bene Comune emise un'esclazione. "Anch'io? Ma io non ho complottato! Ti sono assolutamente fedele! Non ho complottato!"
"Ma avresti potuto farlo." Disse l'Unico Puro, mentre la pesante porta si richiudeva alle loro spalle.

La democrazia come valore si può cioè giustificare unicamente a partire dall'affermazione della trascendente dignità dell'uomo che, nel singolo, sorpassa ontologiamente l'intera specie, perchè il singolo è capax Dei e trascende quell'ordine delle creature finite nel quale la specie umana è inserita.
E' da questa convinzione che storicamente nasce la rivendicazione di un diritto a non essere coartato nella propria coscienza che sta alla base della genesi del moderno stato di diritto. Non a caso le democrazie moderne nascono proprio sul terreno della libertà religiosa, la prima che sia stata rivendicata. Alla rivendicazione di poter pensare secondo la propria coscienza segue quella di poter vivere secondo la propria coscienza, e di qui scaturisce il riconoscimento della democrazia come valore o, per essere più precisi, come essenziale strumento perchè si realizzi il valore della persona. Premessa della democrazia è dunque il riconoscimento dell'Uomo come realtà trascendente il mero ordine naturale. Quando si rinunzi a questo pensiero e si riassorba l'individuo nella specie, viene allora a mancare qualunque fondamento etico per la democrazia, che si riduce a mera tecnica di esercizio del potere.
(Augusto del Noce, Verità e ragione nella storia, BUR, pg 176-177)
In altre parole, se io tratto con la gente facendo leva sull'istinto, considerandole popolo bue manipolabile e non come persone capaci d'infinito, io ho in mente un totalitarismo, non una democrazia. Un corollario è che se io non sono capax Dei, ovvero mi escludo dalla comunione trascendente con l'assoluto, sono il prossimo bersaglio per il tiranno di turno.
Credo di non avere mai assistito a campagne elettorali dove si sia parlato meno di politica. A parte poche, pochissime eccezioni sembra che l'idealità, la capacità di progettare un futuro, di tracciare una strada sia stata drammaticamente assente dal cammino che ha portato al voto.
Da un lato abbiamo una coalizione di governo che, giustamente, mostra i successi ottenuti; ancora più eclatanti visto il desolante vuoto che l'aveva preceduto. Dall'altra un'opposizione francamente inguardabile, che spolvera tutto il bagaglio dei trucchi sporchi per danneggiare l'avversario ma che ha troppa paura di mostrarsi per essere propositiva, visto che chiunque si esponga rischia, anzi, è praticamente certo di ricevere una tranvata storica.
E così i contendenti sembrano essere sia uno che l'altro certi, per ragioni diverse, che i motivi per andare in quest'Europa troppo distante non interessino a nessuno; che tutti si sia stufi di retorica, specie quando riguarda un luogo che sembra avere la stessa consistenza di un lontano sogno.
Ebbene sì, anch'io sono stufo di retorica. Infatti non è quella che cerco. Io voglio persone che in Europa ci vadano a lavorare, e fare le stesse cose che vorrei fossero fatte qui in Italia. Che ci vadano per una maggiore giustizia, per una maggiore libertà; e lo facciano spinte da un ideale, non da un calcolo. Non mi interessano mezze figure che volano basso.
Mi dispiace che di questo ideale, di ciò che muove, non se ne sia parlato. Ma va bene lo stesso. Adesso l'importante è che si faccia.

Io voterò Mario Mauro, perchè lui ha parlato, e ha fatto.
"Fa qualcosa che valga la pena ricordare" (Elvis Presley)
"Ero sul punto di fare grandi cose" (Conrad, "Cuore di Tenebra")
Dall'umanesimo in poi, l'uomo veramente realizzato è colui che "ha fatto qualcosa nella vita". Il divo. Il maestro. il grande. Colui che ha talento.
Gli sfigati, i deboli, i non adeguati fisicamente o mentalmente perciò saranno meno che uomini, incapaci di felicità . Sottouomini, preda dei pochi eletti, loro sgabello, che possono essere sacrificati senza gran danno per l'umanità .
Però poi vediamo che non basta: assistiamo allo spettacolo quotidiano degli incapaci esaltati e dei meritevoli umiliati. Abbiamo tutti avuto un qualche capo così. Se siamo padroni della nostra sorte ma essere in gamba non basta, che cosa ci domina la vita? Il Destino. Il Fato. La Sorte. Il Caso. La ruota della fortuna che prima porta in alto poi porta in basso, e che noi mortali non controlliamo.
Ma portatemelo qui davanti, questo divo, questo uomo perfetto. Mostratemelo, colui al quale la vita non si disfa tra le mani. Quando la luce si smorza e l'ombra avanza qualunque cosa tu abbia fatto, qualunque cosa tu abbia detto, fossi anche il presidente del mondo o il blogger più visitato dell'universo, rimani alla fine un uomo. E il tuo nome alla fine rimane scritto in un unico posto, che non è di questa terra.
La prima della classe nel processo di sviluppo prodotto è senza dubbio la Toyota. Non c'è ditta al mondo che produca cose tanto complicate meglio, con maggiore margine, e così in fretta come il colosso giapponese.
Le persone che ci lavorano sono fortemente incoraggiate allo scambio di conoscenze. Nessuno lavora a lungo sullo stesso argomento, ma si viene spostati da un progetto, un compito ad un altro in maniera da apprendere il più possibile cose diverse, in vista di un risultato.
I cambiamenti nel prodotto, quando avvengono, sono quasi sempre miglioramenti, ottimizzazioni dell'esistente. Una nuova tecnologia qui, una limatura là. Non si riparte ogni volta da zero. Innovazione nella tradizione, si potrebbe dire.
Questo mi ha fatto venire in mente il sistema della Chiesa cattolica. In due millenni, partendo dalla Tradizione, a piccoli passi, ne ha fatta di strada nel cercare di capire il grande progetto, quello definitivo, assoluto, che comprende tutti noi. Oh, non sono blasfemo: a giudicare dai risultati, probabilmente è il metodo migliore, quello che più si adatta a com'è fatto l'uomo e il suo mondo.
Chi pretende di buttare via tutto e ripensare l'universo ogni volta da zero, come chi si rinchiude in un unico tipo di conoscenza oppure rotea sempre in domande senza mai volere veramente risposte difficilmente creerà qualcosa di significativo.
O quantomeno, di commercialmente valido.

(...) "Una volta eri un bambino. Una volta sapevi a cosa serve la curiosità. C'è stato un tempo in cui facevi domande perchè volevi risposte, ed eri contento quando le trovavi. Ritorna quel bambino: anche adesso."
"Ah, ma quando sono diventato adulto ho buttato via le cose da bambini."
"Hai sbagliato di molto. La sete è fatta per l'acqua; la curiosità per la verità. Ciò che ora chiami libero esercizio della curiosità ha ne più nè meno a che fare con il fine per cui ti è stata data l'intelligenza di quanto la masturbazione abbia a che fare con il matrimonio."
C.S. Lewis, "Il grande divorzio"
"Once you were a child. Once you knew what inquiry was for. There was a time when you asked questions because you wanted answers, and were glad when you had found them. Become that child again: even now."
"Ah, but when I became a man I put away childish things."
"You have gone far wrong. Thirst was made for water; inquiry for truth. What you now call the free play of inquiry has neither more nor less to do with the ends for which intelligence was given you than masturbation has to do with marriage."

Diciamocelo chiaramente: chi ha tempo, oggi, di occuparsi delle uova? Sì, teoricamente il nido è protetto per legge. Ma se per caso ti sposti e ops, ci sei salita sopra, in fondo sei lunga dieci metri e pesi venti tonnellate, non è che ci si aspetta che tu ti muova con la grazia di un archeopteryx. Non c'è da farne un dramma. Uovo più, uovo meno... Guarda, l'unico motivo che mi viene in mente per deporne è se ti piglia fame. Non è dinosauricidio finchè, succhiandole, non ti rimane il lucertolino impigliato tra i denti. Lo dicono tutti.
Questo è il Cretaceo, mica il Giurassico; siamo moderni, stiamo al passo con i tempi: godiamocela finchè siamo giovani. E anche questa storia del branco, insomma: sai quanta carne c'è in un adulto? Cosa ci dovremmo fare con questi vecchi dinosauri, secondo te? E' ora che lascino spazio alle nuove generazioni. Un sauropode anziano può sfamare il branco per una settimana intera, e pazienza se è un po' duretto.
Ognuno per sè, è il mio motto. A me nessuno dice cosa fare o non fare. Sono alto dieci metri, voglio proprio vedere. Qualsiasi casino, scoppiasse un vulcano o cadesse una stella, sono abbastanza forte da cavarmela da solo, e vaffa gli altri. Siamo liberi, siamo i signori del creato.
Va bene, nell'ultimo periodo sembra di vedere in giro solo quegli affarini pelosi che cacano figli invece di uova. Ma vi sembra realistico preoccuparsene? Noi siamo grossi, loro sono minuscoli; non è che corriamo il rischio di estinguerci o cosa.
Pensa come un dinosauro, ragazzo. E' la cosa più bella del mondo non dovere dipendere da nessuno.
La bicicletta emetteva gemiti e cigolii mentre Andrea pedalava sotto il cielo opaco e afoso del mattino. Oggi era il giorno delle fragole.
Su per la strada secondaria; poi svoltando per il viottolo di campagna dritto fino a quella curva; di lì partiva quello che sembrava un sentiero cieco, disseminato di macerie e rifiuti. Ma, serpeggiando tra muraglie di rovi, si arrivava ad uno slargo. Qui vi era un boschetto di acacie, frassini e querce; e, sotto di loro, le fragole selvatiche.
Andrea, quando vi era passato l'ultima volta, le aveva trovate in piena fioritura. Centinaia di pianticelle cresciute spontaneamente che ricoprivano interamente il terreno, tanto che non si riusciva a passare senza calpestarle. Ora era tempo di frutti maturi.
Aveva sperato di portarci la famiglia: ma nessuno aveva potuto o voluto accompagnarlo. Troppi impegni, troppo caldo, salute malferma. Forse la prossima volta, si era detto. La prossima volta.
Andrea raggiunse il sentiero, sollevò la bicicletta sopra le macerie che sbarravano la strada.
L'erba del sentiero segreto, di solito alta, folta, irta di ortiche, era piegata. Questo era strano. Andrea si avventurò oltre la curva a serpentina che nascondeva il posto delle fragole. Il sottobosco era stato appena rasato, non rimaneva una sola piantina. Appena oltre gli ultimi cespugli si sentiva il rumore di una falciatrice che ronzava come uno sciame di vespe infernali.
Piano, senza farsi notare, indietreggiò e si allontanò.
Era deluso, ma non aveva proprio voglia di sprecare il tempo in rimpianti. Quelle fragole non le aveva prima, non le aveva adesso. Quello che aveva era una giornata ancora da vivere, un giorno di maggio, della pienezza dell'anno; e quindi piegò decisamente verso una certa stradina che costeggiava la collina morenica ricoperta di boschi.
La vegetazione era lussureggiante, i profumi dei fiori di sambuco e dei biancospini rendevano l'aria quasi solida. I richiami degli uccelli canori e delle rane risuonavano ovunque. Andrea respirava bellezza. Si voltò, quasi sovrappensiero, verso qualcuno che non c'era. Gli ci volle qualche istante per capire che cercava un'illusione. Una nostalgia inenarrabile lo colpì vigliaccamente, all'improvviso. Cominciò a singhiozzare con profondi singulti, le lacrime un torrente che non riusciva a fermare. Come non poteva fermare il tempo che passava, quegli istanti irripetibii, le speranze della gioventù ormai trascorsa e che mai avrebbero potuto più essere.
Chi ci ridarà i sentieri
sui quali non abbiamo corso
le donne che non abbiamo amato
le ore che eravamo altrove?
Chi ci asciugherà le lacrime
per tutto ciò che avremmo potuto
essere, l'infinita possibilitÃ
del tempo che non è stato?
Stupido, si disse. Stai rimpiangendo qualcosa che non esiste, non è mai esistito. Si fermò, si asciugò gli occhi. Abbandonò la bicicletta sul ciglio della strada e si sdraiò sulla schiena sotto un boschetto di alti frassini. Lassù, sulle cime degli alberi, le foglie oscillavano lievemente, illuminate dal sole.
"Guarda quelle foglie mangiate dagli insetti, quei rami spezzati. Chissà com'è la vita di un albero. Molto più dura della mia, di sicuro". Lentamente la commozione lasciò il passo ad una tristezza amarognola. Il sole era quasi a picco su di lui. Si riscosse, riprese la bicicletta. Una stradicciola si dipartiva inerpicandosi per la collina. Chissà dove va questa, si disse, e l'imboccò.
Quello che sembrava una strada fangosa e sconnessa divenne presto un sentiero e poi uno stretto e ripido canalone tra due scoscese pareti di fango e sassi. Durante le pioggie l'acqua correva sul terreno argilloso e aveva scavato questa specie di trincea scivolosa. Andrea aveva a malapena spazio per spingere la bicicletta a forza di braccia, alzandola di tanto in tanto per farle superare un ostacolo. I rovi gli rigavano le pelle, i pedali battevano sulle gambe già coperte di lividi. Quanto distava ancora la cima? Il sottobosco intorno era folto, ostile. Un accumulo di sterpi e rami spezzati gli bloccò la strada. Niente da fare: di qui non si poteva proseguire.
Issò la bicicletta su per la riva, centimetro dopo centimetro, combattendo con il fango sdrucciolevole che minacciava di riportarlo rovinosamente indietro. Ma non voleva rassegnarsi, non voleva tornare. Non voleva fallire. Guadagnò la spalletta, chiuso da ogni parte da rami spinosi.
Alla fine, usando la bicicletta come ariete, Andrea si aprì un varco e uscì al sole, ai margini di un campo. L'afa della tarda primavera, ora che non era più nelle ombre dell'umido canalone, lo colpì come una mazzata. Si lasciò andare sull'erba, esausto, cercando di ricuperare fiato.
Si rialzò a fatica, allungò una mano verso il manubrio. Dall'erba occhieggiavano due fragoline rosse. Si guardò attorno.
Tutto attorno a lui una distesa di piante di fragole selvatiche colme di frutti maturi riempivano, come un piccolo miracolo, il bordo del bosco.Non ne aveva mai viste tante.
Ne mangiò a sazietà , prima di riprendere la strada.
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